Come eliminare una penalizzazione di Google

La rimozione delle penalizzazioni di Google è forse uno degli aspetti che preoccupano maggiormente i webmaster, specialmente quelli meno orientati alle problematiche di ottimizzazione.

Di fatto, è bene tenere presente che la rimozione di una penalizzazione – e parlo di quelle notificate esplicitamente da Google, non di quelle presunte più o meno ragionevolmente – passa per una serie di fasi consecutive facilmente inquadrabili in questi termini. Scrivo questo perchè, molto francamente, mi da’ molto fastidio quando un cliente entra nel merito del prezzo che gli ho proposto, magari dicendo in modo subdolo che starei addirittura pagando troppo, ovvero (detta in termini eleganti) svilendo il mio lavoro stesso. Magari con questo articolo, per una volta privo di considerazioni tecnico-strategiche, riusciamo a mettere (almeno un po’) le cose a posto.

Prima di tutto… capiamoci!

Noto una certa confusione sul modo di esprimersi da parte dei SEO meno tecnici, per cui mi pare opportuno partire da questo. Quando si parla di penalizzazioni, infatti, si possono in genere fare due distinzioni fondamentali:

  1. le penalizzazioni manuali, che sono notificate esplicitamente nella Search Console di Google, e che ricadono solitamente nelle seguenti casistiche tipiche: Sito compromesso, spam generato dagli utenti, host gratuiti contenenti spam, markup contenente spam, Link non naturali che rimandano al tuo sito (link in ingresso penalizzanti), Contenuti scarni o con nessun valore aggiunto, Cloaking, Link non naturali dal tuo sito (link che state dando voi a qualcun altro), Puro spam, Immagini compromesse, Testo nascosto e parole chiave in eccesso (keyword stuffing). Google chiama solitamente queste penalizzazioni “azioni manuali” (fonte).
  2. le penalizzazioni algoritmiche, che invece non vengono notificate in modo esplicito, e per le quali solitamente si sfruttano strumenti esterni che possono aiutare a capire se sia il caso (la certezza a volte non c’è, comunque).

Attenzione al tipo di penalità che ricevete

Non voglio dire che le penalità algoritmiche siano fuffa, certo è che sono l’aspetto meno misurabile (e per questo, secondo me, a volte poco interessante) in ambito SEO.

Se le penalizzazioni di primo tipo sono banali da rilevare (basta verificare nella propria Search Console di non avere avvisi del genere, o di non avere mai ricevuto email), quelle di secondo tipo sono molto più subdole e, in genere, difficili o impossibili da rilevare. Vedo software rilevare penalità come per magia, e colleghi legare con eccessiva sicurezza a Penguin, Panda o altri fenomeni analoghi soprattutto i cali di traffico dei siti, quando in realtà nel caso di penalità algoritmiche non c’è modo di ricondurre con certezza il problema ad una causa specifica.

Ci sarebbe tanto da dire in questo contesto, ma in questa sede basti sapere che:

  1. le penalità algoritmiche da Google Penguin tendono a penalizzare gli schemi di link, che poi nella pratica spesso si riconducano a link building piuttosto grezze, a volte rilevabili ad occhio nudo; per la cronaca, Penguin colpisce ciclicamente i risultati di ricerca dal 2012 in poi (si contano più o meno 7 aggiornamenti certi ad oggi). Si tratta di una delle penalità più popolari in assoluto, che se da un lato conferma che inserire tanti link in ingresso al proprio sito sia un fattore determinante per il ranking, dall’altro invita indirettamente a fare un po’ di attenzione nel farlo.
  2. le penalità algoritmiche da Google Panda riguardano il fenomeno delle content farm, cioè i siti che riproducono / scopiazzano (spesso via software) contenuti altrui allo scopo ad esempio di trarne vantaggio in termini di inserzioni pubblicitarie; la qualità di questi siti è bassa, l’utilità per gli utenti è spesso prossima allo zero. Il problema principale di questi siti copia è che a volte riescono a posizionarsi meglio degli originali, per quanto il fenomeno mi sembri piuttosto in calo negli ultimi tempi. AI tempi, Google pubblicò un celebre articolo (Indicazioni per la realizzazione di siti di qualità) in cui indicava indirettamente i criteri perchè un sito desse “fiducia” in tal senso: articoli scritti in modo attendibile, scritti da esperti o appassionati del settore, nessuna presenza di duplicati approssimati ( articoli pubblicati in gran numero e con piccole variazioni del testo), affidabilità dei sistemi di pagamento, assenza di errori ortografici grossolani, più altre metriche più difficili da misurare come autorevolezza del sito, affidabilità, invasività degli annunci ed altro ancora.

In genere, poi, ricordatevi che le penalità algoritmiche riguardano ufficialmente percentuali di query molto basse, spesso inferiori all’1% di quelle globali (ovvero non solo di quelle italiane!): questo mi suggerisce, da sempre e fino a prova esplicita contraria, che sia necessaria una enorme cautela nell’addurre cause a fenomeni. Del resto, anche se tutti i siti di un campione sono evidentemente stati colpiti da uno dei suddetti, non è affatto detto che la cosa riguardi anche il nostro sito (anche se, ovviamente, è importante sapere dell’esistenza di questi rischi).

