Lista di web directory gratuite in italiano

Nuovo elenco di directory a segnalazione libera disponibile sul web! Le 92 web directory indicate in questa lista sono:

  1. gratuite (non richiedono link a pagamento, almeno che io sappia);
  2. senza scambio di link (non vi obbligano a linkare il loro sito);
  3. generaliste (per qualsiasi sito) o specifiche (solo siti turistici, ad esempio).

Richiedono che inseriate un titolo coerente col sito che segnalate e, se possibile, una descrizione accurata; in alcuni casi, inoltre, possono richiedere dei tag, una categoria di riferimento e/o un’immagine a corredo. Solitamente, inoltre, per inserire i siti si sceglie prima la categoria e poi si inserisce il sito in essa, cercando il link apposito (su DMOZ è così).

Le directory possono offrire discreti vantaggi in ambito SEO, a patto che siano utilizzate con criterio e, soprattutto, in relazione ad una strategia editoriale valida. Nonostante tutti dicano che non servono più a nulla le ricerche correlate dicono esattamente il contrario, anche nel 2015: per cui pubblico volentieri questa lista che avevo messo da parte, e verificato, qualche tempo fa :-).

A fianco di ogni sito trovate la valutazione di qualità Trovalost.it, che utilizziamo su questo sito per valutare i domini scaduti; qualità qui si intende in senso lato e semplicemente a scopo orientativo (la faccio breve: i nomi più brevi e registrati da più tempo sono valutati meglio di quelli recenti e con nomi lunghi).

Web directoryValutazione Trovalost.it
http://directory.eccocome.it/0.29
http://www.seodirectory.it0.3
http://www.seostation.it/0.3
http://www.nuovosito.com0.31
http://directory.pubblicitaonline.it0.27
http://www.spulcia.it0.32
http://www.yoweb.it0.33
http://directory.iaconet.com/0.29
http://www.freeonline.org/0.3
http://www.webdirectoryitalia.it0.28
http://www.thespider.it0.31
http://www.mondo-seo.com0.69
http://www.mrlink.it0.32
http://nuovosito.com203.33
http://sullarete.it430.34
http://thespider.it284.34
http://www.PaginaInizio.com360.3
http://www.travelrelaxxx.com0.3
http://www.ForumForYou.it280.31
http://www.mooseek.com409.32
http://www.spulcia.it39.33
http://www.net-parade.it1129.31
http://www.yoweb.it407.34
http://directory.account.it284.3
http://www.thespider.it/dir268.3
http://www.seodirectory.it0.3
http://tagdirectory.altervista.org28.28
http://directory.e-max.it99.31
http://www.mywebisland.it92.31
http://www.nettilandia.com244.31
http://www.bluggy.com325.33
http://directory.evolutive.it308.3
http://www.lamiadirectory.com183.3
http://www.metacom.to224.33
http://www.sitidirectory.com204.3
http://www.vetrinaonline.net/154.3
http://directory.4yougratis.it/162.29
http://www.007quantum.it/add.php12.29
http://www.bloggernity.com/872.3
http://www.blogitalia.it/787.31
http://www.freeonline.org1244.31
http://www.goldenweb.it/563.31
http://www.portalinoweb.it/292.3
http://www.inwebsolution.com/79.3
http://hotfrog.it264.35
http://directorypress.it96.31
http://aziende-italiane-siti.it133.29
http://dallidalli.it85.33
http://nettilandia.com244.32
http://eseguo.it414.36
http://freedirectory.it87.32
http://lerecensione.it0.32
http://mrlink.it329.36
http://profdirectory.it177.32
http://misterimprese.it1004.32
http://www.freedirectory.it/0.29
http://seo-directory.motoriericerca.com/0.73
http://classifica-web.myplanets.org0.72
http://www.profdirectory.it0.3
http://www.primadirectory.altervista.org/46.27
http://lasuperdirectory.altervista.org/69.27
http://directory.infinitispazi.com/78.28
http://www.directorysi.com/0.3
http://www.de-linkliste.de/731.3
http://www.mg-directory.com0.7
http://www.directory-italia.com0.71
http://www.listofdirectory.com0.29
http://www.nettilandia.com0.3
http://www.lamiadirectory.com0.29
http://www.dmoz.org/12305.33
http://www.xdirectory.it0.3
http://www.hellodir.com/0.31
http://www.lamiadirectory.com/segnala-sito.aspx157.26
http://www.directorygiochi.com/88.29
http://latuaziendaonline.it7.3
http://www.mondialbroker.it/246.3
http://www.profdirectory.it/177.3
http://www.vetrinaonline.net/154.3
http://www.babulaweb.com/160.31
http://Directoryweb.biz278.32
http://www.anarchia.com/692.31
http://www.visibilmente.com/07directory/177.27
http://www.wolfotakar.com/public/directory/218.27
http://geweb.org245.36
http://www.lamiadirectory.com/183.29

