25 trucchi SEO per migliorare il posizionamento del tuo sito

Le tecniche che vengono usualmente utilizzate in ambito SEO al fine di migliorare uno o più posizionamenti possono variare a seconda dei casi: si va dall’acquisto di link “strategici” a tema con il sito in questione, all’utilizzo mirati dei forum e dei blog fino ad arrivare alla diffusione di articoli, riferimenti ed addirittura ebook. Parlare di “trucchi” in questo ambito è almeno in parte errato, e molte persone tendono a pensare che si tratti di strategie replicabili per qualsiasi sito web: in realtà, anche riuscendo ad individuare la strategia usata dal sito di un competitor X, non è affatto scontato che fare lo stesso possa portare dei benefici. Anzi, per dirla ancora meglio, le buone strategie SEO tendono semmai a diversificarsi dalla massa di concorrenti, e finiscono per definire delle proprie linee di azione che:

  1. servano a collegare al meglio i contenuti del sito;
  2. servano a renderli più facilmente reperibili da parte dei potenziali utenti interessati;
  3. siano difficili da imitare per i competitor, se possibile;

Come migliorare la posizione o ranking del mio sito nei motori di ricerca? Bisognerebbe specificare che un buon posizionamento deriva per quanto detto finora da un mix di fattori, e che solo l’esperienza sul campo e lo studio approfondito di come vengono acquisiti link ed autorevolezza possono portare ai risultati sperati, quasi sempre nel medio-lungo periodo.

Eccovi una serie di consigli generali che potranno essere applicati per il vostro sito web.

  1. Scegliere con cura le parole da ottimizzare. In molti casi, infatti, puntare le parole chiavi secche o molto brevi è troppo difficile o impraticabile (“tablet”, “autoricambi”, …), per cui conviene concentrarsi sulla cosiddetta “coda lunga” (cosiddetta long tail, ovvero: “tablet android”, “autoricambi peugeot”, ecc.). Questo passa necessariamente per l’aver definito come si deve obiettivi e priorità della vostra attività di ottimizzazione, e da questo è condizionata l’attività di keyword research, ovvero definire e scremare le vostre chiavi di ricerca da ottimizzare. Partendo da concetti generici relativi all’ambito del vostro sito, cercate quindi di specificarli al meglio: scoprirete tra l’altro che il grado di difficoltà di attività su “SEO Calabria”, “SEO economica” e semplicemente “SEO” è pressappoco crescente: quindi, partite sempre dallo specifico (dalle frasi di ricerca più lunghe o specifiche), e complicate il discorso progressivamente (ad arrivare alle ricerche più generiche).
  2. Predisporre un piano editoriale minimo, ovvero avere idea che bisognerà sempre avere dei contenuti minimi da ottimizzare: nella mia esperienza, è più agevole ottimizzare gli articoli di un blog prima che le pagine singole dei prodotti o dei servizi. Non è sempre necessario che ogni sito predisponga una sezione di articoli lunghi e dettagliati, ma certamente aiuta a razionalizzare l’approccio: l’idea dietro la scrittura degli articoli, attività che spesso si inquadra nella SEO copywriting, è quella di dare agli utenti ed ai motori qualcosa di utile agli utenti. Cercate quindi di individuare le criticità del vostro sito, gli argomenti che i vostri visitatori cercano, le risposte di cui hanno bisogno ed i servizi (ad esempio gratuiti): saranno utili come “esca”, o come buona ragione perchè gli utenti riscontrino interesse nel vostro sito.
