Professione SEO: verità, mistificazione e mitologia

La figura del SEO sta lentamente emergendo dalla nicchia in cui inizialmente era relegata (si faceva SEO mediante notizie, fughe di dati e rivelazioni più o meno credibili affidate a forum del settore sconosciuti ai più) ad una fase in cui tutti sanno (o credono di sapere) cosa sia la SEO e, un po’ come il famoso Barbiere di Siviglia… tutti la cercano, tutti la vogliono.

Diventare SEO è un’ambizione lecita per molti dei professionisti del web, non fosse altro che, almeno sulla carta, è una delle figure meglio retribuite in ambito aziendale (si veda qui, ad esempio). Molti clienti (che poi sono proprietari di siti web, blog ed e-commerce) vogliono fare SEO soprattutto qualora ricevano un buon traffico dai motori, ovvero le cose di cui si occupano possiedano un volume di ricerca consistente (anche solo potenziale), ad esempio: le guide per fare qualsiasi cosa, i siti di coupon sconto, i comparatori di prezzo dei prodotti.

Tutte tipologie di siti che godono particolarmente delle attività SEO, almeno di solito.

Requisiti

Diventare un SEO richiede un mix di esperienza in ambito tecnico ma anche, a mio avviso, di un buon grado di flessibilità mentale: esserlo significa acquisire i principali skill che sono tipici di questa professione, ovvero rispondere ad una serie di requisiti minimi come:

  • basi del web, dei server e del loro funzionamento, basi dei motori di ricerca (obbligatorio: è la parte che andrebbe almeno in parteapprofondita su testi specialistici, in effetti)
  • markup HTML5 (obbligatorio)
  • fogli di stile CSS, script JS, linguaggio PHP, MySQL (opzionali, ma utili soprattutto se usate software open source del settore come SEOPanel, e per risolvere eventuali problematiche di scansione del sito)
  • uso di base dei più noti CMS, tra cui WordPress e Joomla!;
  • conoscenze di web analytics (altamente consigliate, specie se la vostra attività SEO è finalizzata ad aumentare visite, contatti e/o conversioni)
  • uso avanzato della Search Console di Google / dei Webmaster Tools di Bing (obbligatorio);
  • uso di Word, Excel (in particolare quest’ultimo)
  • conoscenza ed uso di software come Xenu, Integrity, e dei plugin SEO per browser

Non è necessario, per essere SEO, conoscere Google Adwords, ma un suo utilizzo di base può essere utile per alcune fasi del lavoro (in particolare la keyword research). Il SEO è una figura altamente tecnica che dovrebbe possedere questo bagaglio di conoscenze, e che al tempo stesso non dovrebbe mai farsi limitare dalla stessa (ad esempio: un po’ tutti sanno fare SEO su siti in WordPress, ma se il sito fosse fatto in PHP o con un CMS proprietario non documentato?)

Fare il SEO non significa acquisire tecniche “cristallizzate” e farne uso, applicandole come se fossero dei “metodi” o dei costrutti di un linguaggio di programmazione: fare il SEO è un’arte tecnica variegata, è un qualcosa che richiede di conoscere come i visitatori cerchino un sito, di sapere qualcosa di user experience, di capire le politiche di Google, e che solo l’esperienza diretta sul campo può realmente formare.

Come formarsi  in ambito SEO

Per diventare SEO ci sono più strade, ma una delle preferenziali rimane quella della formazione diretta, quindi sia frequentando uno dei tantissimi corsi che vengono organizzati in Italia, ma anche mediante i corsi online come quello che Madri organizza annualmente. Molti di questi eventi sono webinar a partecipazione gratuita, che spesso è utile seguire anche solo per tenersi aggiornati e stimolare le giuste curiosità.

Ovvio, c’è moltissimo materiale reso gratuitamente disponibile in rete, per cui molti tendono a formarsi direttamente online senza spendere un euro; posizione lecita per carità, specie se accompagnata da un approccio metodico (che molti SEO non hanno, secondo me) e da un modo di intendere questo lavoro come servizio per gli utenti del sito, non (come molti “miopi” credono”) banalmente per il proprietario del sito. Liberi di fare come volete, ma considerate sempre il contesto in cui vi state muovendo.

Attenzione, infatti, che molto del materiale online disponibile gratuitamente sulla SEO (e sulle varianti del caso come SEO specialist, diventare SEO, cosa fa il SEO ecc.):

  1. è spesso molto vecchio (ci sono ancora in prima pagina su Google articoli sulla SEO che parlano dell’importanza della keyword density);
  2. è a volte puramente speculativo, cioè riporta tecniche SEO che potrebbero anche funzionare, ma senza far capire che ci sono ambiti in cui fare certe cose non ha senso;

I più importanti rudimenti per fare SEO in modo efficace, diretto e senza fronzoli o eccessive premesse “filosofiche” è stato da me affrontato nel mio ebook SEO Pratico, in vendita in formato Kindle su Amazon. Ci sono moltissimi altri libri che mi sento di consigliare per il settore, di cui moltissimi in inglese (che restano a mio avviso i più esaurienti e completi) ma anche qualche italiano tra cui SEO Power di Giorgio Taverniti.

Equivoci

C’è da aggiungere, a questo punto, che in certi ambiti spesso si fatica ad attribuirne i giusti meriti, e questo per via dei numerosi blog e forum del settore che diffondono notizie tendenziose, inesatte (e spesso sorge il dubbio che lo facciano pure in malafede, per screditare un settore e guadagnarci per altre vie: ad esempio con Adwords). Ci sono moltissime cattive abitudini che si tramandano di generazione in generazione, e che sarebbe bene tenere presenti prima di lavorarci (vedi ad esempio I 12 miti SEO più pericolosi di sempre).

Bisogna pero’ chiarire subito un aspetto importante: fare SEO non è semplice, o meglio è agevole solo in alcuni settori, e per quelli meno commerciali è sempre più complesso farla. Spesso è un lavoro che va svolto in team, per determinate chiavi di ricerca e per aziende molto grosse è un must farla con un gruppo di professionisti “addestrati” ad hoc, ed in genere non coincide (come alcuni pensano) semplicemente con il “fare indicizzare il proprio sito” su Google.

Per farsi indicizzare non serve un SEO, in effetti (ed è in qualche modo sprecato farne uso solo in questi termini): una figura del genere è utile, piuttosto, per valorizzare il proprio sito sui motori.

Come usare il Google Disavow Tool sul serio

In questo articolo proverò a descrivere nel dettaglio il funzionamento del link per il disavow dei link, cioè il tool ufficiale di Google che permette di effettuare il rifiuto dei backlink “sospetti”. Si presuppone, prima di procedere in direzione disavow, che almeno la maggioranza dei backlink sospetti sia stata rimossa manualmente, ovvero:

  1. cercando di far rimuovere manualmente il link (se proviene da un forum, ad esempio, si può segnalare la situazione agli amministratori, oppure se proviene da un commento di un blog si dovrebbe chiedere al blogger);
  2. provando a contattare il webmaster via email o telefono che ci linka male, e chiedendogli di rimuoverlo (in certi casi preannunciare bonariamente di usare il disavow contro il sito “cattivo” può essere una buona idea)
  3. eventualmente, in fase finale o in mancanza di altre alternative, segnalando il link sospetto con il tool antispam di Google (cosa che suggerisco di fare comunque).

Per muoversi in direzione rifiuto dei backlink, è necessario anzitutto registrare nella Search Console di Google il sito per cui intendiamo effettuare l’opera di pulizia: tale pulizia può essere, contrariamente a quello che si pensa, determinata sia da una penalizzazione esplicitamente notificata, sia da una semplice azione preventiva su iniziativa del SEO, ad esempio al fine di sconfessare link di spam o come risultato di una negative SEO.

