Se il tuo sito è stato penalizzato non disperare: leggi qui

Verificare la presenza di una penalizzazione di Google sul proprio sito è un problema concreto per molti di noi: di fatto, soprattutto le penalizzazioni algoritmiche (quelle legate a Panda, Penguin e simili) sono spesso vittima di equivoci di ogni tipo, rispetto a quelle manuali che, invece, sono chiaramente notificate nella Search Console.

Se il vostro sito è stato penalizzato non sarà per forza ovvio accorgersene , e ci sono due cose che bisogna considerare prima di ogni altra:

  1. per le penalizzazioni manuali, lo strumento affidabile al 100% per verificare la penalizzazione (e chiedere la rettifica) è la Search Console (Traffico di ricerca->Azioni manuali).
  2. per le penalizzazioni automatiche tipo Panda/Penguin/…, non sembra esistere uno strumento di notifica automatico altrettanto affidabile. Molti SEO sfruttano dei tool esterni per verificare eventuali penalizzazioni, ma che – a mio avviso – sono più utili come semplici diagnostiche e sono spesso inaffidabili o poco precise. Per maggiori informazioni in merito, leggete il mio approfondimento sulle penalità di Google.

Nell’ambiente SEO si tende ad ipervalutare l’effetto delle penalizzazioni di quest’ultimo tipo, soprattutto se su larga scala: in genere, leggere blog SEO e ritenere di essere vittime di una penalizzazione per questo motivo significa avere una visione molto angusta e semplicistica della SEO.

In molti anni, mi è capitato di sentire spesso (anche da professionisti autorevoli) che un calo di traffico su Google Analytics fosse associato ad una penalizzazione certa, specie in corrispondenza del roll-out delle varie versioni di Panda o Penguin. Ma come si fa essere certi di una penalizzazione se non c’è, ad oggi, uno strumento ufficiale di Google che la possa rilevare in automatico? Questa è, insomma, un’assunzione arbitraria che va corroborata da un insieme minimo di indizi, e che vedo attribuire invece con troppa leggerezza; il rischio è quello di intervenire sulle cose sbagliate, e perdere il proprio tempo in attività inutili.

Trovo da sempre quest’ultimo approccio privo di sostanziale fondamento, e questo soprattutto perchè datare l’uscita di un nuovo algoritmo penalizzante, e soprattutto metterlo in relazione con certezza al proprio sito, è difficile se non impossibile in molti casi. In linea di massima, preferisco checkare la certezza delle penalizzazioni manuali in primis: prima cosa, quindi, è quella di controllare il Webmaster Tools, e controllare che non ci sia nulla alla voce “Traffico di ricerca” ->”Azioni Manuali“.

In caso pero’ non sia possibile trovare nulla, più che controllare l’andamento del traffico (che può avere molteplici cause collaterali, cioè non legate ad una penalizzazione) vado a verificare anzitutto che il sito sia ancora indicizzato (usando l’operatore site:nomesito.it su Google) e soprattutto vado a verificare che il sito sia indicizzato per una qualche chiave di ricerca molto popolare o su cui si è lavorato in passato:

site:nomesito.it chiave

dove ovviamente bisogna inserire il proprio sito al posto di nomesito.it e la ricerca di interesse al posto di chiave. Se non uscisse alcun risultato da una delle ricerche indicate (in particolare dalla seconda), è altamente probabile che il sito sia stato penalizzato, oppure sia stato rimosso per comportamenti che violano le istruzioni per webmaster; resta comunque non banale identificare la penalizzazione, ovvero il problema preciso, che affligge il sito.

Tutto dipende dall’esperienza e dalle capacità del consulente, a quel punto: ma non bisognerebbe mai perdere di vista il nocciolo della questione, che è sempre quello di massimizzare il traffico al sito e “spingere” al meglio i suoi contenuti.

Il video seguente tende a chiarire i vari equivoci sull’argomento.

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