  3. Ottimizzare il tag <title>. Stando alla definizione del W3C, il tag <title> dovrebbe contenere il titolo o il nome della pagina web. A tal proposito, le linee guida che vengono fornite sul title riguardano due punti: il primo è che il titolo deve sempre essere univoco, ovvero deve permettere un’identificazione immediata rispetto ad altri risultati di ricerca oppure, ad esempio, se venisse salvato in un bookmark del browser. Il secondo è che, spesso, il title ha senso che sia diverso dal tag <h1> che, come vedremo, a sua volta dovrebbe essere univoco rispetto alle pagine della concorrenza. Tradotto in termini ancora più pratici, ogni pagina web del vostro sito – o meglio, ogni pagina che desiderate ottimizzare per il motori di ricerca – dovrebbe essere unica, ovvero disporre di un sito che la renda facilmente individuabile, distinguibile ed in grado di esporre in modo corretto i contenuti della pagina. Non a caso, ad esempio, il titolo di questa pagina è “24 trucchi SEO per migliorare il posizionamento del tuo sito“, che spiega in modo chiaro di cosa tratti la stessa, e presenta un numero caratteristico al proprio interno per differenziarla da altre pagine simili (quelle dei miei competitor, per intenderci). Ogni pagina web deve possedere un singolo tag <title>, senza eccezioni: molti problemi in ambito SEO sono frequentemente legati alla scarsa ottimizzazione di questo tag. (fonte)
  4. Non forzare le keyword nel <title>, se non è strettamente richiesto. Il title è un elemento importante per aiutare gli utenti a trovare le risorse contenute nella nostra pagina: se è vero che, in generale, il rapporto di corrispondenza tra ricerca effettuata su Google e title della pagina risponde a requisiti molto complessi, che vanno spesso al di là della corrispondenza esatta, in alcuni casi potrebbe essere una buona idea inserire nel title una keyphrase (ricerca) che si vuole ottimizzare. La corrispondenza può, quindi, anche essere esatta (title che corrisponde dalla query di ricerca), ma tale pratica è di fatto limitativa e controproducente; molto meglio naturalizzare la scrittura del title e renderlo chiaro, mediante sinonimi e creatività, anche a costo di non rendere la corrispondenza esatta, anche perchè i motori di ricerca come Google sono molto più evoluti di quello che si crede, e non “ragionano”, come molti sono portati a credere, in modo intuitivo o magari come avverrebbe su un database MySQL.
  5. Non scrivere <title> troppo lunghi. Potrebbe inoltre essere opportuno evitare titoli troppo lunghi: il motivo di base per non farlo è che i title vengono troncati nei risultati di ricerca. Storicamente, secondo Moz, la lunghezza ideale di un title si aggira sulle 50-60 lettere, considerando idealmente il numero massimo di caratteri che vanno a riempire uno schermo di 512px (al minimo). In realtà le cose sono ancora più complesse, e l’unità di misura deve essere riconsiderato: è stato infatti dimostrato che Google supporta (e visualizza correttamente) anche title più lunghi: secondo un’analisi accurata di Enrico Altavilla, supporta fino a 12 parole consecutive nel title (fonte, fonte).
  6. Scrivere dei <title> naturali: utili a chi cerca. Favorire le ricerche dell’utente passa per l’ottimizzazione dei title del nostro sito, che devono sempre massimizzare la pertinenza del titolo rispetto alla ricerca (oltre che, naturalmente, il contenuto della pagina stessa).
  7. Aggiornare periodicamente le pagine del tuo sito. A meno che tu non abbia implementato un meccanismo software di auto-aggiornamento, sempre che sia possibile e lecito farlo, dovrai aggiornare ogni tot giorni o mesi i contenuti della pagina: questa forma di “recentismo”, che in gergo si ricollega a Google Caffeine, permette solitamente di generare traffico costante dai motori di ricerca. Ovviamente molto dipende dagli argomenti che tratti, dal tipo di servizi o prodotti che offri, dalla loro eventuale stagionalità e da altre considerazioni più specificatamente di web marketing. Questa pratica, comunque sia, in ambito SEO è fondamentale, e molto abusata, al fine di mantenere il posizionamento delle tue pagine.