8 punti critici per ottimizzare un sito multilingua

Realizzare un sito multilingua è difficile già di suo e, come spiegavo anche in un altro articolo (leggi: Come realizzare un sito multilingua), include delle problematiche non indifferenti che richiedono, ad esempio, un livello di progettazione accurato. Diversamente avremo un sito “arrangiato” ed altrettanto difficile, o quasi impossibile a volte, da ottimizzare sui motori.

Come procedere ad ottimizzare un sito web generico per il multilingua? Vediamo, in generale, i dieci punti più importanti da seguire.

  1. Usare URL SEO friendly – non è l’unico obbligo e, anzi, si tratta di una circostanza fraintesa e spesso sopravvalutata dai più. Sembra quasi, a volte, che basti usare URL tipo miosito.net/en/test.html per “aver fatto SEO” multilingua quando, in realtà, questo è solo un requisito e neanche troppo stringente, a ben vedere. Certo è una cosa che suggerisco sempre di fare – in alternativa si possono usare sottodomini per lingua – aiuta la gestione ed evita di complicarsi l’esistenza in termini di chiamate GET (se usate miosito.net/test.html?lang=en, per capirci, non cade il mondo ma il sito potrebbe non restituire le pagine corrette in presenza di altri parametri, a meno di ricorrere a sconsigliabili “trucchetti”), ma di per sè è solo il piccolo frammento di un puzzle complicato. Nel dubbio, usiamo URL SEO friendly e configuriamoli come tali una volta per tutte. Il senso di questa operazione deve essere chiaro: deve servire a dare a Google ed utenti URL ben riconoscibili e distinti tra loro per lingua, meglio se raggruppabili in base ad essa (es abc.it/en, abc.it/it ecc.). E cerchiamo di convincerci, soprattutto, che non finisce sicuramente tutto qui.
  2. Non perdersi in riflessioni fini a se stesse – Sulla SEO multi-lingua i post su internet si sprecano, e sono scritti per la maggiorparte da professionisti che non sanno bene quello che dicono: raramente entrano nello specifico e non considerano, sempre a mio umile parere, le difficoltà che questa materia possiede di suo. Abbiamo consumato le dite delle mani per anni, ad esempio, a capire se sia meglio en.sito.it oppure sito.it/en/abc.html: a conti fatti è equivalente, e (anche se non fosse così) non ci sarebbe comunque modo di sapere con certezza chi e cosa “renda” meglio lato SEO. Tanto vale scegliere la cosa più semplice, quindi, e procedere oltre.
  3. Farsi sempre tradurre i testi da un professionista – So bene che non è un modo per risparmiare, ma i soldi spesi per un buon testo, con le giuste sfumature e soprattutto per non farsi ignorare (o peggio ridere dietro) dai visitatori, è farsi tradurre i testi per bene. Le varie possibilità “economiche” o gratis che trovate in giro – Google Translate incluso, a detta stessa di Google peraltro! – non sono adatte per essere copia-incollate nel vostro sito, anche se apparentemente sono la strada più corta e veloce.
  4. Fate scelte che siano reversibili, almeno nelle fasi iniziali, perchè è possibile che durante il lavoro SEO su un sito multilingua dobbiate fare scelte radicali e buttare a mare tutto, o quasi, fatto prima. Quindi non agite mai sul core del sito, non modificate il codice (questa è una pratica di buona programmazione in generale) e cercate sempre di intervenire in modo efficace e sintetico. Esempio: testare più plugin separatamente e poi scegliere il migliore è una scelta reversibile. Inserire tutto in un dizionario .po è una scelta reversibile. Tradurre direttamente nel codice del theme non è, invece, una scelta altrettanto flessibile.