In linea di massima, azioni SEO sconsiderate, miopi, incompetenti o poco prudenti potrebbero portare alla necessità di usare il tool in questione. Se usiamo il disavow in modo scorretto, comunque, rischiamo di compromettere i posizionamenti positivi che abbiamo ottenuto col nostro sito, per cui non conviene usarlo con troppa disinvoltura e se non abbiamo molta esperienza in ambito SEO. Google stessa invita ad usare questo strumento con cautela, anche perchè in certi casi non è realmente necessario farne uso. Se avete un certo numero di siti che non volete che vi linkino, o che sono ad esempio fuori tema, visibilmente spam o palesemente inutili, il tool disavow fa esattamente al caso vostro, ed è uno strumento mirato e (parere personale) enormemente utile.

Chiarite le circostanze per cui si usa il tool per il disavow, passiamo ad un esempio concreto di uso del disavow.

Fase 1: apriamo un file di testo ed inseriamo, per righe, tutti gli URL dei siti che desideriamo sconfessare o “bannare” dal nostro profilo di link in entrata. Possiamo inserire in questa fase sia URL assoluti (www.sitomoltocattivo.it, ed in questo caso bisogna premettere la stringa domain:) che URL specifici (www.sitomoltocattivo.it/pagina.html, ed in questo caso basta riportare l’URL con http:// o https:// davanti). Se dobbiamo inserire commenti utili per lo staff di Google (cosa che normalmente faccio in questi casi), premettiamo alla riga un simbolo #.

Un esempio di file disavow è il seguente:

# non riesco ad eliminare questi link
# questo è un commento per lo staff di Google (lo leggeranno davvero?)
http://spam.prova.com/stuff/abc.html
http://spam.prova.com/stuff/cde-fgh.html
# questo dominio mi copia tutti i contenuti (scraper)
domain:sitocopione123.it

Più link sospetti riusciamo a trovare meglio sarà, in questa fase, ma assicuratevi di avere un criterio uniforme per giudicare bene o male un backlink; in casi drammaticamente spammati, inoltre, potreste pensare di esportare tutti i backlink dalla Search Console in un file Excel, e poi andare a prendere i singoli URL da lì, e giudicarli bene o male uno alla volta. Tutti i “cattivi” finiranno nel file disavow, editato come descritto poco fa. È un lavoraccio, come potrete facilmente intuire, ma in molti casi vale la pena farlo (e i ranking persi si riescono a recuperare, in molti casi reali da me trattati).

Il file creato dovrete salvarlo come file di testo, ad esempio disavow.txt, dove in generale troveremo un commento o un singolo indirizzo o dominio per riga.

Fase 2: Abbiamo un disavow già pronto? Perfetto, possiamo andare su https://www.google.com/webmasters/tools/disavow-links-main e scegliere, a questo punto, il sito da ripulire (deve essere registrato nella Search Console).

Scegliamolo, e facciamo click su Rifiuta Link.

Schermata 2016-07-30 alle 10.15.03Fase 3: cliccate su “Rinnega link”, poi su “Seleziona file”, scegliete il file di testo disavow.txt appena creato, caricatelo. Cliccate su “Invia” per confermare.

La procedura di segnalazione finisce qui: se avete ricevuto una penalizzazione manuale da Google, vi sarà notificato l’esito dell’operazione dopo circa 15-20 giorni (in media). Se invece avete effettuato (sperabilmente in modo oculato) il vostro disavow per pulizia preventiva, non vi sarà notificato nulla in particolare ma il lavoro sarà comunque stato fatto.

È anche possibile annullare l’invio di un file disavow, in genere, se ad esempio vi rendete conto di aver peggiorato qualche ranking su Google positivo. Per cui usare questo strumento con terrore nell’anima come molti suggeriscono di fare, secondo me, ha poco senso: l’essenziale è usarlo coerentemente alle proprie politiche SEO, che devono certamente essere ben definite.

Se vi interessa approfondire l’argomento disavow di Google, ho spiegato in un articolo su SEJ una procedura di disavow completa e dettagliata (in inglese, copia qui e qui) che ho effettuato qualche anno fa.

(fonte)

I 12 miti SEO più pericolosi di sempre

Non è arte, non è una scienza esatta e periodicamente ci fa disperare, divertire e lavorare duramente: nel mondo dell’ottimizzazione e della sua divulgazione su internet, come in altri ambiti, è naturale che possano diffondersi dei falsi miti. Leggende urbane e bufale SEO sono all’ordine del giorno, ma questo soprattutto dato l’interesse editoriale di molti siti nel farsi leggere ad ogni costo.

Con questo articolo propongo una rassegna dei miti più assurdi e pericolosi, se vogliamo, per lavorare correttamente nella SEO.

1) Alla fine è solo questione di PageRank…

Il PageRank è solo l’indice più intuitivo e più semplice da spiegare che possa esistere, ma ciò non vuol dire che sia il più utile: la fissazione di molti SEO nel semplificare i termini del discorso, spesso calati nella (tragica) buonafede di chi vorrebbe farsi apprezzare anche dai clienti più ottusi, è diventata un must all’interno delle liste di miti SEO, ed è quasi invulnerabile a qualsiasi considerazione contraria si possa farne. No, non è solo questione di PageRank nella SEO – purtroppo o per fortuna: nella valutazione dei siti in ambito ottimizzazione sui motori intervengono (per citarne giusto altri tre) anche la user experience, le ottimizzazioni interne, il numero di backlink al sito. Ottimizzare un sito passa per capirne il contesto, per stabilire cosa sia meglio per un sito di tipo X, Y o Z, e non può per questo essere questione di PageRank e numeretti vari, isolati dal contesto e considerati totem da adorare. La mentalità riduzionista di molti SEO, alla fine, significa spesso che state avendo a che fare con improvvisazione ed incompetenza: diffidate sempre dai mercanti di PageRank.

2) Il tool per i disavow / per lo spam / per segnalare i link a pagamento è inutile!

Secondo me questo genere di ragionamento denota solo una scarsa propensione al settore: scarso ottimismo, scarsa flessibilità, scarsa mentalità imprenditoriale oltre che scarsa voglia di fare, unita ala voglia morbosa di rimanere nella propria comfort zone. Il vero problema di questi tool, in effetti, è che (a parte il disavow nel caso di penalizzazioni esplicite) praticamente mai – almeno nella mia esperienza – danno un riscontro misurabile. Ovvero se segnali un link di spam o comprato Google non ti dirà mai “bravo” o “adesso ti premio”; superato questo scoglio di mentalità “scolastica”, l’uso di questo come di altri strumenti SEO è, prima che utile, a mio avviso doveroso per migliorare la qualità del lavoro di tutti. Dubito che se tutti segnalassero spam ed irregolarità a Google non succederebbe nulla di buono: il problema, appunto, è che chi non segnala o svilisce spesso, purtroppo, ha ottime ragioni per farlo.

3) Ho calcolato la keyword density “ottimale” (al 4%) e…

La keyword density rientra in quelle che il buon Enrico Altavilla ha etichettato come “ca**te SEO” ed ha spiegato egregiamente: La keyword density non è mai stata usata dai motori di ricerca moderni per stabilire quanto un documento è attinente ad una query. L’ultimo utilizzo pratico che io conosco risale ad alcuni vecchi algoritmi in voga in ambito universitario negli anni settanta! Per cui se il vostro consulente di fiducia o il vostro collega vi parla di keyword density, direi che tanto “di fiducia” e tanto “collega” magari non è.

Ripetiamo, per brevità: non solo la keyword density è una metrica di Information Retrieval obsoleta e stupidella (si limita a considerare il numero di occorrenze di una parola chiave in un contesto), ma non c’è nemmeno  traccia storica del fatto che sia mai stata usata dai motori.

