SEO per il tuo blog, come farla

Se hai un tuo blog personale e vuoi migliorare la sua SEO, prima di effettuare qualsiasi operazioni dovresti chiederti se il tuo modello di business è abbastanza solido: se non hai un modello di business, in effetti, le cose possono essere decisamente complicate. L’attività di un SEO in effetti si basa su una serie di azioni e di misurazioni successive, che servono a determinare interventi mirati ad aumentare le visite, le conversioni, il posizionamento e così via.

Non sempre fare SEO sul proprio sito è alla portata di tutti, e ci vuole certamente una certa esperienza per effettuare le operazioni più avanzate. A livello di controlli, ottimizzazione di base e check basilari, comunque, non mancano le possibilità: in questo articolo proveremo a vederne qualcuna che potrebbe tornarvi utile nel concreto.

Solitamente la SEO per un qualsiasi sito web si articola in due fasi distinte, che sono:

  1. ottimizzazione on-site, cioè quella che interessa le pagine del sito – title, description, contenuti, struttura dei link interni e così via;
  2. ottimizzazione off-site, ovvero quella che si effettua esternamente al sito – referenze, backlink da blog o forum, citazioni, partnership eccetera.

Per effettuare la prima fase dovrete disporre delle “chiavi” di accesso al sito di interesse, ad esempio in WordPress o Joomla! esse coincidono con la username e la password di amministratore o editore del sito. Per intervenire a livello SEO su un sito, quindi, di solito è indispensabile disporre dei permessi elevati, per cui un amministratore (e non un semplice contributor o articolista del sito) che possa eventualmente modificare il tema e le impostazioni è la “figura” più adatta a farlo. Per quanto riguarda la seconda fase, invece, dovrete invece sfruttare degli account ad hoc che possono essere siti di news “fiduciati”, accessi secondari a siti di colleghi, contatti via email o social e via dicendo. Le strategie nello specifico possono cambiare di molto a seconda dello scenario e del tipo di consulenza, qui stiamo dando solo delle indicazioni di massima.

Alla base di una qualsiasi analisi ed attività SEO spesso si dimentica una cosa fondamentale: al di là delle attività singole che possono o meno portare dei risultati (link building, ottimizzazioni interne, ecc.) vi è il concetto di pertinenza di una ricerca, ovvero: si cerca di capire se esistano delle pagina del nostro sito che possa avere senso, per intenderci, che Google le restituisca in corrispondenza a quella ricerca. Sembra una cosa un po’ complessa, ed in effetti (senza giri di parole) lo è: riuscire a capire bene il senso ed il significato della pertinenza di una pagina rispetto ad una o più ricerche fa la differenza tra il SEO dilettante ed il professionista, e questo nel caso dei blog si traduce nella gestione idonea di contenuti che possano determinare le giuste risposte alle giuste domande.

A livello pratico, quindi, avere un modello di riferimento dal punto di vista monetario è importante per capire il “cosa” stiamo ottimizzando: se abbiamo inserito degli annunci nel blog (caso più che comune) dovremo capire come incrementare visualizzazioni e soprattutto click sugli annunci, ad esempio producendo articoli tematici e/o incrementando i backlink verso nostra home page. Se vendiamo consulenze in un settore specialistico, poi, ci interessa che arrivi il maggior numero di traffico mirato sul nostro sito. Diverso ancora, inoltre,  è il caso in cui il nostro blog riceva visite generaliste, ed in questo caso l’incremento di visite “grezze” serve a rendere le nostre pagine più appetibili per gli inserzionisti (stiamo vendendo banner sul blog, in pratica).

Una volta compreso il modello di business sottostante, andremo ad effettuare le classiche operazioni della SEO che possiamo dividere in due macro-categorie:

  1. ottimizzazione locale delle pagine, quindi a livello di title, description, contenuti delle pagine, rich snippets ecc.;
  2. ottimizzazione esterna, per cui lavoreremo sulle fonti di traffico, backlink, misurazione dei ranking (ad esempio via SEOPanel) ecc.