  5. Usare i plugin giusti – Attenzione qui: per WordPress tutti corrono su WPML senza considerare che, ad esempio, la versione base non copre le esigenze di qualsiasi sito (a 29 $, al momento in cui scrivo, è quella che NON traduce widget e campi personalizzati: molto, molto meglio la versione intermedia a 79$, se proprio si deve) e, secondo un mio personalissimo parere, non va bene per la totalità dei siti. Per uno che ho realizzato ed ottimizzato di recente, ad esempio, ho usato con successo il plugin per la lingua gratuito qTranslate-X, un componente molto potente, molto aggiornato, solo apparentemente complicato ed altrettanto sottovalutato dalla comunità di WP. Limitare il numero di plugin installati è, di fatto, un’altra regola “non scritta” che è molto utile da seguire.
  6. Integrare sempre esplicitamente il lato SEO, nel senso che nessun plugin adatterà in automatico alla SEO il vostro sito: qTranslate-X possiede già gli hreflang tanto “amati” dalla Search Console di Google, ma è opportuno aggiungervi Integration: Yoast SEO & qTranslate-X che mette insieme un po’ di cose e funziona bene con Yoast SEO.
  7. Evitare soluzioni di terze parti, ad esempio quelle che traducono dall’esterno o in automatico (Google Translate), o qualsiasi altra soluzione che possa sembrare “miracolosa” per il vostro sito. Non servono a niente e, con piccole eccezioni, sono sostanzialmente “fuffa” nel senso più vero del termine.
  8. Integrare la possibilità di cambiare lingua nel modo più semplice ed intuitivo, favorendo l’architettura informativa del sito e con un link di switch se possibile bene in vista (esempio: logica “sticky” dei CSS): tenete conto che è possibile che il visitatore non capisca nulla della lingua corrente, per cui un modo “visuale” per cambiare lingua sembra essere l’ideale (esempio: le classiche immagini di bandierine con attributi alt correttamente riempiti).
  9. Trovate i siti autorevoli per le singole lingue – Anche se qui dovremmo parlarne per ore, prima di fare SEO multilingua ad esempio sull’inglese o sul tedesco, è bene scoprire da subito quali siano i siti autorevoli del settore del vostro sito. Questo eviterà di disorientarvi nel seguito e sarà un dato da sfruttare con ardore nella fase intermedia e finale del vostro lavoro SEO: dateci dentro, insomma, ed aspettatevi il peggio perchè ottenere backlink da siti esteri è, se possibile, ancora più difficile che ottenerli dall’Italia.

Condizioni d’uso per le consulenze SEO

Con questo nuovo articolo vorrei brevemente segnalare un modello di condizioni d’uso, rilasciate da me con licenza Creative Commons, utilizzabili per qualsiasi consulenza (o quasi) andiate a fare in ambito SEO. Avete presente il detto “patti chiari amicizia lunga“?

Si tratta di un modello di “condizioni d’uso”, se vogliamo, adatte per piccole consulenze (tra poche persone coinvolte, tipicamente) che potrete scaricare da qui:

https://www.dropbox.com/s/epkcrfoqznbuden/condizioni%20seo%202016.pdf?dl=0

oppure in formato Open Office (editabile anche con Word ed altri editor) qui, con l’unica cortesia / obbligo di lasciare il riferimento al mio nome e non alterare, se possibile, le note a piè di pagina.

Beninteso che – a scanso di equivoci – desidero essere citato solo come autore del documento, non come “garante legale” nè nulla del genere (sono un ingegnere informatico, non un avvocato), dato che non avrei neanche titolo per farlo. Un accordo formale tra “gentiluomini” diretto ed efficace, insomma, che ho pensato di utilizzare per le mie future consulenze e che, in certi casi, riflette esperienze dirette (positive e negative) avute di recente.

