Capire meglio il reale “valore” di un sito in termini SEO

Sono numerosi gli equivoci diffusi in ambito SEO sul “site value” o, se non vi piace l’inglese, il “valore” di un sito web: molti sono i tool online che permettono di calcolarlo, come indice (Alexa, Moz, …) o addirittura in equivalente monetario approssimato. Comunque si calcoli, il valore di un sito riflette inevitabilmente le sue potenzialità, soprattutto in termini di visibilità indotta: se compro uno spazio web su un sito famoso, per intenderci, ne avrò un vantaggio in termini di maggiori esposizioni sul mio banner. Questo è un primo spunto di quella che nel concreto potremmo intendere come “valore” di un sito web.

In generale la SEO tende a dare un significato errato al site value: sbaglia, ad esempio, a considerarlo proporzionale o coincidente al PageRank (che è sempre stato difficile da calcolare, nonostante molti dicessero e dicano tuttora il contrario: come potrei mai valutare quello che non posso neanche misurare con certezza?), sbaglia a renderlo un numeretto espressione di chissà quali proprietà (Alexa ed altri), sbaglia chiunque consideri il “valore” di un sito a prescindere dal contesto.

Motivo per cui lancio la mia modesta proposta: allegare al “valore del sito” un corrispondente contesto, non dico come parole chiave ma almeno con tanto di topic caratteristici. Della serie: ha più senso valorizzare un sito rispetto ad un argomento X, Y, Z che “in assoluto”. Per chi vende bulloni e pezzi di ricambio online, ad esempio, Youporn ha un valore limitato o nullo, ad esempio, rispetto a chi si occupa di servizi per adulti.

In questi termini arriviamo facilmente ad una seconda definizione di site value, che non è più un semplice numeretto associabile ad un sito (e calcolato in modo perlopiù ignoto alle masse, se ci fate caso), bensì è relativo al tasso di attrattività del sito stesso: un sito che permette di confrontare i prezzi di un prodotto “vale” più, in qualsiasi termini potremmo intenderlo, di un semplice blog per quanto popolare possa essere. È ovviamente un’argomentazione soggettiva che potrebbe non mettere d’accordo tutti, ma è fondamentale capirlo anche nelle aste di domini che, a mio parere, restano un qualcosa di troppo legato ad indici astratti e poco riscontrabili nella realtà. A cosa serve il sito? A chi potrà essere utile? Cosa mi permetterà di fare che nessun altro potrà consentirmi? Potrei avere delle buone ragioni per consigliarlo ad un amico o su un forum? Sono queste domande più sensate di qualsiasi indice numerico di “site value” fine a sè stesso.

Sul site value in termini di backlink, poi, preferirei non discutere affatto: troppi sono stati gli scontri con la comunità SEO da parte mia sull’argomento, che non ho mai accettato in termini di pura link building, e mai lo farò.