  8. Usare Google come strumento di analisi / 1. Soprattutto per le chiavi di ricerca molto competitive, non sempre è facile avere un feedback sui motori rispetto al proprio sito. Per capire come siamo messi in termini di una specifica ricerca, possiamo cercare su Google chiave di ricerca site:nomedelnostrosito.it: il primo risultato che ne uscirà fuori sarà, molto probabilmente, la “migliore pagina” eleggibile in quel momento per posizionarsi al meglio. Se non esce fuori nulla, dovrete indicizzare la pagina su quell’argomento, prima; se esce fuori qualcosa, cercheremo di fare in modo che il primo risultato sia quello che “risponde meglio” alla ricerca in esame (ed eventualmente cambiandone i contenuti, il title o la meta description).
  9. Come ottimizzare il tag <meta name=”description” value=”…”>. Rispetto al title è meno prioritario, ma il tag meta description ha la sua importanza in qualsiasi attività SEO: rappresenta la descrizione (selezionabile ai motori di ricerca) del contenuto della pagina, ed in certi casi comparirà in forma testuale, come l’abbiamo inserita, sotto al titolo cliccabile in SERP. La meta description perfetta, di fatto, non esiste: qualcuno addirittura ha suggerito dei numeri precisi da raggiungere per avere quella “ideale”, ma in realtà i casi che si possono presentare sono troppo diversi per poter essere racchiusi in un numeretto preciso (chi dice 120, chi 137, chi 80, ma è come dare i numeri al lotto). Non diamo i numeri, pertanto: le meta description che funzionano sono sintetiche, ben scritte ed efficaci, in linea di massima è opportuno garantire che la maggiorparte delle pagine del nostro sito (se non altro quelle che stiamo provando ad ottimizzare e posizionare su Google) abbiano sia title che meta description inseriti / generati in automatico a seconda dei casi. In molti casi c’è un discorso di ridondanza da prevenire: la meta description dovrebbe fornire informazioni extra rispetto al title (inutile ripetere o ribadire il titolo, o fare keyword stuffing), spesso di natura prettamente discorsiva ed user-friendly.
  10. Non scrivere <meta name=”description” value=”…”> troppo lunghe.  Sulla base delle considerazioni sulla massima lunghezza di un title, per la meta description valgono considerazioni analoghe: per quanto tale limite sia stato individuato in 155 caratteri in media (160 al massimo, vedi l’articolo su Studio Samo), non ha molto senso cercare un limite numerico: tanto vale valutare, caso per caso, nella pratica. Di norma, una buona meta description è composta da una o due frasi descrittive e sintetiche, con eventuale call to action (se si tratta di una pagina da cui vogliamo generare conversioni, ad esempio).
  11. Come ottimizzare i tag <h1>, <h2>, …. Stando alla definizione del W3C, i tag <h1>,<h2>,… dovrebbero contenere le intestazioni della pagina o, a seconda dei casi, di un widget, di un paragrafo o di una sezione specifica della pagina. Gli headings HTML sono da tempo soggetti ad un equivoco grossolano, forse legato alla definizione che ne fornisce il W3C: “Questi elementi possiedono un rank dato dal numero presente in essi: H1 è considerato l’elemento con rank più alto, H6 con quello più basso. Si potrebbe pensare che si faccia riferimento al rank o posizionamento sui motori di ricerca, per cui gli heading diventerebbero un elemento da ottimizzare con maggiore preminenza – in particolare gli <h1>, come sostengono in tantissimi – rispetto ad altro, ma non è questo il motivo: rank fa riferimento alla gerarchia di contenuti della pagina HTML, che è organizzata in gruppi di tag innestati a vari livelli, per cui non c’entrerebbe nulla, di per sè, direttamente con la SEO. A tal proposito non esistono pertanto linee guida specifiche: l’idea di base è che si cerchi di favorire la distribuzione di contenuti all’interno della pagina (ottimizzazione on page), per cui ha generalmente più senso differenziare gli headings dal tag title che non ricopiarlo uguale. Tuttavia si tratta di un requisito meno stringente di quello che sembra, e non è certo un “reato” non differenziarli (per la cronaca: ci sono plugin SEO e theme che favoriscono, o meno, questa pratica di differenziazione). Ogni pagina web deve possedere un singolo tag di rank 1 (<h1>), ed eventuali tag di rank successivi <h2>, <h3>, … (fonte)