Il documento cerca di stabilire un “protocollo” che metta d’accordo cliente e consulente SEO, non tanto in termini economici (l’affidabilità finanziaria in certi casi, purtroppo, non si può garantire neanche con i contratti più elaborati), quanto in termini di “fare capire al cliente cosa sta facendo il consulente SEO per il tuo sito“. Ne sento, e ne ho sentite, davvero tante, e mi pare che il livello di fraintendimento sia al top: motivo per cui ritengo molto utile chiarire queste cose in un documento che, per intenderci, potrete inviare (e chiedere di firmare mutuamente, in caso) prima dell’inizio di un’attività SEO su un sito web. Molte cose/scenari/aspetti sono inevitabilmente soggettive/i, del resto, ma potrete cambiarle/i tranquillamente per adattarle/i al vostro caso.

Si tratta di condizioni secondo me ragionevoli, atte ad evitare spiacevoli equivoci con il cliente e a chiarire, tra l’altro, cosa fa davvero la SEO, a cosa possa essere utile e cosa, invece, sia fuori dalla sua competenza.

Mi auguro di fare cosa gradita a tutti, e vi invito a condividere al massimo questo post se lo ritenete valido.

Come forzare l’indicizzazione di un URL su Google

L’indicizzazione dei contenuti del nostro sito segue, di norma, un processo naturale: entro qualche ora, o al limite un giorno o due, ogni nuova pagina che pubblichiamo e che rispetti determinati requisiti (sia scansionabile, sia presente nel feed RSS e/o nella sitemap XML del sito) sarà automaticamente acquisita dai motori di ricerca. Ci sono casi, tuttavia, in cui questo non accade: nella mia esperienza può capitare un ritardo di diversi giorni, per una sorta di effetto sandbox o, detta diversamente, un “rallentamento” dell’indicizzazione di alcune pagine. Questo, secondo alcuni, avviene soprattutto per le chiavi di ricerca più concorrenziali, proprio al fine di evitare o limitare il fenomeno dello spamdexing (spam dei motori di ricerca).

Nel caso in esame, tuttavia, le cose sono leggermente più semplici, e così cercheremo di mantenerle nel seguito: se (caso tipico) gli ultimi articoli del vostro blog non venissero indicizzati, potete tentare una indicizzazione “mirata” mediante Search Console.

Per verificare se una pagina o un sito è indicizzato, cerca su Google site:nometuosito.com oppure cerca direttamente l’URL che non ti sembra indicizzato correttamente nella casella di ricerca. In alternativa, leggi la guida contro le penalizzazioni per saperne di più.

Apriamo la Search console (https://www.google.com/webmasters/tools), andiamo a scegliere l’indirizzo del sito in oggetto ed apriamo quindi la finestra Scansione, selezionando Visualizza come Google.

Schermata 2016-04-29 alle 10.09.14Nella finestra che vedremo, dovremmo trovare un box di testo: in esso andremo ad inserire parte dell’URL che non viene indicizzato, e cliccheremo su Recupera. Confermando la nostra scelta, apparirà una nuova riga in basso.

Schermata 2016-04-29 alle 10.11.58

Clicchiamo quindi sul bottone Invia all’indice.

Per confermare l’invio dell’URL, selezioniamo una delle due opzioni a seconda di quello che ci serve (solo la pagina in esame o anche quelle collegate da essa mediante link diretto), spuntiamo il Recaptcha e confermiamo col bottone Vai.

Schermata 2016-04-29 alle 10.13.16

Fate attenzione, inoltre, ad una cosa fondamentale: il numero di invii con questa tecnica è limitato, per cui non si tratta di uno strumento di cui abusare. Per indicizzare (o tentare di farlo) il numero massimo di pagine possibili, eseguitelo sulla home (non scrivete nulla nel box testo) e spuntate l’opzione “Esegui la scansione di questo URL e dei relativi link diretti“. Se 1) il sito è ben strutturato come link interni e navigazionali, e 2) se non ci sono direttive noindex inserite in modo scorretto, dovreste riuscire a forzare la reindicizzazione globale del sito – che comunque rimane un “caso limite”, neanche troppo comune nella mia esperienza. Il più delle volte è meglio reindicizzare singole pagine importanti, ma questo soltanto se avete fatto modifiche di rilievo alla pagina o se la stessa sembra “invisibile” a Google.

