24 trucchi SEO per migliorare il posizionamento del tuo sito

  1. Scegliere con cura le parole da ottimizzare. In molti casi puntare le parole chiavi secche o molto brevi è impraticabile, per cui conviene concentrarsi sulla cosiddetta “coda lunga” (long tail): dopo aver definito obiettivi e priorità della vostra attività di ottimizzazione, dovrete scegliere le vostre chiavi di ricerca da ottimizzare. Partendo da concetti generici, cercate quindi di specificarli al meglio: scoprirete che il grado di difficoltà di attività su “SEO Calabria”, “SEO economica” e semplicemente “SEO” è pressappoco crescente: quindi, partite sempre dal basso (dalle frasi di ricerca più lunghe o specifiche), e complicate il discorso progressivamente (ad arrivare a quelle più generiche).
  2. Predisporre un piano editoriale anche minimo, cioè avere idea che bisognerà pur avere dei contenuti da ottimizzare: nella mia esperienza, è più agevole ottimizzare gli articoli di un blog prima che le pagine singole dei prodotti o dei servizi. Cercate di individuare le criticità del vostro sito, gli argomenti che i vostri visitatori cercano, le risposte di cui hanno bisogno ed i servizi (ad esempio gratuiti) che potrete usare per loro come “esca”.
  3. Come ottimizzare il tag <title>. Stando alla definizione del W3C, il tag <title> dovrebbe contenere il titolo o il nome della pagina. A tal proposito, le linee guida che vengono fornite sul title riguardano due punti: il primo è che dovrebbe sempre essere univoco, cioè permettere un’identificazione agevole rispetto ad altri risultati di ricerca oppure, ad esempio, se venisse salvato in un bookmark del browser. Il secondo è che spesso il title è utile che sia distinto dal tag <h1> che, come vedremo, a sua volta dovrebbe essere univoco. Tradotto in termini più pratici, ogni pagina web del vostro sito – o meglio, ogni pagina che desiderate ottimizzare per il motori di ricerca – dovrebbe essere unica, ovvero disporre di un sito che la renda facilmente individuabile, distinguibile ed in grado di esporre in modo corretto i contenuti della pagina. Non a caso, ad esempio, il titolo di questa pagina è “24 trucchi SEO per migliorare il posizionamento del tuo sito“, che esplica in modo chiaro di cosa tratti la stessa e presenta un numero caratteristico al proprio interno per differenziarla da altre pagine simili (quelle dei miei competitor, per intenderci). Ogni pagina web possiede un singolo tag <title>, senza eccezioni. (fonte)
  4. Non forzare i contenuti nel <title>. Il title è un elemento importante per favorire gli utenti nel trovare le risorse contenute nella nostra pagina: se è vero che in generale il rapporto di corrispondenza tra ricerca effettuata su Google e title della pagina risponde a requisiti molto complessi, che vanno quasi sempre al di là della corrispondenza esatta, in alcuni casi può essere una buona idea inserire nel title una keyphrase (ricerca) che si vuole ottimizzare. La corrispondenza può anche essere esatta (title che corrisponde dalla query di ricerca), ma tale pratica è di fatto limitativa, e spesso controproducente; molto meglio naturalizzare la corrispondenza anche a costo di non renderla esatta, dato che i motori sono molto più evoluti di quello che si crede e non “ragionano”, come molti sono portati a credere, come avverrebbe su un database MySQL.
  5. Non scrivere <title> troppo lunghi. Il motivo di base per non farlo è che i title vengono troncati nei risultati di ricerca: storicamente, secondo Moz, la lunghezza ideale di un title si aggira sulle 50-60 lettere, considerando idealmente il numero massimo di caratteri che vanno a riempire uno schermo di 512px (al minimo). In realtà le cose sono più complesse, e l’unità di misura deve cambiare: a parte il fatto che  in molti casi pratici conteggiare le lettere è meno preferibile, ad esempio, a valutare come viene concretamente visualizzata l’anteprima della pagina in termini di social o rich snippet, è stato dimostrato che Google supporta e visualizza correttamente anche title più lunghi: secondo un’analisi di Enrico Altavilla, composti fino a 12 parole consecutive (fonte, fonte).
  6. Scrivere dei <title> naturali, che siano utili a chi cerca. Favorire le ricerche dell’utente passa per l’ottimizzazione dei title del nostro sito, che devono sempre massimizzare la pertinenza del titolo rispetto alla ricerca (oltre che, naturalmente, il contenuto della pagina stessa).