  12. Strutturare bene il tuo sito. La struttura interna del sito è quella che favorisce la navigabilità dei contenuti e la loro rintracciabilità per gli utenti: tale pratica è legata al linking interno delle pagine o deep linking, che può avvenire sia mediante il menù (Home, Chi Siamo, categorie, ecc.) che mediante link interni dentro le pagine mediante immagini o meglio ancora anchor text (il testo che viene linkato; si noti che mediante un anchor text opportuno sia utenti che motori di ricerca possono facilmente “capire” e classificare il contenuto delle pagine linkate). Per effettuare il deep linking del tuo sito, è essenziale che i contenuti delle pagine siano sempre ben collegati tra loro: a mio avviso questo è un requisito indiretto, e direi quasi ovvio, legato più a considerazioni di usabilità (UX) o di teoria dell’informazione che all’ottimizzazione. Il buon SEO dovrebbe comunque dare più di un occhio a questo aspetto, e fare attenzione a non imporre la propria visione (fatta basilarmente di anchor text, link e PageRank) su queste discipline, per evitare che il sito risultante ne risulti particolarmente scadente. La cosa essenziale su ogni sito, comunque, è che il menù sia visibile su qualsiasi risoluzione e che contenga tutti gli elementi in modo ordinato e gerarchico (massimo 3 livelli di profondità, meglio se si riesce a limitarsi a 2). Inutile sottolineare, poi, che è sempre opportuno che ogni pagina del sito sia linkata da almeno un’altra nella gerarchia dello stesso.
  13. Usare Google come strumento di analisi / 2. Se stai cercando di lanciare il tuo sito, puoi puntare su una brandizzazione spinta: in questo frangente, ciò significa cercare di massimizzare i documenti indicizzati su Google che contengano il nome del tuo sito (sia come anchor text che come testo semplice). Per avere una misura orientativa dei backlink esterni più importanti su cui hai fatto branding, cerca “tuosito.it” -site:tuosito.it su Google: più risultati usciranno, meglio è. Se non uscisse fuori nulla, non è mai tardi per iniziare a brandizzare: una pratica poco soggetta a penalizzazioni, efficace nel lungo periodo ed estremamente sottovalutata.
  14. Non farsi fregare dal keyword stuffing. Come ho già scritto, è ora di cambiare mentalità, una volta per sempre: la SEO non è un insieme di trucchetti da applicare meccanicamente sul proprio sito, senza rendersi neanche conto del motivo per cui si fanno le cose. Il keyword stuffing è la ripetizione spinta di parole chiave all’interno delle pagine per evidenziarne (nelle intenzioni) l’importanza: fa parte di pratiche di cosiddetta black hat SEO (e nota bene, ci sono altre tecniche black hat non necessariamente tanto sciocche).
  15. Scrivere per gli utenti, non per motori. Regoletta niente male, e ribadita fin dall’alba dei tempi, che pero’ non segue praticamente nessuno: la tentazione è sempre quella di giocare sulla corrispondenza esatta tra testo e ricerca dell’utente, come se Google verificasse l’eguaglianza stretta (ed in questo senso, purtroppo, i peggiori SEO sono quelli che possiedono un background da programmatori). Scrivere per gli utenti, in altri termini, implica generare contenuti nelle pagine per cui soprattutto abbia senso che un altro essere umano vada a visitarli.
  16. Descrivere le immagini (ed usarle in modo corretto). Se il vostro sito usa delle immagini, è opportuno sia fare uso dell’attributo alt sul tag <img> inserendovi una descrizione sensata, sia corredare le immagini con eventuali, ulteriori, titolo e didascali. Questo potrebbe portarvi, alla lunga, molte visite da Google Immagini, ad esempio, per quanto questa non sia per forza una cosa desiderabile o utile, anche perchè così facendo le conversioni non sono affatto garantite e addirittura, in certi casi, le stesse visite alla pagina (i visitatori tendono a visualizzare l’immagine e, a quel punto, sono ad un “punto morto”: non hanno collegamenti diretti al nostro sito, per cui abbandonano la pagina).