La cosa davvero interessante che ho osservato, in questi casi, è che l’acquisizione nell’indice è in molti casi instantanea: questo permette di caricare la vostra pagina, ammesso che ci siano le condizioni per farlo, in modo diretto all’interno di Google e renderla immediatamente ricercabile.

Link building: come farla via email

Come ho scritto ieri sul mio articolo su trovalost.it (Le richieste di link via email sono un modello di business che non funziona), le richieste dirette di backlink via email sono certamente un metodo per fare link building ancora valido, e che rimarrà tale per molto tempo ancora.

Certo è che in molti casi non può funzionare, almeno per come viene concepito, specie se si riduce a due casi:

  1. scambio di favori, magari un giorno linkerò te ecc.;
  2. link a pagamento, ti pago se metti questo link.

Entrambi portano a svantaggi nell’immediato: nel primo caso è un link che rischia di avere impatto nullo sulla SEO, nel secondo si va contro le regole di Google. In entrambe le circostanze, a mio umile parere, si ha l’impressione che il gioco non valga realmente la candela.

Esiste una casistica intermedia di richiesta di link building via email, pero’, che mi sembra decisamente più efficace, e che:

  • porta traffico mirato e tematizzato nel tempo;
  • porta link utili lato SEO (il che secondo alcuni sarebbe diretta conseguenza del precedente punto);
  • porta link che molti altri potrebbero avere;
  • porta link difficili o quasi impossibili da ottenere con strumenti automatici o tool SEO.

Funziona così: bisogna setacciare pazientemente Google e Bing, alla ricerca di siti autorevoli nel nostro settore che si occupino di stilare elenchi di risorse (i migliori siti per fare X, per capirci). Si crea poi una lista di URL e si visitano uno per volta, eventualmente scremando la lista in base alla qualità che riusciamo a percepire sul sito. Tra questi link, prima o poi – ad esempio tutorial, articoli e FAQ – potrebbe ragionevolmente trovare posto anche un nostro articolo pubblicato, guarda caso, sul sito che stiamo cercando di valorizzare o “spingere” lato SEO.

A questo punto, quindi, basterà contattare i webmaster in questione, e chiedere un link. Sappiate che:

  • in molti casi non riceverete risposta (7 volte su 10, nella mia esperienza);
  • almeno un webmaster vi chiederà soldi per questa cosa (ignoratelo);
  • due webmaster su dieci, alla fine, potrebbero essere disponibili a darvi un backlink in maniera relativamente disinteressata: il miglior backlink che potrebbe capitarvi, per quanto sia “stimolato” da una richiesta via email (ma vale anche via Facebook, Twitter o altri strumenti analoghi, ovviamente).

La percentuale di successo di questa tecnica non è altissima, e funziona maluccio soprattutto nei settori considerati borderline (adult, scommesse online, ecc.): quantomeno, pero’, predilige la qualità, è una tattica intelligente e secondo me relativamente immune alle penalizzazioni. Da valutare, ma la percentuale di successo è molto soggettiva, e dipende dalle nostre abilità comunicativo-strategiche di SEO.

A caccia di errori 404 per fare link building

Essere linkati dai partner è fondamentale per tentare di incrementare i link “mirati” (Targeted link building) o fortemente tematici di cui ogni sito, a suo modo, ha bisogno a scopi SEO. Per una consulenza da me fatta di recente, mi è capitato di dover correggere un “link di partnership” – per intenderci: un rivenditore che si affida al negoziante mio cliente, che linka dal suo sito ufficiale quello di quest’ultimo, che puntava ad un dominio scaduto e non più rinnovato. Un backlink perso, in pratica, un dead link che puntava “a vuoto”, e che invece sarebbe stato più utile rivolgere al sito per cui facevo consulenza.

sito distributore -------XXXX------> vecchio dominio cliente, non recuperabile
sito distributore -------link------> sito cliente attuale

Prassi vuole, in questi casi, che venga inoltrata dal SEO una richiesta di correzione del link all’azienda, magari mediante l’indirizzo email ufficiale del cliente, in modo da conferire maggiore “ufficialità” alla cosa, in modo da ricevere sperabilmente un feedback in merito.