C’è anche da sottolineare un altro aspetto importante: moltissimi blog di natura personale, per quanto ben scritti ed ottimizzati lato SEO, non sono adatti a guadagnare e/o ad entrare sul mercato, proprio perchè molti argomenti non danno guadagni consistenti e, come se non bastasse, spessissimo il problema risiede nella cronica sottovalutazione del modello di business. I blogger che sanno scrivere bene, infatti, non sempre hanno ben presente ciò che fanno o meglio, lo fanno semplicemente perchè amano farlo. Questo non è per forza di cosa il miglior modo di approcciare al proprio sito, che lato SEO dovrebbe avere anche un buon modello editoriale sottostante, un po’ come se fosse un magazine o una rivista specializzata.

A livello SEO, quindi, sarà necessario il più delle volte aumentare le referenze, le eventuali partnership ed i contenuti di alta qualità al fine di incrementare link in ingresso e popolarità.

Ad esempio se la chiave è “hosting economici”, una pagina che “risponde” bene a questo genere di ricerca è quella che ho creato sul mio principale sito, ovvero Hosting economici a meno di 20 euro / anno. Il punto chiave da capire è che questa pagina effettivamente risponde bene all’esigenza di chi stia cercando un web hosting per le proprie tasche.

In genere (specie quando si fa SEO a livello base) si parte da un posizionamento esistente del sito, cercando (fase di check):

site:nomedelsito.com chiave

e verificando se compaia almeno un risultato; successivamente si passa alla fase in cui si controlla, sempre su Google, che la chiave di ricerca porti al nostro sito nella prima o seconda pagina dei risultati:

chiave

In molti casi, si debbono considerare le varianti della cosiddetta coda lunga, ovvero sinonimi, variazioni più specifiche e simili a partire dalla chiave originale. Ad esempio, partendo dalla chiave di ricerca “SEO” possiamo estendere le ricerche a tre ulteriori varianti: “SEO italia”, “consulenze SEO”, “consulenti SEO”.

Di solito lavorando per qualche tempo sulla coda lunga si riesce ad incrementare il numero di visitatori dai motori di ricerca sul sito, anche se non sempre ciò corrisponde con un posizionamento sui motori ottimale o che si “ottimizzi” quando piacerebbe a noi.

Sulla prima fase (onsite) diciamo che:

le modifiche che portano a miglioramenti “apprezzabili” del posizionamento sono, di solito, variazioni sul title (a volte anche sulla meta-description), ammesso che la pagina sia considerata pertinente nel senso specificato in precedenza.

Conoscere i plugin (Yoast di WordPress e per EFSEO per Joomla sono i più classici ed efficenti) ed il funzionamento dei CMS è certamente molto utile ad un SEO, che non sempre disporrà di un webmaster che possa cambiare per lui questi elementi. Su molti siti, comunque, mi sono trovato decisamente meglio ad ottimizzare in HTML in via diretta il theme, ovviamente operando secondo le “regole” del CMS stesso (theme child di WP ad esempio).

Per quanto riguarda la seconda fase, invece il processo è molto più complesso: consiste nella verifica del posizionamento delle pagine, nell’acquisizione di visibilità da fonti esterne autorevoli senza violare le norme di Google, e (anche qui, again & again) nel successivo monitoraggio dei risultati.

I cambiamenti che portano a improvement del posizionamento sono difficili da quantificare e precisare, per quanto abbia riscontrato risultati apprezzabili nell’utilizzo di fonti di traffico attive (Scoop.it, OkNotizie, …) più che di link autorevoli veri e propri (Dmoz, siti di quotidiani, ecc.), spesso praticamente impossibili da ottenere – se non dietro sotterfugi o pagamenti quasi sempre (dal mio modesto punto di vista) fuori budget. C’è da dire che nell’ambito SEO c’è poco da fare i moralisti, e molto spesso la necessità dovrà cedere il passo a tecniche poco convenzionali.

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