  17. Procurati link a tema con anchor text mirate. Il modo classico in cui si intendono le attività SEO è proprio quello di farsi linkare, dall’interno come dall’esterno del tuo sito, mediante anchor text o testi linkanti corrispondenti alle ricerche che stai ottimizzando: la corrispondenza non deve essere per forza esatta, anzi più presenta variazioni sulla ricerca meglio è. Ovvio che poi il link dovrà essere contestuale al contenuto: le penalizzazioni di Google, per inciso, spesso derivano da un’uso non ottimale delle anchor text al proprio sito. Ci sono vari tipi di ancoraggio possibili: ancore anonime alla “clicca qui”, ancore corrispondenti alla ricerca da ottimizzare, ancore corrispondenti a variazioni della ricerca da ottimizzare, ancore brandizzate e così via: una buona SEO dovrebbe prevederle e distribuirle in modo uniforme un po’ tutte.
  18. Niente paura: fai una link building (e anche link earning). L’atteggiamento di intermediazione tra chi demonizza la link building (a torto, visto che addirittura Google ne parla in positivo) e chi la idolatra perviene quasi sempre ad insopportabili, secondo me, vie di mezzo: della serie fatela, ma non esagerate. In realtà la vera mediazione andrebbe fatta tra la “forzatura” di link – che non ha per forza un’accezione negativa, per quanto rimanga rischiosa: ad esempio non abbiate paura di segnalarvi ai siti grossi, se è il caso – e l'”acquisizione naturale” di link. Il più delle volte un backlink profile è di buona qualità qualora sia riuscito a mediare tra queste due cose. Esempio pratico di link building? Direi un buon guest post. Esempio pratico di link earning? Un buon contenuto che viene copiato, replicato o imitato da tutti, ad esempio lasciando nel testo un link a voi “utile”. Ovviamente ho scritto “esempio pratico”: che siano “buoni” esempi rimane ovviamente da verificare sul campo. Ricordatevi quindi di cercare sempre, in questa sede e per quanto possibile, di diversificare tipo, quantità ed anchor text dei link in ingresso: i profili di link sospetti tendono a standardizzare queste scelte, e sono penalizzanti per via della loro forma riconoscibile.
  19. Usare bene la Search Console di Google. Ogni SEO che si rispetti dovrebbe consultare periodicamente la GSC: contiene informazioni difficili o impossibile da reperire pubblicamente (tipo di ricerche di maggiore frequenza, link in ingresso aggiornati quasi in tempo reale, stato dell’indicizzazione, …), ed è anche un’ottima guida per individuare le ricerche più frequenti, le eventuali penalizzazioni ed i contenuti che funzionano meglio sui motori di ricerca. Quindi fatene uso o affidatevi ad un esperto del settore, non ci sono scuse per non farlo. Al limite potete pensare di integrarlo con Google Analytics (che è uno strumento altrettanto utile, anche se molto più complesso poichè rientra in generale nello studio di metriche web su cui andrebbero fatti discorsi a parte).
  20. Creare la sitemap XML del vostro sito. Ogni sito che si rispetti, e su cui si fa SEO in particolare, dovrebbe disporre di una sitemap, cioè una mappa (che poi è un file XML generato dal sito stesso) contenente la gerarchia dei contenuti (pagine, immagini, post). Generarla non è sempre necessario, ma certamente aiuta molto a fare attività di ottimizzazione (sottoporla alla Search Console, per intenderci) e può essere di grande supporto per le vostre attività presenti e future.
  21. Sfruttare il tuo sito in ogni “dimensione” (aka ottimizzare il CTR). Un titolo più leggibile per questa sezione sarebbe stato “ottimizza gli URL del tuo sito“, ma tanto vale vederla in modo più completo: abbiamo gli URL, abbiamo il nome del dominio, poi il title e la meta description. Quattro “dimensioni” che potrete ottimizzare in modo indipendente l’una dall’altra, evitando se possibile ripetizioni e sovrapposizioni: cercate da queste quattro indicazioni darai un’immagine quanto più possibile completa della tua pagina, ed il CTR (tasso di click rispetto al numero di visualizzazioni) dei tuoi risultati tenderà, nel tempo, ad aumentare.