Il problema che si può riscontrare in questi casi è che, in molti scenari, le aziende sono ancora poco pratiche se non avulse al mezzo internet, leggono poco le email, non dispongono di personale esperto o particolarmente avvezzo a farne uso, per cui c’è il rischio che la richiesta non sia evasa perchè, letteralmente, non compresa da chi ci legge.

L’arretratezza in ambito tecnologico è, da questo punto di vista, considerabile come un fattore SEO a tutti gli effetti, che rischia di rallentare l’intero processo di link building in maniera considerevole.

Potrebbe essere utile, in questi casi:

  1. provare a sentire telefonicamente l’azienda (ammesso che abbia supporto in una lingua che conosciamo);
  2. scrivere la richiesta in maniera sintetica e comprensibile, dando per scontato dall’inizio che chi ci leggerà non sa niente di SEO;
  3. allegare alla mail un documento sintetico che spieghi il motivo per cui si fa questa richiesta (a patto che sia a prova di “dummies“, ovviamente, e magari evidenziandone i vantaggi indiretti puntando su concetti quali “fare rete” e via dicendo);
  4. ripiegare su altre scelte ulteriori, come ad esempio una qualche forma di link building indiretta (che pero’ richiede ancora più tempo della precedente, purtroppo).

(foto: Post Memes)

Come rimuovere una pagina da Google

La rimozione di contenuti come pagine web, foto o altri materiali è una pratica molto più comune di quanto si possa pensare anche in ambito SEO: togliere di mezzo dal web link poco utili, o che addirittura gettino ingiusto discredito sulla nostra azienda o sulla nostra persona, è una cosa parecchio importante in termini di “visibilità” sui motori di ricerca.

La faccenda è talmente importante che si è pronunciata in merito anche la Corte Europee, con sentenza del 13 maggio 2014, stabilendo che anche “i singoli individui possono chiedere ai motori di ricerca di rimuovere specifici risultati che appaiono effettuando una ricerca con il proprio nome, qualora tali risultati siano relativi all’interessato e risultino obsoleti“.

Farlo è molto semplice: per rimuovere un contenuto obsoleto o non desiderato che ci riguarda basta seguire il link
https://support.google.com/legal/contact/lr_eudpa?product=websearch
che ci permetterà di togliere di mezzo qualsiasi contenuto indicizzato su Google che sia ritenuto compromettente per la nostra immagine. All’interno della pagina sono indicate tutte le istruzioni da seguire per effettuare la procedura di rimozione di link da Google, tra cui fornire una mail a cui essere ricontattati e dare prova della nostra identità. La procedura è assistita e permette di segnalare uno o più link che ci riguardano che desideriamo rimuovere da Google.

Altro caso, invece, riguarda la rimozione di pagine da Google di un nostro sito: in questo caso lo strumento da utilizzare non è quello appena illustrato bensì la Search Console, in particolare partendo da questo link:
https://www.google.com/webmasters/tools/url-removal

Come capire se hai bisogno di un SEO

Non tutti hanno bisogno di fare SEO sul proprio sito, ed in questo nuovo articolo proveremo a spiegare il perchè. In breve, io credo che la SEO debba essere anzitutto un’attività sostenibile dall’azienda che dice di averne bisogno, ma questo deriva dai troppi imprenditori improvvisati, dai troppi fraccomodi che hanno il sito di mezza pagina e vogliono salire su Google senza muovere un dito, soprattutto da vari casi in cui ex clienti sostenevano di dover pagare “a posizionamento avvenuto”. Comodo per loro, troppo poco agevole per me (per inciso: non c’è modo di garantire la prima posizione, e le consulenze si pagano sempre in modo commensurato allo sforzo, mica stiamo vendendo patate al mercato): di fatto, quelle aziende forse non avevano bisogno di SEO. Non hanno bisogno di SEO, se non per questioni di pure vanity metrics, i siti personali (con poche, lodevolissime eccezioni), i blog che parlano “di tutto un po’“, i troppi siti amatoriali che credono che basti arrivare in prima posizione per fare i soldi con internet.