4) Consideriamo i SEO factor (stagionali: oggi va il blu, domani chissà)

Si tratta di uno dei miti SEO forse meno banali da smontare, poichè perchè si basa su un frainteso statistico ed esprime (mi si passino i termini poco garbati) un mix letale di analfabetismo funzionale e smanìa da marketing a basso costo. Ci sono numerosi articoli, soprattutto stranieri (spesso ripresi dai SEO italiani, purtroppo) che parlano dei SEO factor del momento: adesso “va di moda” ottimizzare i title, domani si lavora sui contenuti (Come a dire: normalmente cosa fate, se lavorate sui contenuti a sprazzi o solo se lo scrive MOZ?), dopodomani chissà. Il problema di questo approccio – che, per inciso, anche se fosse valido porterebbe i SEO a fare tutti le stesse operazioni, in massa, su ogni sito! – è che si trova ad essere sbagliato in partenza: da un lato, infatti, è figlio di un fraintendimento legato alla correlazione, dall’altro esprime la necessità di certe agenzie e guru di fare link building pubblicando i SEO factor 2016, 2015, 2014 e così via. La correlazione statistica non implica causalità: qualsiasi SEO factor troviate in giro, anche il più convincente, sarà comunque frutto di uno studio statistico. Ogni statistica è limitata ad un campione, ed il campione in esame potrebbe non essere pertinente al vostro scopo o essere stato manipolato ad arte. Inoltre, il fatto che ci siano correlazioni molto forti (cioè prossime ad 1) tra due fattori non vuol dire che uno causi l’altro (metto le parole chiave all’inizio del titolo -> mi posiziono meglio). Il fraintendimento della correlazione e dei SEO factor porta un condizionamento subdolo e terrificante nel nostro lavoro e nell’indipendenza di giudizio, ed è uno dei mali della nostra professione, da sempre. Se consideriamo che a volte vengono discusse correlazioni dello 0.1 o 0.2 (correlazioni molto deboli, o spurie) e sono anch’esse considerate ranking factor, si capisce ancor più quanto sia stupido discutere di SEO in questi termini.

5) I meta tag keyword della pagina sono sbagliati!

Se state cercando di capire quali meta tag keyword siano meglio nelle vostre pagine a scopo SEO, magari non siete troppo aggiornati e fareste bene a riguardare un post ufficiale del blog di Google: dal 21 settembre 2009 non ha molto senso parlare di questo tag, infatti, perchè è stato ufficialmente dismesso. In pratica non viene più usato da Google, o se preferite: “Google doesn’t use the “keywords” meta tag in our web search ranking”.

In pratica non serve riempire questo campo con una lista di parole chiave separate da vingola, non cambia nulla nella pratica ed è molto meglio dedicarsi ad altre attività. Anche Bing è sulla stessa linea, per inciso (“Today, it’s pretty clear the meta keyword tag is dead in terms of SEO value”), ma rimane l’opinione diffusa che un uso sbagliato dei meta tag keyword sia comunque penalizzante. Per la cronaca, e per quello che vale, ho fatto un test sul mio sito qualche tempo fa – inserendo volutamente keyword sbagliate o fuori tema – e non è successo nulla di interessante nè in positivo nè in negativo. Per il resto sono opinioni, non fatti, e sulle opinioni mi rifaccio spesso alla celebre frase attribuita all’ex CEO di Netscape, Jim Barksdale: se disponiamo di dati, analizziamoli. Se tutto ciò che abbiamo sono opinioni, consideriamo la mia (o, se preferite, ognuno consideri la propria).

6) Il meta tag noindex basta, da solo, a deindicizzare le pagine

Su questo si è diffusa una cattiva idea simile a quella diffusa sul file .htaccess per il mod_rewrite: si pensa, infatti, che usare il meta tag noindex basti a deindicizzare “magicamente” quella pagina da Google, così come attivare il mod_rewrite metta in automatico gli URL SEO-friendly. In realtà il noindex impedisce l’indicizzazione di una pagina non ancora indicizzata, mentre se la pagina esiste va rimossa manualmente mediante Search Console di Google (così come è il PHP a creare gli URL SEO friendly, htaccess in un certo modo è solo una condizione necessaria, non sufficente).

In genere possiamo rimuovere a mano dall’indice di Google sia le pagine 404 che quelle con noindex. In proposito potete leggere il mio articolo su come deindicizzare una pagina.

7) Il file robots.txt serve a deindicizzare le pagine

Anche qui abbiamo un equivoco simile al precedente: a parte il fatto che il file robots.txt da’ solo delle direttive opzionali che i motori possono seguire o meno (di solito lo fanno), ma in genere il robots.txt stabilisce cosa si possa scansionare del sito, partendo dai suoi link nella pagina principale. Non c’è motivo di limitare il robots, insomma, con strane espressioni al suo interno, ma ha senso (io dimentico sempre di farlo, ad esempio) inserire l’indirizzo assoluto della sitemap del sito al suo interno.

Molti forum e blog si sono scatenati a proporre versioni di robots.txt al limite della poesia ermetica, ma dubito parecchio che ciò possa aver fatto una qualche differenza significativa in ambito SEO.

8) La link building è superata / non serve a niente

L’ho sentita e letta varie volte, ed è come dire ad un gommista che tutti i copertoni sono superati o ad un cineasta che tutte macchine da presa sono roba vecchia, perchè da oggi si va tutti a piedi (neanche coi mezzi). Chiacchiere da bar che servono solo a scoraggiare la concorrenza più ingenua e a scatenare inutili discussioni nel settore. Lo scredito sulla link building è poco credibile, peraltro, anche perchè proviene spesso da semplici “rosiconi”: chi non è in grado di farla, o peggio ancora non l’ha mai davvero capita.

9) La SEO è morta: adesso alle aziende serve il social media manager marketer sbricchenbàuer tarapìa-tapioco

Una volta per tutte, diffidiamo in massa dai professionisti (?) della supercazzola sul web, e smettiamola di screditare i colleghi che cercano di lavorare seriamente: se è vero che in certi casi la SEO è inapplicabile o non serve a molto (ne parlo nel mio ebook in un capitolo apposito), essere tassativi sul fatto che sia addirittura morta al 100% mi pare eccessivo. Sono morte semmai le pratiche viste nei punti precedenti, e quella mentalità “isolazionista” che tende a considerare i singoli fattori e non la somma degli stessi. Anche qui, come nel caso dei SEO factor, siamo di fronte a (presunti) SEO che non riconoscono chiare strategie SEO (e le amplificano loro malgrado!): nel caso precedente, citavano nei propri blog studi statistici che lasciano il tempo che trovano (e fanno link building a quei siti in massa), in questo caso fanno lo stesso coi blog di (presunti) professionisti che affermano che l’ottimizzazione dei motori non serva più a nulla.

Da un lato è pure un bene, per una volta, che questo mito si diffonda: serve a ripulire un po’ il settore, liberandolo da gente che farebbe bene a fare altro nella vita. Come, ad esempio, raccogliere patate.

10) Abbiamo già fatto SEO, grazie.

Obiezione abbastanza diffusa, specie tra chi ha semplicemente poca voglia di investire: certo, è vero che la SEO è un’attività che tende a far vedere i propri effetti e benefici più che altro nel lungo periodo. Questo senza dubbio, ma ciò non vuol dire che basti farla una volta e basta: dipende dal traffico, dipende da come vanno le conversioni, ci sono tanti fattori che vanno considerati.

Rimane l’ulteriore considerazione legata al fatto che in certi contesti sia necessario applicarla costantemente: questo avviene soprattutto nell’ambito di siti editoriali (news). In questi casi, fare la SEO una volta tanto e poi basta può essere molto deludente: perchè non rifarla su base periodica, proprio per affiancarsi al flusso di pubblicazioni e post giornalieri?