  7. Aggiornare periodicamente le tue pagine. A meno che tu non abbia implementato un meccanismo software di auto-aggiornamento delle pagine, sempre che sia possibile farlo, dovrai aggiornare ogni tot giorni o mesi i contenuti della pagina: questa forma di recentismo, che in gergo si ricollega a Google Caffeine, permette di fare in modo che arrivino sempre nuovi visitatori al tuo sito mediante motori di ricerca. Ovviamente molto dipende dagli argomenti che tratti, dal tipo di servizi o prodotti che offri, dalla loro stagionalità e da altre considerazioni di web marketing. Questa pratica è spesso fondamentale per mantenere il posizionamento delle tue pagine.
  8. Usare Google come strumento di analisi / 1. Specialmente per le chiavi di ricerca molto competitive, non sempre è facile avere un feedback sui motori rispetto al proprio sito. Per capire come siamo messi in termini di una specifica ricerca, proviamo a cercare su Google chiave di ricerca site:nomedelnostrosito.it: il primo risultato che ne uscirà fuori sarà, molto probabilmente, la “migliore pagina” eleggibile in quel momento per posizionarsi al meglio. Se non esce fuori nulla, dovrete indicizzare la pagina su quell’argomento prima; se esce fuori qualcosa, cercheremo di fare in modo che il primo risultato sia quello che “risponde meglio” alla ricerca in esame (eventualmente cambiandone i contenuti, il title o la meta description)
  9. Come ottimizzare il tag <meta name=”description” value=”…”>. Rispetto al title è meno prioritario, ma il tag meta description ha la sua importanza in qualsiasi attività SEO: rappresenta la descrizione visibile ai motori di ricerca del contenuto della pagina, ed in certi casi compare in forma testuale, come l’abbiamo inserita, sotto al titolo cliccabile nei risultati di ricerca. La meta description perfetta, di fatto, non esiste: qualcuno addirittura ha suggerito dei numeri precisi da raggiungere per avere quella “perfetta”, ma in realtà i casi che si possono presentare sono troppo variegati per poter essere racchiusi in un numeretto preciso (chi dice 120, chi 137, chi 80). Non diamo i numeri: in linea di massima è opportuno garantire che la maggiorparte delle pagine del nostro sito, almeno quelle che stiamo provando ad ottimizzare, abbiano sia title che meta description inseriti / generati in automatico a seconda dei casi. E in molti casi la meta description deve fornire informazioni extra rispetto al title (inutile ripetere o fare keyword stuffing), spesso di natura discorsiva.
  10. Non scrivere <meta name=”description” value=”…”> troppo lunghe.  Sulla base delle considerazioni sulla massima lunghezza di un title, per la meta description valgono considerazioni analoghe: per quanto tale limite sia stato individuato in 155 caratteri in media (160 al massimo, vedi l’articolo su Studio Samo), non ha molto senso cercare un limite numerico: tanto vale valutare, caso per caso, nella pratica. Di norma, una buona meta description è composta da una o due frasi descrittive e sintetiche, con eventuale call to action (se si tratta di una pagina che vuole generare conversioni, ad esempio).
  11. Come ottimizzare i tag <h1>, <h2>, …. Stando alla definizione del W3C, i tag <h1>,<h2>,… dovrebbero contenere le intestazioni della pagina o, a seconda dei casi, di un widget, di un paragrafo o di una sezione specifica della pagina. Gli headings HTML sono da tempo soggetti ad un equivoco grossolano, forse legato alla definizione che ne da’ il W3C: “These elements have a rank given by the number in their name. The h1 element is said to have the highest rank, the h6 element has the lowest rank, and two elements with the same name have equal rank.” Si potrebbe pensare che si faccia riferimento al rank sui motori di ricerca, per cui gli heading diventerebbero un elemento da ottimizzare con maggiore preminenza – in particolare gli <h1>, come sostengono in molti – rispetto ad altro, ma non è così: rank fa riferimento alla gerarchia di contenuti della pagina HTML, che è organizzata in gruppi di tag innestati a vari livelli, per cui non c’entra nulla di per sè con la SEO. A tal proposito non esistono linee guida specifiche: l’idea di base è che si cerchi di favorire la distribuzione di contenuti all’interno della pagina (ottimizzazione on page), per cui ha più senso differenziare gli headings dal tag title. Tuttavia si tratta di un requisito meno stringente di quello che sempre, e non è certo un “reato” non differenziarli (per la cronaca: ci sono plugin SEO e theme che favoriscono o meno questa pratica di differenziazione). Ogni pagina web possiede in genere  un singolo tag <h1>, ed eventuali ulteriori tag di rank successivi <h2>, <h3> ecc. (fonte)
  12. Strutturare bene il tuo sito. Per effettuare indirettamente il deep linking del tuo sito, è essenziale che i contenuti delle pagine siano sempre ben collegati tra loro: a mio avviso questo è un requisito indiretto, e direi quasi ovvio, legato più a considerazioni di usabilità (UX) o di teoria dell’informazione. Il buon SEO dovrebbe dare un occhio a questo aspetto, e fare attenzione a non imporre la propria visione (fatta basilarmente di anchor text, link e PageRank) su queste discipline, per evitare che il sito risultante sia particolarmente scadente. La cosa essenziale su ogni sito, comunque, è che il menù sia visibile su qualsiasi risoluzione e che contenga tutti gli elementi in modo ordinato e gerarchico (massimo 3 livelli di profondità, meglio se si riesce a limitarsi a 2).
