Bufale SEO: l’uso sconsiderato delle stopword

I blog SEO di qualche anno fa (ma anche quelli più recenti, per la verità) hanno saputo dispensare delle “perle” in termini di inesattezze, errori grossolani e fraintendimenti davvero memorabili: da ricordare perchè, in effetti, nessuno più faccia stupidaggini col proprio sito o intenda a modo proprio l’attività stessa.

Le liste di stopword sono un argomento chiaramente abusato in ambito SEO, e siccome nessuno ad oggi mi pare abbia voluto o saputo fare chiarezza in merito riprendo l’argomento, anche perchè esiste un uso corretto di queste liste di cui vorrei parlare brevemente. Formalmente,

le stop words sono liste di parole che vengono filtrate durante il processo di filtraggio di un testo scritto in linguaggio naturale (ad esempio in italiano), e rappresentano spesso le parole più comuni di una lingua. Tecnicamente sono usate per ridefinire la pertinenza di un termine di ricerca rispetto ad un documento.

Non esistono liste di stopword universali, ogni linguaggio ne ha più di una ed è possibile ridefinirle per scopi particolari: tutto dipende da quello che dobbiamo fare. Le stopword sono quindi liste di parole chiave da escludere da un contesto: l’errore più comune che fanno i SEO (ancora oggi) è quello di escluderle sistematicamente dal titolo, dall’URL o descrizione di una pagina, perchè così (secondo loro) quella pagina sarebbe “ottimizzata” (secondo loro, naturalmente).

L’abuso di stopword ha portato alla tendenza malsana di moltissimi di riportare i titoli senza congiunzioni e preposizioni, ad esempio:

Lista dei peggiori SEO italiani

diventa, filtrando la stringa con le stopword,

lista peggiori SEO italiani

questo perchè “dei” viene filtrata mediante la lista in questione.In pratica se da una frase scritta in italiano filtriamo le stopword otteniamo – in certi casi – termini di ricerca della coda lunga: questo pero’ non vuol dire che si tratti di una regola editoriale da seguire ciecamente.

Inutile sottolineare che questo uso delle stopword è al limite del demenziale, e questo per una varietà di ragioni:

  1. le stopword non appartengono al settore di competenza SEO, bensì a quello più accademico del text mining; inoltre, alcuni DBMS come MySQL sfruttano questo concetto per migliorare la qualità delle ricerche (InnoDB possiede una lista di stopword integrata);
  2. le stopword non suggeriscono alcun “metodo“, se non in un contesto prettamente programmativo o progettuale – ad esempio: stiamo riprogettando il motore di ricerca di un nostro sito;
  3. l’uso delle stopword è legato ad alcuni vecchi algoritmi di ricerca, e l’unico uso pratico che mi viene in mente è legato alla personalizzazione o ottimizzazione della ricerca… di WordPress (effettivamente ancora carente, e molto diversa da quella di un motore di ricerca);
  4. le stopword che trovate in rete sono quasi sempre poco aggiornate o filtrate in modo arbitrario, in quanto includono termini senza criterio;
  5. all’interno dei risultati di ricerca, molti filtraggi sul titolo vengono effettuati dal motore in modo invisibile, per cui non è affatto detto che il titolo in SERP di Google coincida con quello che abbiamo inserito nel title (per cui, detta diversamente, mi pare inutile concentrarsi su questo aspetto);
  6. non esiste alcun riferimento alle stopword nella documentazione ufficiale dei motori;
  7. non è un modo di “ottimizzare” nulla anzi, al contrario, è un modo per ridurre il “campo d’azione” di una pagina web rispetto alle numerose ricerche che possono portare ad essa;
  8. l’unico uso pratico (a livello di web, se non altro) potrebbe essere legato, a certe condizioni, alla generazione degli articoli correlati. Se poniamo di avere un database di articoli per cui vogliamo progettare un metodo per stabilire la “somiglianza” tra due contenuti, in modo da mostrare articoli “simili” e, di fatto, ridefinire tale concetto, le stopword potrebbero essere utili – soprattutto se la pertinenza del motore di ricerca interno del DB (ad esempio quello di MySQL) è scarsa, non ci soddisfa o non supporta ad esempio la ricerca full-text. In questo caso, le stopword aiutano a filtrare le ricerche di un motore di ricerca interno (ma attenzione, questo è un mondo diverso da quello della SEO: Google e Bing sono molto più complessi ed articolati del motore interno di WordPress o Joomla!) Se ad esempio il titolo di un articolo fosse “Tutorial per accendere lo smartphone“, si può costruire da sè una lista cumulativa di stopword quale {per, lo, accendere}, sottrarlo dalle parole del titolo e rimanere così con i due termini {tutorial, smartphone}: tali termini possono essere facilmente sfruttati come termini di ricerca per trovare contenuti correlati a tutorial (widget “Altri tutorial del sito”) oppure a smartphone (widget “Altri articoli su smartphone”). Attenzione, quindi, che si tratta di una circostanza molto particolare: nella maggioranza dei casi le stopword sono diventate inutili in ambito SEO ed è bene non abusarne, se non si sa bene cosa si stia facendo.
Bufale SEO: l’uso sconsiderato delle stopword
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