11) Google odia i SEO!

Non è proprio così, anzitutto perchè esiste una guida ufficiale alla SEO redatta da Google (un po’ vecchiotta ma sempre valida: la trovate nel mio sito in copia PDF (guida_ottimizzazione_motori_ricerca.pdf, search-engine-optimization-starter-guide.pdf), e se non vi basta la trovate qui in italiano e in inglese). Dire che Google odia i SEO è una leggenda urbana che ci ha screditato negli anni, e che è figlia della confusione che regna sovrana: sarebbe come dire, tornando all’esempio precedente, che i gommisti odino le macchine. Ovvio che non sia così: odiano le macchine che cercano di investirli per strada (Google non sopporta, parimenti, che qualcuno manipoli i propri risultati), ma non possono odiarli tutti perchè sono parte del loro pane quotidiano.

Se non vi convince neanche questo, Google ci tiene a far capire all’utente che la SEO è un’attività importante, ma non sempre necessaria: l’articolo ufficiale Hai bisogno di un SEO? spiega nel dettaglio proprio questo aspetto. Se vuoi saperne ancora di più, c’è anche una guida SEO che ho preparato e che puoi leggere gratuitamente

12) Bisogna ottimizzare ogni pagina del sito per una singola parola chiave (one page, one keyword)

Più che un mito, questo tende a diventare un limite che i SEO si auto-impongono: del resto il traffico che può arrivare su una pagina tende ad essere vario, da più fonti e non per forza dai motori. Una volta isolato il traffico di ricerca, con Google Analytics è semplice capire da quali ricerche provenga: non è che sia sbagliato mirare una parola chiave per una certa pagina, certo è che ragionare in modo più flessibile, testare più opzioni su più pagine e capire quale funzioni meglio nella pratica è decisamente più consigliabile. Il concetto è che su una pagina raramente arriverà traffico da una singola chiave di ricerca, anzi è molto più comune che arrivi traffico da numerose varianti della stessa ricerca (ed è anche più sano, corretto e sicuro che sia così).

Non che sia sbagliato ragionare in quei termini in assoluto, anzi: in caso di siti molto complessi o concorrenziali, quello è un modo ottimo per focalizzare l’obiettivo. Obiettivo che deve essere chiaro e non può mai essere, secondo me, troppo rigidamente stabilito. Di fatto, l’ottimizzazione di ogni pagina può e deve indirizzare un buon numero di parole chiave: la cosa essenziale (e spesso difficile da realizzare) è che siano realmente pertinenti. Quello è il difficile.

A proposito, quanti SEO saprebbero spiegare ad un cliente cosa significa la parola “pertinente“?

Lista di siti per pubblicare comunicati stampa, article marketing, guest blog

Sarà anche una pratica fin troppo abusata, non sempre efficace e, anzi, molto spesso deprecata, ma le richieste di pubblicazione di articoli via article marketing e guest blog sono sempre presenti, anche dopo tanti anni in cui abbiamo suggerito di non esagerare. In effetti non sempre è agevole avere un link naturale, per cui forzare la mano e cercare di pubblicare articoli (possibilmente utili) su altri siti che si prestino allo scopo diventa necessario. Sarà sempre difficile capire la reale efficacia di questa tecnica di link building, ma resta il fatto che si tratta della tecnica più diretta ed esplicita: sta a voi saperla rendere efficace, sapendo porre le richieste e sapendo soprattutto gestirne i contenuti.

Per scrivere su alcuni siti è necessario richiedere un accredito (solitamente gratuito), su altri invece si può pubblicare sia direttamente che previa moderazione. In ogni caso, è opportuno inviare le richieste solo ed esclusivamente con una buona ragione per farlo, su siti che ragionevolmente potrebbero interessarsi a voi e su argomenti che abbiano pertinenza con quello del sito che vorreste promuovere. Molti siti potrebbero non accettare la vostra richiesta per motivi di convenienza o perchè semplicemente non interessati.

Nota: si invita a cercare di essere sempre equilibrati e corretti, in nessun caso questa lista deve essere intesa come strumento per dare fastidio, spammare articoli e simili.

SitoDescrizione / Tipologia / SuggerimentiContatti
comunicati-stampa.kootj.netComunicati stampa, article marketingcomunicati-stampa.kootj.net - Accrediti
MaiaMagazineMagazine onlinePubblica
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Mondo SEOGuest Post, Article marketingSito ufficiale
Informazione.itSito di informazione generalista, semplice e veloceSito
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ReceSitiBlog generalistarecesiti
R42.itDirectory ed articoli promozionaliR42.it - per accrediti scrivere a sayhem@gmail.com
MediumBlog collaborativoIscrizione
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Articoli originaliBlog collaborativoRegistrazione
Linkedin BlogBlog collaborativo per professionistiBasta essere iscritti a Linkedin ed attivarlo in inglese Iscrizione
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HuffingtonpostQuotidiano onlineContatti
Il Fatto QuotidianoQuotidiano onlineContatti
ViceNews, articoli di tecnologia e tematici: tra i migliori e più visitati siti del momentoVice (verificare a quale indirizzo inoltrare la richiesta a seconda dei casi)
Osservatorio ImmobiliareSito dedicato al settore immobiliareContatti e info
BudoBlogBudoBlog può ospitare articoli di altri amanti del Budo, insegnanti o praticanti delle arti marziali giapponesi che abbiano come tema il benessere psico-fisico, la ricerca dell’armonia e pace interiore, le esperienze ed emozioni vissute nei dojo.Contatti
Penna BluBlogSezione guest post
SEO WebbsBlogSezione guest post
SEO MagazineBlogCollabora
Abis.itBlogAbis
Comunicati.netBlogComunicati.net
News.abc24.itBlogSito
Comunicatistampa.netBlogInvio comunicati
www.comunicatostampa.orgBlogInvio comunicati

Lista di siti per article marketing e guest blog

Per facilitare la link building, ecco una lista di siti che si potrebbero prestare, ad oggi, alla pubblicazione di vostri articoli. Per ulteriori informazioni rifatevi alle regole dei siti singoli, che potrebbero variare nel tempo e non sempre vedono di buon occhio le attività SEO (quasi mai).

Se necessario si suggerisce di contattare preferibilmente redattori, caporedattori, direttore responsabile della sezione di interesse.

Se qualcuno dei proprietari dei siti non gradisse la segnalazione su questa pagina, infine, può contattarmi via email per la rimozione.

SEO e WordPress: la guida che pensa fuori dal gregge

Iniziamo in questi termini: non esiste una SEO specifica per WordPress, e chi sostiene il contrario è mal informato o in malafede del tutto. Molte scelte SEO che facciamo per i nostri siti, in effetti, sono indipendenti dal CMS utilizzato: per cui una buona regola che si applica su WordPress è plausibile possa usarsi con successo anche su Joomla! o altri CMS (inclusi quelli proprietari o realizzati manualmente). WordPress produce HTML in modo automatizzato, mentre capire come intervenirci è richiede di avere idee chiare prima di installare o fare qualsiasi cosa. Non ci sono CMS migliori di altri per la SEO, ma sicuramente WordPress è una delle scelte più amate e popolari tra gli utenti di ogni tipo.

La SEO non è un’opinione, scrive (molto giustamente a mio avviso) Andrea Pernici sul blog di Taverniti: richiede una conoscenza approfondita del contesto in cui stiamo operando, e solo dopo si potrà passare alla fase di azione. Non è solo tecnica, non è solo creatività: conoscere il contesto vuol dire, a prescindere dall’uso o meno di WP, capire come si comportino gli utenti, come valorizzarne i contenuti, cosa cerchino più spesso i potenziali clienti, come ottenere citazioni e link dall’esterno e via dicendo.