  13. Usare Google come strumento di analisi / 2. Se stai cercando di lanciare il tuo sito, puoi puntare su una brandizzazione spinta: in questo frangente, significa cercare di massimizzare i documenti indicizzati su Google che contengano il nome del tuo sito come anchor text. Per avere una misura orientativa dei backlink esterni più importanti su cui hai fatto branding, cerca “tuosito.it” -site:tuosito.it su Google: più risultati usciranno, meglio è. Se non uscisse fuori nulla, non è mai tardi per iniziare a brandizzare.
  14. Non farsi fregare dal keyword stuffing. Come ho già scritto, è ora di cambiare mentalità, una volta per sempre: la SEO non è un insieme di trucchetti da applicare meccanicamente sul proprio sito, senza rendersi neanche conto del motivo per cui si fanno le cose. Il keyword stuffing è la ripetizione spinta di parole chiave all’interno delle pagine per evidenziarne (nelle intenzioni) l’importanza: fa parte di pratiche di cosiddetta black hat SEO (e nota bene, ci sono altre tecniche black hat non necessariamente tanto sciocche).
  15. Scrivere per gli utenti, non per motori. Regoletta niente male, e ribadita fin dall’alba dei tempi, che pero’ non segue praticamente nessuno: la tentazione è sempre quella di giocare sulla corrispondenza esatta tra testo e ricerca dell’utente, come se Google verificasse l’eguaglianza stretta (ed in questo senso, purtroppo, i peggiori SEO sono quelli che possiedono un background da programmatori). Scrivere per gli utenti, in altri termini, implica generare contenuti nelle pagine per cui soprattutto abbia senso che un altro essere umano vada a visitarli.
  16. Descrivere le immagini (ed usarle in modo corretto). Se il vostro sito usa delle immagini, è opportuno sia fare uso dell’attributo alt sul tag <img> inserendovi una descrizione sensata, sia corredare le immagini con eventuali, ulteriori, titolo e didascali. Questo potrebbe portarvi, alla lunga, molte visite da Google Immagini, ad esempio, per quanto questa non sia per forza una cosa desiderabile o utile, anche perchè così facendo le conversioni non sono affatto garantite e addirittura, in certi casi, le stesse visite alla pagina (i visitatori tendono a visualizzare l’immagine e, a quel punto, sono ad un “punto morto”: non hanno collegamenti diretti al nostro sito, per cui abbandonano la pagina).
  17. Fare link building (ma anche link earning). L’atteggiamento di intermediazione tra chi demonizza la link building (a torto, visto che addirittura Google ne parla in positivo) e chi la idolatra perviene quasi sempre ad insopportabili, secondo me, vie di mezzo: della serie fatela, ma non esagerate. In realtà la vera mediazione andrebbe fatta tra la “forzatura” di link – che non ha per forza un’accezione negativa, per quanto rimanga rischiosa: ad esempio non abbiate paura di segnalarvi ai siti grossi, se è il caso – e l'”acquisizione” di link. Il più delle volte un backlink profile di buona qualità è riuscito a mediare tra queste due cose. Esempio pratico di link building? Direi un buon guest post. Esempio pratico di link earning? Un buon contenuto che viene copiato, replicato o imitato da tutti, ad esempio lasciando nel testo un link a voi “utile”. Ovviamente ho scritto “esempio pratico”: che siano “buoni” esempi resta da verificare. Cercate sempre, in questa sede e per quanto possibile, di diversificare tipo, quantità ed anchor text dei link in ingresso.
  18. Usare la Search Console di Google. Ogni SEO che si rispetti dovrebbe consultare periodicamente la SC di Google: contiene informazioni difficili da reperire pubblicamente, ed è un’ottima guida per individuare le ricerche più frequenti, le eventuali penalizzazioni ed i contenuti che funzionano meglio sui motori di ricerca. Quindi fatene uso: poche scuse. Al limite da integrare con Google Analytics (che è uno strumento altrettanto utile anche se molto più complesso).