  22. Rispondete ad esigenze concrete (e misurabili). Lo scopo dell’IR (Information Retrieval, la disciplina che studia le tecniche per reperire rapidamente le giuste informazioni, non solo dal web ma da qualsiasi catalogo) è quello di soddisfare il bisogno informativo dell’utente: usate dunque questo criterio nell’ottimizzare le vostre pagine. Solo andando incontro alle sue reali necessità, e dandogli ciò che si aspetta di ricevere, le vostre pagine si potranno posizionare al meglio. Si noti che che non sempre “ciò che si aspetta” corrisponde con “la cosa migliore in assoluto“.
  23. Non legatevi a tecniche specifiche. Qui parliamo di “trucchi SEO” ma probabilmente lo facciamo in modo improprio, soprattutto perchè molte persone li cercano in questi termini (non perchè sia corretto chiamarli così, per capirci!). Molto spesso tuttavia troverete, visto che probabilmente state cercando informazioni su come fare SEO, suggerimenti come inserire la chiave da ottimizzare all’inizio, inserirla più volte e così via: queste tecniche sono quasi sempre errate dal punto di vista tecnico ma, di fatto, non sono nè giuste nè sbagliate lato SEO: l’unica è provare più strade, testare i risultati, migliorarli o testare altre vie. Molto sta a voi ed alla vostra esperienza, in questo.
  24. Il “trucco” per arrivare primi su Google consiste nell’offrire servizi, contenuti e prodotti di reale qualità: di fatto, come ho sottolineato io stesso in vari talk, in molti casi la competizione non ha senso, perchè i primi sono davvero “al top” per ragioni extra SEO (pubblicità offline, fama dei propri servizi, …) e sarà estremanente difficile / impossibile scalzarli dalle prime posizioni. Le attività SEO più intensive sui settori più competitivi possono richiedere, piaccia o meno, anche diversi anni di lavoro: meglio mettersi l’anima in pace su questo, ed allocare i budget adeguati 🙂
  25. I social media vanno utilizzati, ma non sono SEO. Per quanto non siano uno strumento prettamente SEO (e su questo non credo sia il caso neanche di discutere), addirittura Matt Cutts invitava a farne uso: i social come Facebook sono uno strumento per far conoscere il proprio sito in modo indiretto, il che può portare ad acquisire nel tempo link dai contatti più improbabili (link earning indiretta, in qualche modo: un contatto Facebook che scopre il nostro sito, ad esempio, e lo linka in seguito dal suo blog per varie ragioni). Ci sono studi sull’influenza social rispetto alla posizione sui motori, poi, che secondo me vanno semplicemente trascurati: correlazione non implica causalità. Non facciamoci confondere da questo aspetto per quanto, ovviamente, i social restino il modo forse più ovvio per procurare visite ai siti web ed alimentarne il traffico, se in calo.

Siamo arrivati alla fine: vi suggerisco di leggere le FAQ di questo sito per completare il vostro “viaggio” nel mondo SEO.

PS: se ne leggono tante, anche troppo, sul mondo SEO e su ricerche legate a “suggerimenti”, “trucchi” e fantasie varie. In molti casi i “trucchi” – che in realtà non esistono – che trovate in giro non sono altro che buone pratiche, ma spesso legate ad altri ambiti (UX, buona progettazione dei siti, ecc.) prese impropriamente in prestito da altre discipline di tutto rispetto. A voi giudicare, ovviamente, la bontà del mio approccio testandolo sul campo.

Del resto se davvero ci fosse un trucco infallibile per arrivare primi su Google, perchè mai uno dovrebbe pubblicarlo sul web?

25 trucchi SEO per migliorare il posizionamento del tuo sito
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