Come ottimizzare WordPress per la SEO: linee generali

Non spellatevi le mani a cercare ed installare decine di plugin con la parola “SEO” nel titolo: WordPress di per sè è già pronto per la SEO, anche senza nessuno di questi: ciò vale a prescindere dall’uso o meno di Yoast, il celebre plugin per la SEO utilizzato dai più che pero’, badate bene, possiede anche dei limiti e qualche piccolo difetto. Ne riparleremo in seguito, per il momento non perdiamo il filo e cerchiamo di capire come ottimizzare localmente un sito in WordPress.

Come ottimizzare i permalink di WordPress

Avrete notato nella lista di indirizzi che, in linea di massima, esistono due possibili tipologie di link del sito: quelli con URL “più amichevoli” (tipo http://seo.salvatorecapolupo.it/blog/guida-seo-iniziare/) e per così dire “meno amichevoli” (come http://seo.salvatorecapolupo.it/?p=798): in genere, il primo tipo di URL è mappato sul secondo, ovvero ne costituisce un alias. In altri termini cliccando sull’indirizzo con il numero (non SEO friendly, o grezzo) e su quello con lettere e numeri (SEO friendly o “discorsivo”) andremo comunque a finire sulla stessa risorsa.

Tecnicamente (lato server) gli URL SEO friendly richiedono:

  • Apache con mod_rewrite abilitato
  • Hiawatha con UrlToolkit abilitato
  • Microsoft IIS con diversi moduli abilitati (URL Rewrite, …)
  • Lighttpd con un 404 handler oppure mod_rewrite

ma il più delle volte si ricade nella prima opzione. Per questo il mod_rewrite è già attivo di default, anche se va abilitato via WP mediante:

http://nomesitowp-it/wp-admin/options-permalink.php

che è la pagina standard di attivazione dei vari tipi di permalink.

Se preferite, quindi, i permalink sono un nome più facile da ricordare per un indirizzo, ma anche più “comunicativo” e più ricco di informazioni per utenti e motori di ricerca. Per attivare i permalink SEO friendly in WordPress sarà necessario attivare il mod_rewrite (nel caso di Apache server) e per farlo basta editare il file .htaccess ed inserire le direttive:

# BEGIN WordPress
<IfModule mod_rewrite.c>
RewriteEngine On
RewriteBase /
RewriteRule ^index\.php$ - [L]
RewriteCond %{REQUEST_FILENAME} !-f
RewriteCond %{REQUEST_FILENAME} !-d
RewriteRule . /index.php [L]
</IfModule>
# END WordPress

dopo aver editato e salvato il file .htaccess in questi termini, andremo dal backend amministrativo su Impostazioni -> Permalink (ovvero http://nomesitowp-it/wp-admin/options-permalink.php).

Schermata 2016-07-26 alle 15.24.29

Se tutto è andato per il verso giusto, ora, dovremmo vedere una cosa del genere.

Schermata 2016-07-26 alle 15.26.00

Semplice” in questo caso coincide con quanto detto prima sugli URL “non SEO friendly“: un visitatore che non conosca il nostro sito non capirebbe da quel numerino (123 nell’esempio) di che tipo di pagina si tratta. Scorrendo la lista troveremo numerose opzioni disponibili, di seguito riporto i miei suggerimenti per fare la scelta giusta.

  • Data e nome, Mese e nome – Questa impostazione è ideale per i siti WordPress usati per le news o aggiornati molto spesso, per cui ci interessi disporre di un archivio notizie.
  • Numerico, Nome articolo – È preferibile usare questa impostazione nel caso in cui le date di pubblicazioni non siano prioritarie nel sito, come avviene ad esempio per un blog usato come FAQ, come raccolta di tutorial o privo di notizie temporalmente rilevanti.

Una struttura molto usata, poi, è questa (e la sto usando anch’io nel mio blog):

/%category%/%postname%/

ovvero:

Schermata 2016-07-26 alle 15.29.44

e poi cliccare su Salva le modifiche:

Schermata 2016-07-26 alle 15.29.58Base delle categorie e base dei tag servono, volendo, a rinominare gli URL di categorie e tag da:

http://seo.salvatorecapolupo.it/category/nome_categoria

a

http://seo.salvatorecapolupo.it/mionome/nome_categoria

e da

http://seo.salvatorecapolupo.it/tag/post_con_tag_x

a

http://seo.salvatorecapolupo.it/altromionome/post_con_tag_x

Esistono ulteriori varianti combinabili fra loro, che possono essere analizzate sul sito ufficiale.

Come ottimizzare il file Robots.txt per WordPress

Poco da dire in questa situazione: non esiste un robots.txt considerabile di default per WP, perchè si tratta di un’impostazione a livello più alto, in qualche modo. Il mio suggerimento è quello di lasciare questo file massimamente permissivo, ovvero:

User-agent: *
Disallow:

Per rimuovere contenuti da Google, inoltre, si può sfruttare il file robots.txt, volendo, ma solo se esista una necessità precisa di farlo.

Come ottimizzare i contenuti di WordPress lato SEO

A questo punto dovremmo individuare i contenuti che vanno ottimizzati: possono essere tutti i post, tutte le pagine o solo una parte di esse. Può essere una buona idea far partire l’ottimizzazione elencando tutti gli URL, home inclusa, che desideriamo ottimizzare per i motori di ricerca. L’idea base che dovrebbe guidarci in questa fase è orientata al raggiungimento di un obiettivo: non è corretto pensare di fare delle modifiche ai permalink, oppure cambiare un titolo di un articolo, ed “automaticamente” finire in prima pagina su Google. Ottimizzare un sito per incrementare le visite non coincide necessariamente con le attività necessarie per aumentarne le conversioni, ad esempio.

Piuttosto, il buon posizionamento sarà derivato da un mix di più fattori concorrenti e spesso imprevedibili. Se il nostro obiettivo è quello di massimizzare le visite da motore di ricerca, potremo provare a cercare di far coincidere i titoli degli articoli con parte delle più comuni ricerche fatte dagli utenti. Si tratta pero’ di una cosa che tendono a fare un po’ tutti, per cui non è detto che possa bastare al nostro caso.

Per aumentare le visite la cosa migliore è, in generale, quella di trovare buone fonti di traffico  mediante link building da siti popolari, autorevoli o entrambi. Come fare dipende da caso a caso, o da sito a sito, come ho spiegato estensivamente nel mio ebook sulla SEO.

In generale, si possono seguire più criteri per ottimizzare i contenuti:

  1. variare i titoli degli articoli o delle pagine (a seconda di quello che ci serve) al fine di capire quali funzionino meglio in termini di visite, CTR, click e così via; in caso di dubbi o ambiguità, favorite sempre titoli funzionali a far capire all’utente cosa troverà nella pagina destinazione.
  2. testare diverse opzioni a livello di contenuti, cambiando formattazione e favorendo la leggibilità del contenuto;
  3. massimizzare la pertinenza degli articoli rispetto alle ricerche, cioè fare in modo che “rispondano alle domande” meglio della concorrenza (ecco perchè è importante capire il contesto, come dicevo prima);
  4. rinnovare periodicamente i contenuti degli articoli (almeno quelli soggetti ad invecchiamento);
  5. aggiornare gli articoli per inserirvi, se possibile, elementi che possano risultare graditi, utili o funzionali per l’utente.

Vale per siti in WordPress ma, in questo caso, vale anche per altri tipi di sito.

Quali plugin SEO è meglio installare?

I principi base per la SEO in WordPress sono quelli che abbiamo visto in questa pagina: a questo punto potremmo decidere di istallare anche dei plugin, per quanto non sempre sia necessario o consigliabile farlo.

