Correlazione & SEO, un equivoco che va avanti da secoli

In mancanza d’altro, si effettuano (e si analizzano) spesso in ambito SEO studi di natura statistica che tendono a legare “cause” (backlink acquisiti, variazioni nel title del sito, ecc.) ad “effetti” (miglior posizionamento di una pagina per il termine X): le virgolette sono d’obbligo, in questo caso, altrimenti sarei già partito col piede sbagliato. Non è raro che escano fuori studi che, ad esempio, mettono in correlazione il tipo di title utilizzato con il posizionamento. Uno dei modus operandi più diffuso era quello di inserire la parola chiave all’inizio del titolo, il che dovrebbe produrre effetti benefici al posizionamento.

Al di là delle obiezioni sul metodo, c’è da chiedersi se il metodo funzioni o meno: la vera domanda, pero’, è chiedersi se c’è modo di accertarsi che quel metodo sia effettivo. Siccome i fattori SEO non sono quantificabili se non “a spanne”, è praticamente impossibile fissare l’attenzione su un singolo aspetto che governi tutto il resto. Quindi, detta brutalmente, tutti gli studi che evidenziano fattori di correlazione tra eventi sono puro intrattenimento per il lettore, non suggeriscono alcuna “regola” da applicare e sono scritti, spesso, come pura tecnica di link baiting in cui, puntualmente, cascano tutti.

Molti obiettano che queste tecniche siano innocue, tutto sommato suggeriscono solo dei trend e non tutti sono obbligati a seguirli: ho sembra risposto a queste persone che questo genere di approccio alla SEO è fuorviante e sostanzialmente cattivo, nonostante tutto. Questo perchè sbaglia metodo dall’inizio, e perchè inganna sulla falsariga del noto “correlation does not imply causation“. Due eventi possono insomma essere correlati e non avere nulla a che vedere tra loro, come affermato dal celebre esempio della religione parodica dei pastafariani. Per quanto dispiaccia ammetterlo, bisogna dedurne che buona parte del modus operandi di alcuni SEO è basato su una fallacia di presupposizione, cioè un equivoco dato per buono fin dall’inizio.

Dicono che le correlazioni corrispondono spesso a buone pratiche SEO, e quindi non ci sarebbe nulla di sbagliato nel seguire il trend; ma posso comunque seguire buone pratiche senza farmi deviare dalle correlazioni, che potrebbero spingermi a spingere esclusivamente alcuni fattori ignorando il resto. Per quanto credibili possano essere, si tratta pur sempre di correlazioni spurie, le stesse mostrate su Tylervigen (tra le migliori: esiste una correlazione di oltre il 99% – quindi altissima – tra le spese americana per scienza, spazio e tecnologia e numero di suicidi per impiccagione, strangolamento e soffocamento; significa per caso che se gli USA decideranno di spendere di meno nella ricerca diminuiranno i suicidi?).

Correlazione & SEO, un equivoco che va avanti da secoli
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