8 punti critici per ottimizzare un sito multilingua

Realizzare un sito multilingua è difficile già di suo e, come spiegavo anche in un altro articolo (leggi: Come realizzare un sito multilingua), include delle problematiche non indifferenti che richiedono, ad esempio, un livello di progettazione accurato. Diversamente avremo un sito “arrangiato” ed altrettanto difficile, o quasi impossibile a volte, da ottimizzare sui motori.

Come procedere ad ottimizzare un sito web generico per il multilingua? Vediamo, in generale, i dieci punti più importanti da seguire.

  1. Usare URL SEO friendly – non è l’unico obbligo e, anzi, si tratta di una circostanza fraintesa e spesso sopravvalutata dai più. Sembra quasi, a volte, che basti usare URL tipo miosito.net/en/test.html per “aver fatto SEO” multilingua quando, in realtà, questo è solo un requisito e neanche troppo stringente, a ben vedere. Certo è una cosa che suggerisco sempre di fare – in alternativa si possono usare sottodomini per lingua – aiuta la gestione ed evita di complicarsi l’esistenza in termini di chiamate GET (se usate miosito.net/test.html?lang=en, per capirci, non cade il mondo ma il sito potrebbe non restituire le pagine corrette in presenza di altri parametri, a meno di ricorrere a sconsigliabili “trucchetti”), ma di per sè è solo il piccolo frammento di un puzzle complicato. Nel dubbio, usiamo URL SEO friendly e configuriamoli come tali una volta per tutte. Il senso di questa operazione deve essere chiaro: deve servire a dare a Google ed utenti URL ben riconoscibili e distinti tra loro per lingua, meglio se raggruppabili in base ad essa (es abc.it/en, abc.it/it ecc.). E cerchiamo di convincerci, soprattutto, che non finisce sicuramente tutto qui.
  2. Non perdersi in riflessioni fini a se stesse – Sulla SEO multi-lingua i post su internet si sprecano, e sono scritti per la maggiorparte da professionisti che non sanno bene quello che dicono: raramente entrano nello specifico e non considerano, sempre a mio umile parere, le difficoltà che questa materia possiede di suo. Abbiamo consumato le dite delle mani per anni, ad esempio, a capire se sia meglio en.sito.it oppure sito.it/en/abc.html: a conti fatti è equivalente, e (anche se non fosse così) non ci sarebbe comunque modo di sapere con certezza chi e cosa “renda” meglio lato SEO. Tanto vale scegliere la cosa più semplice, quindi, e procedere oltre.
  3. Farsi sempre tradurre i testi da un professionista – So bene che non è un modo per risparmiare, ma i soldi spesi per un buon testo, con le giuste sfumature e soprattutto per non farsi ignorare (o peggio ridere dietro) dai visitatori, è farsi tradurre i testi per bene. Le varie possibilità “economiche” o gratis che trovate in giro – Google Translate incluso, a detta stessa di Google peraltro! – non sono adatte per essere copia-incollate nel vostro sito, anche se apparentemente sono la strada più corta e veloce.
  4. Fate scelte che siano reversibili, almeno nelle fasi iniziali, perchè è possibile che durante il lavoro SEO su un sito multilingua dobbiate fare scelte radicali e buttare a mare tutto, o quasi, fatto prima. Quindi non agite mai sul core del sito, non modificate il codice (questa è una pratica di buona programmazione in generale) e cercate sempre di intervenire in modo efficace e sintetico. Esempio: testare più plugin separatamente e poi scegliere il migliore è una scelta reversibile. Inserire tutto in un dizionario .po è una scelta reversibile. Tradurre direttamente nel codice del theme non è, invece, una scelta altrettanto flessibile.
  5. Usare i plugin giusti – Attenzione qui: per WordPress tutti corrono su WPML senza considerare che, ad esempio, la versione base non copre le esigenze di qualsiasi sito (a 29 $, al momento in cui scrivo, è quella che NON traduce widget e campi personalizzati: molto, molto meglio la versione intermedia a 79$, se proprio si deve) e, secondo un mio personalissimo parere, non va bene per la totalità dei siti. Per uno che ho realizzato ed ottimizzato di recente, ad esempio, ho usato con successo il plugin per la lingua gratuito qTranslate-X, un componente molto potente, molto aggiornato, solo apparentemente complicato ed altrettanto sottovalutato dalla comunità di WP. Limitare il numero di plugin installati è, di fatto, un’altra regola “non scritta” che è molto utile da seguire.
  6. Integrare sempre esplicitamente il lato SEO, nel senso che nessun plugin adatterà in automatico alla SEO il vostro sito: qTranslate-X possiede già gli hreflang tanto “amati” dalla Search Console di Google, ma è opportuno aggiungervi Integration: Yoast SEO & qTranslate-X che mette insieme un po’ di cose e funziona bene con Yoast SEO.
  7. Evitare soluzioni di terze parti, ad esempio quelle che traducono dall’esterno o in automatico (Google Translate), o qualsiasi altra soluzione che possa sembrare “miracolosa” per il vostro sito. Non servono a niente e, con piccole eccezioni, sono sostanzialmente “fuffa” nel senso più vero del termine.
  8. Integrare la possibilità di cambiare lingua nel modo più semplice ed intuitivo, favorendo l’architettura informativa del sito e con un link di switch se possibile bene in vista (esempio: logica “sticky” dei CSS): tenete conto che è possibile che il visitatore non capisca nulla della lingua corrente, per cui un modo “visuale” per cambiare lingua sembra essere l’ideale (esempio: le classiche immagini di bandierine con attributi alt correttamente riempiti).
  9. Trovate i siti autorevoli per le singole lingue – Anche se qui dovremmo parlarne per ore, prima di fare SEO multilingua ad esempio sull’inglese o sul tedesco, è bene scoprire da subito quali siano i siti autorevoli del settore del vostro sito. Questo eviterà di disorientarvi nel seguito e sarà un dato da sfruttare con ardore nella fase intermedia e finale del vostro lavoro SEO: dateci dentro, insomma, ed aspettatevi il peggio perchè ottenere backlink da siti esteri è, se possibile, ancora più difficile che ottenerli dall’Italia.

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