Il plugin SEO, in linea di massima, può essere utile per effettuare delle ottimizzazioni mirate: ad esempio, SEO Yoast permette di ottimizzare direttamente la home di determinati temi, cosa che non si può editare direttamente e che possiamo sfruttare a nostro vantaggio. Inoltre, questo plugin aggiunge un prefisso o un post-fisso a tutte le pagine, i contenuti ed i post, e permette di regolare il livello di indicizzazione di post, pagine e allegati. Ad esempio, potrei impostare Yoast in modo tale che indicizzate solo post e pagina e non gli allegati, op oppure solo gli allegati. La scelta dipende dalla tipologia di sito e dei contenuti che vogliamo valorizzare (anche qui se non capiamo bene il contesto e quello che si aspetta l’utente medio che cerca nel nostro settore su Google, difficile che andremo da qualche parte).

Non esiste un plugin SEO migliore degli altri: esistono SEO in gamba che sanno utilizzarli e SEO con poca esperienza che li usano male. Motivo per cui il confronto tra plugin SEO ha senso soltanto in termini delle caratteristiche che offrono all’utente finale. Ho realizzato di seguito una tabella nella quale indico le caratteristiche principali a confronto di Yoast SEO e di SEO Ultimate, i plugin che uso quasi sempre sui miei siti.

In generale è sconsigliabile installare contemporaneamente più di un plugin SEO sullo stesso sito, in quanto potrebbe generare conflitti o errori irreversibili.

 Yoast SEOSEO Ultimate
htaccessPossiede un editor integratoPossiede un editor integrato (da attivare)
Robots.txtPossiede un editor integratoPossiede un editor integrato (da attivare)
SitemapGenera facilmente la sitemapGenera facilmente la sitemap
Contenuti del sitoPermette di editare globalmente title e metadescription di ogni pagina e postPermette di editare globalmente title e metadescription di ogni pagina e post
-Permette di editare singolarmente title e metadescription di ogni pagina e post
Principale pregioFacilità d'usoNumero di opzioni configurabili
Principale difettoÈ spesso sopravvalutato come strumento miracolistico, visione dei "punteggi SEO" forse un po' angusta, troppo rigida e poco adatta a molti casi reali. Il semaforo che valuta gli articoli è a volte inattendibile.Interfaccia "a moduli" non necessariamente intuitiva per tutti gli utenti

Guida gratuita SEO

Vuoi scoprire tutti i segreti della SEO? Sapere meglio come funziona, come si fa, cosa ti serve sapere e come agire? Questa è guida per SEO principianti che vorrei offrirti dal mio blog: grazie ad essa potrai scoprire le principali informazioni per l’ottimizzazione dei motori.

Si parte dalle basi, cercando di capire quando davvero vi serve un SEO, e passando poi a inquadrare che cosa stiamo ottimizzando, come misurarlo, come rendersi conto da soli se stiamo lavorando bene o no, per poi complicare un po0 il discorso e passare alle azioni pratiche che si possono eseguire. Il tutto con esempi pratici, strategie applicabili ad ogni settore ed un esempio di ottimizzazione per siti di e-commerce.

Ogni articolo andrebbe letto nell’ordine in cui viene presentato in questa pagina, in modo da garantire un apprendimento graduale.

A fine di ogni articolo troverete il link per tornare a questa pagina. Buona lettura!

Come capire se hai bisogno di un SEO

Quali garanzie può dare la SEO?

Come cercare su Google (con esempi)

Come indicizzare un sito

Come forzare l’indicizzazione di un URL su Google

Come usare i meta-tag ROBOTS

Ottimizzare un sito in ottica SEO: indicazioni di base

La prima pagina su Google non deve essere un’ossessione

10 strategie SEO per portare traffico fresco al tuo sito

Perchè anchor text e backlink potrebbero non bastare in qualsiasi strategia SEO

5 verifiche da fare subito se il traffico del tuo sito è in calo

Come eliminare una penalizzazione di Google

Come fare link building senza fare stupidate

Link building: come farla via email

Link building: 5 tipi di link nofollow che amerai lo stesso

A caccia di errori 404 per fare link building

Bufale sulla SEO

Ecco cinque approfondimenti per evitare di commettere errori madornali durante l’ottimizzazione del tuo sito. Parleremo di indici SEO (come MOZ o AlexaRank), keyword density (una unità di misura delle ripetizioni di una parola in un testo), article marketing (una strategia spesso usata malissimo), PageRank (il celebre indice di Google) e gli incessanti Google Update (o aggiornamenti algoritmici che riguardano il motore di ricerca e in particolare come “tratta” i nostri siti).

  1. L’iper-valutazione degli indici SEO
  2. La keyword density
  3. L’article marketing usato male
  4. L’iper-valutazione del PageRank
  5. L’iper-valutazione dei Google Update

Approfondimenti finali

Da leggere solo dopo aver considerato tutto il resto, per capire ancora meglio il discorso.

In prima pagina su Google: con Adwords

7 idee sbagliate in ambito SEO che ti hanno fregato finora

Come fare SEO per siti di e-commerce

8 punti critici per ottimizzare un sito multilingua

Lista di web directory gratuite in italiano

Lista di web directory gratuite in italiano

Nuovo elenco di directory a segnalazione libera disponibile sul web! Le 92 web directory indicate in questa lista sono:

  1. gratuite (non richiedono link a pagamento, almeno che io sappia);
  2. senza scambio di link (non vi obbligano a linkare il loro sito);
  3. generaliste (per qualsiasi sito) o specifiche (solo siti turistici, ad esempio).

Richiedono che inseriate un titolo coerente col sito che segnalate e, se possibile, una descrizione accurata; in alcuni casi, inoltre, possono richiedere dei tag, una categoria di riferimento e/o un’immagine a corredo. Solitamente, inoltre, per inserire i siti si sceglie prima la categoria e poi si inserisce il sito in essa, cercando il link apposito (su DMOZ è così).

Le directory possono offrire discreti vantaggi in ambito SEO, a patto che siano utilizzate con criterio e, soprattutto, in relazione ad una strategia editoriale valida. Nonostante tutti dicano che non servono più a nulla le ricerche correlate dicono esattamente il contrario, anche nel 2015: per cui pubblico volentieri questa lista che avevo messo da parte, e verificato, qualche tempo fa :-).

A fianco di ogni sito trovate la valutazione di qualità Trovalost.it, che utilizziamo su questo sito per valutare i domini scaduti; qualità qui si intende in senso lato e semplicemente a scopo orientativo (la faccio breve: i nomi più brevi e registrati da più tempo sono valutati meglio di quelli recenti e con nomi lunghi).

