La SEO italiana ha questi problemi: e se non li risolviamo in fretta, sarà peggio per tutti

Dopo aver analizzato le principali difficoltà di chi fa SEO nel nostro paese, che ne dite di passare ad una fase più “propositiva”? Eccovi quattro suggerimenti molto importanti che utilizzo anch’io nel mio lavoro di consulente.

Usare più di un motore di ricerca. Va bene che Google detiene una fetta di mercato search prossima al 95% (fonte), ma lanciare le solite query (anche quelle più “specialistiche”) anche su Bing o magari su DuckDuckGo (di cui ho parlato sull’altro mio blog qualche tempo fa) può essere di grande aiuto: prima di tutto, perchè vi farà scoprire più siti di quanti ne mostri usualmente Google. Poi perchè potrebbe suggerirvi, dall’analisi dei risultati, eventuali topic del settore carenti (leggasi: da riscrivere) o link opportunities inedite.

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Crearsi una lista di contatti fidati del settore. Non fraintendere, non voglio dire che si campi solo di markette, anzi: il lavoro in ambito SEO è anche di altra natura, ma ho scritto altrove che la marketta è forse l’unico modo di fare article marketing che sia davvero misurabile (leggi qui i motivi di tanto pessimismo leopardiano). Se vuoi fare SEO seriamente, oltre alle doverose “strette di mano” con colleghi ed amici del settore, ci vuole un certo spirito collaborativo: bisogna sapersi porre, sia con chi si conosce che con perfetti sconosciuti che potrebbero, un giorno, diventare collaborazioni fisse. Le mie si contano sulla dita di una mano, ma quando servono… ci sono, e possono aiutare un bel po’.

Non mettete in primo piano – nei limiti del possibile – di trovarvi in veste SEO. Il nostro settore è stato ampiamente demonizzato prima di tutto da noi stessi; non ne faccio una colpa a nessuno, intendiamoci, ma sono arrivato alla conclusione che presentarsi come SEO in certi ambienti significhi condannarsi all’esilio. DMOZ diffida dei SEO, i quotidiani idem, per non parlare delle richieste di collaborazione che, se fatte in veste SEO, assumono tutto un altro “sapore”. Molte persone, specie se non sono propriamente del settore, tendono a dare per scontato che per quel link sareste disposti a fare qualsiasi cosa (e non è affatto così, per quanto possa essere “vitale”). Non voglio istigare nessuno all’ipocrisia più sconsiderata, ma in questi anni mi è capitato di sentirmi proporre consulenze “in cambio di un link” (amen): far passare che stiamo elemosinando link è controproducente e, inoltre,  è indispensabile sapersi porre nel modo più opportuno, caso per caso.

Individuare i portali su cui la link building sia accessibile – Ho un file sul mio computer, che custodisco gelosamente ed aggiorno da anni, in cui ho riportato una lista di siti da cui si possa ottenere facilmente un backlink all’occorrenza. L’elenco ovviamente sarà orientativo, visto che di portali nuovi ne nascono e ne muoiono da sempre, senza contare le decine di bookmark dismessi dopo qualche tempo che ci fanno perdere tutto il lavoro fatto su di essi. Si va dai forum, bookmark news e blog medio-grossi del settore (abbastanza inutile appuntarsi quelli troppo di nicchia, a meno che non operiate esclusivamente in quell’ambito specifico) ad alcune testate online ad altri siti in cui, in un modo o nell’altro, si possa inserire liberamente un commento, una recensione, un link o un articolo. Con riferimento al punto precedente, è bene segnarsi anche i “portali amici” e quelli che non siano in diretta competizione con noi, con cui sarà possibile instaurare una qualsiasi forma di collaborazione anche in futuro. Motivo per cui, peraltro, a meno che non operiate in un team, da consulenti SEO single vi conviene offrire consulenze quasi sempre nello stesso settore commerciale.

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