Hai bisogno di SEO se hai individuato il tuo pubblico di riferimento, e vorresti valorizzare le conversioni, l’utile, i collegamenti di terze parti sul tuo sito. Hai bisogno di un SEO se operi in un settore che usa internet come mezzo attivo per procurare business, e non si limita a farne uso con supponenza o vanità (es. “abbiamo il sito perchè il nostro concorrente ce l’ha pure“). Hai bisogno di un SEO se operi in settori molto concorrenziali che siano altrettanto cercati sul web: carte di credito, settore adult, servizi online, consulenze informatiche, grossi siti di news (ma qui andrebbe capito il modello di business, again & again). Hai bisogno di un SEO se stai tenendo in piedi un e-commerce e ti serve raccogliere potenziali clienti mediante motori di ricerca. Hai bisogno di un SEO se vuoi rendere davvero ricercabile nel migliore dei modi il tuo catalogo di contenuti, servizi, prodotti e via dicendo.

Alla base c’è un brutale, ma tutto sommato semplice, ragionamento: prima di tutto, dovresti avere un sito che sia progettato per vendere qualcosa. In secondo luogo, devi accettare che il SEO possa modificarlo come necessario (per incrementare user experience, conversioni e numero di visite, eventualmente estendendolo con sezioni extra quali blog e FAQ), cosa non banale ma necessaria, il più delle volte. Deve avere qualcosa di concreto nel tuo sito: un servizio, un prodotto, non basta neanche l’idea innovativa a volte, e deve esserci un modello di business concreto dietro – e ci tengo a scriverlo: no, mettere le pubblicità in un sito in WordPress non è un modello di business, al massimo può essere un incentivo. Per guadagnare online, per inciso, possono essere molto più utili tecniche per portare visitatori sul sito (via social, soprattutto), non tanto il fatto di arrivare in prima pagina e, magari, non essere cliccati comunque da nessuno.

Cosa fare se un sito non appare su Google

Uno dei comportamenti più difficili da affrontare in ambito SEO riguarda il caso in cui il nostro sito non appare per nulla o viene ignorato dai motori di ricerca. In questi casi, infatti, è difficile capire con certezza da cosa dipenda, ma le casistiche più comuni sono in effetti le seguenti:

  1. il sito non appare per determinate ricerche per cui si sta ottimizzando;
  2. il sito non appare su Google per nessuna ricerca (esempio: cercando il nome della home page)

Non è agevole determinare con certezza cosa possa causare un determinato comportamento, specialmente se non avete notifiche da parte di Google, per cui il responso sul vostro sito andrebbe emesso sulla base di un mix di esperienza ed analisi mirata.

Nel primo caso, infatti, non si tratta necessariamente di una penalizzazione per quanto gli indizi possano convergere, a seconda delle circostanze, in questa direzione. Ammettiamo che la chiave di ricerca sia X, tanto per fare un esempio, e che il sito sia ABC.it: il primo check da fare è verificare che compaia qualcosa nella ricerca locale del sito, quindi cerchiamo su Google ad esempio
X site:ABC.it
Se esce almeno un risultato, il primo di questi è solitamente quello “candidato” ad arrivare nella SERP per la ricerca di X. Se non esce nulla, invece, è probabile che:

  1. il sito non sia indicizzato perchè molto giovane (leggi: come indicizzare un sito);
  2. il sito non sia visibile su Google perchè ci sono competitor molto forti (in questo caso siamo solo surclassati dagli altri, ma non siamo penalizzati);
  3. il sito sia stato penalizzato a seguito di comportamenti scorretti, o non in linea con le indicazioni per webmaster di Google.

Analizzare il passato del nostro sito, quindi, diventa indispensabile per capire come comportarsi. Ci sono situazioni in cui la soluzione è più semplice di quello che si possa pensare, del tipo: se non apparite per la ricerca di X nel sito ABC.it, è opportuno verificare che nel sito ABC.it sia presente da qualche parte… la stringa X :-).