Web directoryValutazione Trovalost.it
http://directory.eccocome.it/0.29
http://www.seodirectory.it0.3
http://www.seostation.it/0.3
http://www.nuovosito.com0.31
http://directory.pubblicitaonline.it0.27
http://www.spulcia.it0.32
http://www.yoweb.it0.33
http://directory.iaconet.com/0.29
http://www.freeonline.org/0.3
http://www.webdirectoryitalia.it0.28
http://www.thespider.it0.31
http://www.mondo-seo.com0.69
http://www.mrlink.it0.32
http://nuovosito.com203.33
http://sullarete.it430.34
http://thespider.it284.34
http://www.PaginaInizio.com360.3
http://www.travelrelaxxx.com0.3
http://www.ForumForYou.it280.31
http://www.mooseek.com409.32
http://www.spulcia.it39.33
http://www.net-parade.it1129.31
http://www.yoweb.it407.34
http://directory.account.it284.3
http://www.thespider.it/dir268.3
http://www.seodirectory.it0.3
http://tagdirectory.altervista.org28.28
http://directory.e-max.it99.31
http://www.mywebisland.it92.31
http://www.nettilandia.com244.31
http://www.bluggy.com325.33
http://directory.evolutive.it308.3
http://www.lamiadirectory.com183.3
http://www.metacom.to224.33
http://www.sitidirectory.com204.3
http://www.vetrinaonline.net/154.3
http://directory.4yougratis.it/162.29
http://www.007quantum.it/add.php12.29
http://www.bloggernity.com/872.3
http://www.blogitalia.it/787.31
http://www.freeonline.org1244.31
http://www.goldenweb.it/563.31
http://www.portalinoweb.it/292.3
http://www.inwebsolution.com/79.3
http://hotfrog.it264.35
http://directorypress.it96.31
http://aziende-italiane-siti.it133.29
http://dallidalli.it85.33
http://nettilandia.com244.32
http://eseguo.it414.36
http://freedirectory.it87.32
http://lerecensione.it0.32
http://mrlink.it329.36
http://profdirectory.it177.32
http://misterimprese.it1004.32
http://www.freedirectory.it/0.29
http://seo-directory.motoriericerca.com/0.73
http://classifica-web.myplanets.org0.72
http://www.profdirectory.it0.3
http://www.primadirectory.altervista.org/46.27
http://lasuperdirectory.altervista.org/69.27
http://directory.infinitispazi.com/78.28
http://www.directorysi.com/0.3
http://www.de-linkliste.de/731.3
http://www.mg-directory.com0.7
http://www.directory-italia.com0.71
http://www.listofdirectory.com0.29
http://www.nettilandia.com0.3
http://www.lamiadirectory.com0.29
http://www.dmoz.org/12305.33
http://www.xdirectory.it0.3
http://www.hellodir.com/0.31
http://www.lamiadirectory.com/segnala-sito.aspx157.26
http://www.directorygiochi.com/88.29
http://latuaziendaonline.it7.3
http://www.mondialbroker.it/246.3
http://www.profdirectory.it/177.3
http://www.vetrinaonline.net/154.3
http://www.babulaweb.com/160.31
http://Directoryweb.biz278.32
http://www.anarchia.com/692.31
http://www.visibilmente.com/07directory/177.27
http://www.wolfotakar.com/public/directory/218.27
http://geweb.org245.36
http://www.lamiadirectory.com/183.29

Capire meglio il reale “valore” di un sito in termini SEO

Sono numerosi gli equivoci diffusi in ambito SEO sul “site value” o, se non vi piace l’inglese, il “valore” di un sito web: molti sono i tool online che permettono di calcolarlo, come indice (Alexa, Moz, …) o addirittura in equivalente monetario approssimato. Comunque si calcoli, il valore di un sito riflette inevitabilmente le sue potenzialità, soprattutto in termini di visibilità indotta: se compro uno spazio web su un sito famoso, per intenderci, ne avrò un vantaggio in termini di maggiori esposizioni sul mio banner. Questo è un primo spunto di quella che nel concreto potremmo intendere come “valore” di un sito web.

In generale la SEO tende a dare un significato errato al site value: sbaglia, ad esempio, a considerarlo proporzionale o coincidente al PageRank (che è sempre stato difficile da calcolare, nonostante molti dicessero e dicano tuttora il contrario: come potrei mai valutare quello che non posso neanche misurare con certezza?), sbaglia a renderlo un numeretto espressione di chissà quali proprietà (Alexa ed altri), sbaglia chiunque consideri il “valore” di un sito a prescindere dal contesto.

Motivo per cui lancio la mia modesta proposta: allegare al “valore del sito” un corrispondente contesto, non dico come parole chiave ma almeno con tanto di topic caratteristici. Della serie: ha più senso valorizzare un sito rispetto ad un argomento X, Y, Z che “in assoluto”. Per chi vende bulloni e pezzi di ricambio online, ad esempio, Youporn ha un valore limitato o nullo, ad esempio, rispetto a chi si occupa di servizi per adulti.

In questi termini arriviamo facilmente ad una seconda definizione di site value, che non è più un semplice numeretto associabile ad un sito (e calcolato in modo perlopiù ignoto alle masse, se ci fate caso), bensì è relativo al tasso di attrattività del sito stesso: un sito che permette di confrontare i prezzi di un prodotto “vale” più, in qualsiasi termini potremmo intenderlo, di un semplice blog per quanto popolare possa essere. È ovviamente un’argomentazione soggettiva che potrebbe non mettere d’accordo tutti, ma è fondamentale capirlo anche nelle aste di domini che, a mio parere, restano un qualcosa di troppo legato ad indici astratti e poco riscontrabili nella realtà. A cosa serve il sito? A chi potrà essere utile? Cosa mi permetterà di fare che nessun altro potrà consentirmi? Potrei avere delle buone ragioni per consigliarlo ad un amico o su un forum? Sono queste domande più sensate di qualsiasi indice numerico di “site value” fine a sè stesso.

Sul site value in termini di backlink, poi, preferirei non discutere affatto: troppi sono stati gli scontri con la comunità SEO da parte mia sull’argomento, che non ho mai accettato in termini di pura link building, e mai lo farò.

Il consulente SEO deve conoscere l’argomento del sito?

Domanda che in molti si sono fatti: se sono un SEO esperto posso ottimizzare qualsiasi sito, dai casinò online agli e-commerce di ricambi per l’auto? A mio avviso, in genere, no, anche se possono esistere molte eccezioni e brillanti colleghi potrebbero smentirli categoricamente: molti SEO, disciplina certamente multi-settoriale (che tendo a considerare tecnica al 60% e creativa al 40%), riescono ad avere questa capacità, nonostante tutto.

In linea di massima, pero’, un’attività SEO classica, incentrata su attività di conversione degli utenti (vendite, iscrizioni a newsletter, semplici click mirati) o anche solo sull’aumento del numero di visite mediante link building e/o ottimizzazione locale, non possono che basarsi sulla conoscenza approfondita del settore in cui si lavora, anche a costo di doversi documentare eventuali, inevitabili, lacune. Se non so nulla sul mercato dei pezzi di ricambio, per tornare all’esempio precedente, potrei documentarmi per scoprire eventuali dinamiche applicabili al web: ad esempio se esiste un mercato di compra-vendita di questi pezzi tra appassionati, sembra logico supporre che un forum possa rispondere esattamente a questo tipo di esigenza, e sia quindi replicabile come strategia SEO. Ma se non ragioniamo in questi termini, come potremmo mai fare? Il rischio, piuttosto alto, mi pare quello di acquisire backlink un po’ a casaccio (e senza concludere nulla).

Il costo elevato di una consulenza SEO seria, in molti casi, riflette anche tale sforzo e necessità “documentale”: capire come funziona il mercato, come si sia mossa la concorrenza, come siano impostati gli altri siti, quali siano i topic più cercati e così via. Motivo per cui, perltro, appare troppo riduttivo – oltre che sostanzialmente errato – vedere la SEO come un’attività mirata all’andare in prima pagina. Sfido chiunque abbia ottimizzato con successo siti di giochi online a fare lo stesso sul portale di una gioelleria, oppure su un blog di contenuti tecnologici, utilizzando non dico le stesse fonti ma lo stesso approccio. Ci sono siti di molti settori esistenti, certo, che chiedono anche lecitamente di essere primi sui motori (cosa impossibile da garantire, come dovremmo sapere), ma per i quali non sussistono neanche le condizioni per iniziare un discorso: è tipico, ad esempio, per i settori commerciali che usano il web come semplice “vetrina” e che non dispongano neanche di un e-commerce.