  19. Creare la sitemap XML del vostro sito. Ogni sito che si rispetti su cui si fa SEO dovrebbe disporre di una sitemap, cioè una mappa (che poi è un file XML generato dal sito stesso) contenente la gerarchia dei contenuti (pagine, immagini, post). Non generarla non è sempre davvero necessario, ma certamente aiuta a fare attività di ottimizzazione (sottoporla alla Search Console, per intenderci) e può essere di grande supporto per le vostre attività presenti e future. Se volete, anche il file robots.txt può essere utile come premesse per le vostre attività SEO.
  20. Sfruttare il tuo sito in ogni “dimensione” (aka ottimizzare il CTR). Un titolo più leggibile per questa sezione sarebbe stato “ottimizza gli URL del tuo sito“, ma tanto vale vederla subito in modo più completo: abbiamo gli URL, abbiamo il nome del dominio, poi il title e la meta description. Quattro “dimensioni” che potrete ottimizzare in modo indipendente l’una dall’altra, evitando se possibile ripetizioni e sovrapposizioni: cercate da queste quattro indicazioni darai un’immagine quanto più possibile completa della tua pagina, ed il CTR (tasso di click rispetto al numero di visualizzazioni) dei tuoi risultati tenderà, nel tempo, ad aumentare.
  21. Rispondete ad esigenze concrete (e misurabili). Lo scopo dell’IR (Information Retrieval, la disciplina che studia le tecniche per reperire rapidamente le giuste informazioni, non solo dal web ma da qualsiasi catalogo) è quello di soddisfare il bisogno informativo dell’utente: usate dunque questo criterio nell’ottimizzare le vostre pagine. Solo andando incontro alle sue reali necessità, e dandogli ciò che si aspetta di ricevere, le vostre pagine si potranno posizionare al meglio. Si noti che che non sempre “ciò che si aspetta” corrisponde con “la cosa migliore in assoluto“.
  22. Non legatevi a tecniche specifiche. Qui parliamo di “trucchi SEO” ma probabilmente lo facciamo in modo improprio, soprattutto perchè molte persone li cercano in questi termini (non perchè sia corretto chiamarli così, per capirci!). Molto spesso tuttavia troverete, visto che probabilmente state cercando informazioni su come fare SEO, suggerimenti come inserire la chiave da ottimizzare all’inizio, inserirla più volte e così via: queste tecniche sono quasi sempre errate dal punto di vista tecnico ma, di fatto, non sono nè giuste nè sbagliate lato SEO: l’unica è provare più strade, testare i risultati, migliorarli o testare altre vie. Molto sta a voi ed alla vostra esperienza, in questo.
  23. Il “trucco” per arrivare primi su Google consiste nell’offrire servizi, contenuti e prodotti di reale qualità: di fatto, come ho sottolineato io stesso in vari talk, in molti casi la competizione non ha senso perchè i primi sono davvero “al top” e sarà molto difficile scalzarli dalle prime posizioni. Le attività SEO più intensive sui settori più competitivi possono richiedere, piaccia o meno, anche diversi anni di lavoro. Meglio mettersi l’anima in pace su questo 🙂
  24. I social media vanno utilizzati, ma non sono SEO “in senso stretto”. Per quanto non siano uno strumento prettamente SEO (e su questo non credo sia il caso neanche di discutere), addirittura Matt Cutts invitava a farne uso: i social come Facebook sono uno strumento per far conoscere il proprio sito in modo indiretto, il che può portare ad acquisire nel tempo link dai contatti più improbabili (link earning indiretta, tradotto). Ci sono studi sull’influenza social rispetto alla posizione sui motori, poi, che secondo me vanno semplicemente trascurati perchè poco rilevanti: correlazione non implica causalità.

Siamo arrivati alla fine: adesso vi suggerisco di leggere le FAQ di questo sito per completare il vostro “viaggio” nel mondo SEO!

PS: se ne leggono tante, anche troppo, sul mondo SEO e su ricerche legate a “suggerimenti”, “trucchi” e fantasie varie. In molti casi i “trucchi” – che in realtà non ci sono – che trovate in giro non sono altro che buone pratiche, senza dubbio, ma spesso legate ad altri ambiti (UX, buona progettazione dei siti, ecc.) o del tutto scollegate dal discorso ottimizzazione in generale. A voi giudicare, ovviamente, la bontà del mio approccio testandolo sul campo.

Del resto se davvero ci fosse un trucco effettivamente funzionante per arrivare primi su Google, mi sapreste dire perchè uno dovrebbe pubblicarlo su un sito gratuitamente?

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