Nel secondo caso, la situazione è più “drammatica”: il nostro sito non compare su nessuna ricerca, neanche cercando il nome del sito:
ABC.it
Se da una ricerca del genere non esce fuori nulla, è molto probabile che il sito non sia stato indicizzato (ad esempio per un sito giovane, in presenza di attributi NOINDEX, NOFOLLOW scorretti) oppure che, come nel caso precedente, sia stato indicizzato. Ci sono casi che ho affrontato in cui, ad esempio, il dominio pagava lo scotto di penalizzazioni precedenti (precedenti SEO senza scrupoli, o webmaster non troppo esperti), di cui spesso il proprietario attuale non poteva sapere nulla, come ho raccontato quando ho comprato un dominio con molti backlink ed una certa anzianità (ne parlo nel post Domini che generano traffico “da soli”, una prova che smentisce parecchia mitologia).

Ci sono molti altri casi intermedi che possono capitare su un sito, e non è agevole discuterne in maniera approfondita in un post. Ad ogni modo, prima di arrivare a conclusioni affrettate, è bene controllare che non ci siano notifiche di penalizzazioni manuali su Google (se ci sono, le trovate nella Search Console), ed eventualmente analizzare tutti i backlink in ingresso e valutare se non sia il caso di effettuare un disavow dei link sospetti.

Link building diretta e indiretta: come farle e perchè

Quando si pensa alla link building è difficile dare un’idea di ciò che è necessario fare senza ricorrere ad esempi concreti: l’ho fatto in diverse occasioni su questo blog, ma non è tutto, ovviamente. Molto più interessante, forse, partire da idee generali dalle quali solitamente scaturisce la link building, che può essere forzata direttamente (ed è il metodo più immediato e semplice per farla, spesso l’unico) ma può essere anche indotta.

Cosa vuol dire? Per capirlo meglio, partiamo dalle tecniche di “forzatura” diretta che si possono usare per fare link building su un generico sito, tenendo conto che – in linea di massima – a determinare la migliore tecnica di link building è soprattutto il tipo di sito e gli argomenti che tratta. Sui siti commerciali solitamente è più difficile agire in questa direzione che sui blog “neutri”, così come è decisamente complesso (se non quasi impossibile, in termini di “pulizia”) mettere in pratica questa tecnica sui siti rivolti ad un pubblico adulto.

L’approccio diretto prevede, in linea di massima, tecniche basate sull’invio di contenuti (per esempio: scrivere articoli promozional-tematici, e li invio su vari blog nella speranza che interessino e sia approvati), oppure cerco di segnalare via email / forum / blog le risorse del mio sito ai webmaster potenzialmente interessati. Le tecniche dirette, sul mercato italiano, spesso tendono a risultare inefficaci sia perchè “tutti ci provano” un po’ a casaccio, sia perchè i soggetti con cui si lavora sono smaliziati, ma è ancora possibile, con un po’ di ricerche, trovare collaboratori preziosi anche in termini di coloro che sembrano essere nostri competitor. Estremizzando, offrire un pagamento per avere un link è una tecnica funzionale in tale dimensione a costo di accollarsi i rischi dell’effettuare una pratica del genere (penalizzazioni di Google).

L’approccio indiretto consiste invece nel generare localmente articoli, approfondimenti o FAQ e favorire (ad esempio diffondendoli sui social) che siano facilmente linkati da altri utenti, tipicamente (ma non esclusivamente) come “esche” oppure risposte a domande molto comuni del settore. Si tratta di una tecnica a più largo spettro, quindi, che richiede più tempo, più risorse ed implica spesso maggiori difficoltà, mentre il numero di preciso di backlink che si otterranno non può essere determinato a priori. Tutto sta nel mettere online “cose” utili, in effetti, e questo è tipico dei contenuti come i tutorial ed i suggerimenti da parte degli esperti, per quanto spesso i buoni contenuti passino inosservati ai motori di ricerca, spesso più presi ad esaltare l’hype di un argomento frivolo più che a valorizzare ciò che davvero è di qualità.