Molti scettici potrebbero pensare che i siti sono tutti uguali, e che non fa alcuna differenza la tipologia di sito: ma la SEO con la sua acquisizione di link spontanei o forzati che sia, a ben vedere, fa parte di un ecosistema che deve (a mio umile parere) essere rispettato. Ne va del buon fine della consulenza e della sua durevolezza nel tempo, a pensarci bene. Estendendo il discorso, se è vero che tutti i siti sono strutturalmente identici (il prodotto finale è sempre HTML), si potrebbe pensare che le tecniche di ottimizzazione possano valere per qualsiasi sito; è vero che possiamo rendere accettabile un sito dal punto di vista dei motori di ricerca, difficilmente potremo ottenere risultati più significativi se non conosciamo bene l’argomento del sito. L’approccio SEO cambia a seconda del settore, ed è questo il motivo per cui l’esperienza è molto importante e non ci sono corsi che possano competere con l’esperienza diretta nel settore.

Conoscerlo ed approfondirlo, infatti, ci permette infatti di andare immediatamente sul concreto: conosceremo di conseguenza i visitatori abituali (ed i loro profili: età, preferenze, abitudini, ecc.) e cercheremo di capire in che modo rendere visibile su Google il sito di interesse. In molte aziende la figura del SEO, infatti, tende a lavorare con altre figure che si occupano rispettivamente di contenuti del sito, campagne promozionali: per cui vi invito a non fraintendere il mio discorso, che vuole essere chiarificatore di possibili equivoci molto diffusi nelle consulenze, specialmente quando il proprietario del sito affidi un’attività SEO senza fornire alcun genere di materiale informativo sulla sua attività. In questi casi sarebbe forse più opportuno procedere ad un’analisi del mercato a parte, per poi far confluire le attività applicabili ai motori di ricerca sulla SEO pura.

8 punti critici per ottimizzare un sito multilingua

Realizzare un sito multilingua è difficile già di suo e, come spiegavo anche in un altro articolo (leggi: Come realizzare un sito multilingua), include delle problematiche non indifferenti che richiedono, ad esempio, un livello di progettazione accurato. Diversamente avremo un sito “arrangiato” ed altrettanto difficile, o quasi impossibile a volte, da ottimizzare sui motori.

Come procedere ad ottimizzare un sito web generico per il multilingua? Vediamo, in generale, i dieci punti più importanti da seguire.

  1. Usare URL SEO friendly – non è l’unico obbligo e, anzi, si tratta di una circostanza fraintesa e spesso sopravvalutata dai più. Sembra quasi, a volte, che basti usare URL tipo miosito.net/en/test.html per “aver fatto SEO” multilingua quando, in realtà, questo è solo un requisito e neanche troppo stringente, a ben vedere. Certo è una cosa che suggerisco sempre di fare – in alternativa si possono usare sottodomini per lingua – aiuta la gestione ed evita di complicarsi l’esistenza in termini di chiamate GET (se usate miosito.net/test.html?lang=en, per capirci, non cade il mondo ma il sito potrebbe non restituire le pagine corrette in presenza di altri parametri, a meno di ricorrere a sconsigliabili “trucchetti”), ma di per sè è solo il piccolo frammento di un puzzle complicato. Nel dubbio, usiamo URL SEO friendly e configuriamoli come tali una volta per tutte. Il senso di questa operazione deve essere chiaro: deve servire a dare a Google ed utenti URL ben riconoscibili e distinti tra loro per lingua, meglio se raggruppabili in base ad essa (es abc.it/en, abc.it/it ecc.). E cerchiamo di convincerci, soprattutto, che non finisce sicuramente tutto qui.
  2. Non perdersi in riflessioni fini a se stesse – Sulla SEO multi-lingua i post su internet si sprecano, e sono scritti per la maggiorparte da professionisti che non sanno bene quello che dicono: raramente entrano nello specifico e non considerano, sempre a mio umile parere, le difficoltà che questa materia possiede di suo. Abbiamo consumato le dite delle mani per anni, ad esempio, a capire se sia meglio en.sito.it oppure sito.it/en/abc.html: a conti fatti è equivalente, e (anche se non fosse così) non ci sarebbe comunque modo di sapere con certezza chi e cosa “renda” meglio lato SEO. Tanto vale scegliere la cosa più semplice, quindi, e procedere oltre.
  3. Farsi sempre tradurre i testi da un professionista – So bene che non è un modo per risparmiare, ma i soldi spesi per un buon testo, con le giuste sfumature e soprattutto per non farsi ignorare (o peggio ridere dietro) dai visitatori, è farsi tradurre i testi per bene. Le varie possibilità “economiche” o gratis che trovate in giro – Google Translate incluso, a detta stessa di Google peraltro! – non sono adatte per essere copia-incollate nel vostro sito, anche se apparentemente sono la strada più corta e veloce.
  4. Fate scelte che siano reversibili, almeno nelle fasi iniziali, perchè è possibile che durante il lavoro SEO su un sito multilingua dobbiate fare scelte radicali e buttare a mare tutto, o quasi, fatto prima. Quindi non agite mai sul core del sito, non modificate il codice (questa è una pratica di buona programmazione in generale) e cercate sempre di intervenire in modo efficace e sintetico. Esempio: testare più plugin separatamente e poi scegliere il migliore è una scelta reversibile. Inserire tutto in un dizionario .po è una scelta reversibile. Tradurre direttamente nel codice del theme non è, invece, una scelta altrettanto flessibile.
  5. Usare i plugin giusti – Attenzione qui: per WordPress tutti corrono su WPML senza considerare che, ad esempio, la versione base non copre le esigenze di qualsiasi sito (a 29 $, al momento in cui scrivo, è quella che NON traduce widget e campi personalizzati: molto, molto meglio la versione intermedia a 79$, se proprio si deve) e, secondo un mio personalissimo parere, non va bene per la totalità dei siti. Per uno che ho realizzato ed ottimizzato di recente, ad esempio, ho usato con successo il plugin per la lingua gratuito qTranslate-X, un componente molto potente, molto aggiornato, solo apparentemente complicato ed altrettanto sottovalutato dalla comunità di WP. Limitare il numero di plugin installati è, di fatto, un’altra regola “non scritta” che è molto utile da seguire.
  6. Integrare sempre esplicitamente il lato SEO, nel senso che nessun plugin adatterà in automatico alla SEO il vostro sito: qTranslate-X possiede già gli hreflang tanto “amati” dalla Search Console di Google, ma è opportuno aggiungervi Integration: Yoast SEO & qTranslate-X che mette insieme un po’ di cose e funziona bene con Yoast SEO.
  7. Evitare soluzioni di terze parti, ad esempio quelle che traducono dall’esterno o in automatico (Google Translate), o qualsiasi altra soluzione che possa sembrare “miracolosa” per il vostro sito. Non servono a niente e, con piccole eccezioni, sono sostanzialmente “fuffa” nel senso più vero del termine.
  8. Integrare la possibilità di cambiare lingua nel modo più semplice ed intuitivo, favorendo l’architettura informativa del sito e con un link di switch se possibile bene in vista (esempio: logica “sticky” dei CSS): tenete conto che è possibile che il visitatore non capisca nulla della lingua corrente, per cui un modo “visuale” per cambiare lingua sembra essere l’ideale (esempio: le classiche immagini di bandierine con attributi alt correttamente riempiti).
  9. Trovate i siti autorevoli per le singole lingue – Anche se qui dovremmo parlarne per ore, prima di fare SEO multilingua ad esempio sull’inglese o sul tedesco, è bene scoprire da subito quali siano i siti autorevoli del settore del vostro sito. Questo eviterà di disorientarvi nel seguito e sarà un dato da sfruttare con ardore nella fase intermedia e finale del vostro lavoro SEO: dateci dentro, insomma, ed aspettatevi il peggio perchè ottenere backlink da siti esteri è, se possibile, ancora più difficile che ottenerli dall’Italia.