Si noti, per inciso, che la recente casistica delle notifiche ai siti senza HTTPS non sembri ricadere in questo contesto, almeno non ad oggi: per cui non si tratta, in quel caso, di una penalità nel senso qui spiegato.

Quando si riceve una penalizzazione esplicita da Google (azione manuale) c’è il lavoro più concreto da fare, ovvero:

  1. è necessario anzitutto accedere alla Search Console del sito, per cui dovrete fornire al vostro consulente (o fare voi stessi, in caso) l’accesso alla piattaforma, e prendere nota della notifica esatta che avete ricevuto per il sito critico;
  2. è necessario esportare la lista di link in ingresso al sito, che viene tipicamente importata come file Excel;
  3. a questo punto ci sono due sotto-casi fondamentali: il primo riguarda le penalità da link in ingresso (Link non naturali che rimandano al tuo sito), il secondo quelle da link in uscita (Link non naturali dal tuo sito).
  4. Se avete una penalità a livello di backlink in ingresso significa che è stata fatta una link building troppo spinta, oppure che qualcuno possa avervi fatto penalizzare apposta: difficile dirlo, ma l’aspetto davvero spinoso è legato alla procedura necessaria per uscire dal problema. Si tratta infatti di analizzare uno per uno i backlink in ingresso riportati dalla Search Console, al fine di individuare quelli sospetti o malevoli; la valutazione non è automatizzata, richiede un criterio di massima da seguire ed un certo senso critico. Si crea una bella lista (file di testo o Excel) di backlink sospetti, e poi si può decidere di A) contattare i webmaster e chiedere di rimuovere i link (ed in più metà dei casi non funzionerà, purtroppo) B) inviare un file formattato per il disavow di Google, e “prendere le distanze” da quei link in modo ufficiale (consigliato). Una procedura, quest’ultima, che è anche un po’ di imbarazzante (per alcuni) “ammissione di colpa” – del resto spesso capita di ereditare situazioni critiche su cui non avete responsabilità dirette – ma che mi pare l’unico modo per uscirne indenni. Si dovrà, dopo aver concluso la raccola link sospetti (il che può richiedere, a seconda del volume di dati, da diversi giorni ad un paio di settimane di lavoro), passare a fare una richiesta di riconsiderazione del sito web sempre mediante Search Console. Essa andrà formulata in modo opportuno evidenziando, soprattutto, il lavoro che è stato eseguito e la situazione eventualmente ereditata: tanto vale essere molto sinceri nella lettera di accompagnamento, aggiungo sempre. Se la richiesta viene accettata, il lavoro si conclude qui; in caso contrario è necessario ripetere le fasi 3 e 4 finchè non vanno a buon fine. La guida per l’uso dello strumento del disavow tool è questa, comunque.
  5. In caso di penalizzazioni da link in uscita, la procedura è leggermente più agevole: si tratta di individuare i link in uscita dal vostro potenzialmente dannosi (Google non vi dirà, neanche qui, “chi” stia penalizzando e a volte neanche “dove” precisamente), e direi che in questi casi il 90% delle responsabilità ricade sui link sitewide, cioè quelli diffusi su tutte le pagine mediante widget o footer. Se sono nei widget, suggerisco di rimuoverli e basta; se invece sono nei footer, si tratta di modificare il theme via HTML / PHP (la cosa non è per forza banale: in WordPress ad esempio è richiesto di creare il theme child, altrimenti le modifiche si perderanno!) Diversamente, una volta mi è capitato di sfruttare un crawler di pagine open source e di lanciarlo sul sito critico per individuare tutte le occorrenze di pagine compromesse. In genere, quello che va fatto è estrarre dal vostro sito (mediante opportuni software, ma anche manualmente alla peggio) tutti – senza eccezioni ! – i link esterni delle vostre pagine, per poi (anche qui) individuare quelli che siano di natura manipolatoria PageRank e simili; è chiaro che questa è la parte più corposa del lavoro, e richiede una certa esperienza al fine di individuare quello che non va, oltre al tempo materiale di analizzare i dati. Se avete venduto dei link a terzi, per inciso, Google vi sta molto probabilmente invitando a rimuoverli. Nella mia esperienza, rimuovendo questi link dannosi ed inviando la richiesta di riconsiderazione a Google, sarà possibile rientrare alla normalità. Per capirci ancora meglio, i dettagli di un lavoro di questo tipo, da me svolto un po’ di tempo fa, si trovano nell’articolo Escape from Google manual penalties (in inglese). Come avete visto, è un lavoro lungo che richiede tempo e competenza.
  6. Una piccola nota ulteriore: in genere le penalità manuali di Google possono riguardare A) tutto il sito (tipico delle segnalazioni di Sito compromesso) B) solo una parte dello stesso (tipo delle penalizzazioni da link in ingresso / uscita). Non sempre è facile orientarsi a capire “cosa” modificare, per cui in caso di difficoltà tanto vale segnalare tutto o quasi (backlink malevoli in ingresso) o al limite cambiare theme o CMS (le penalità da link in uscita si risolvono spesso, anche se non sempre, facendolo).
  7. Molti colleghi mi hanno fatto notare, in passato, come effettivamente non ci sia “prova” concreta del fatto che la penalizzazione venga rimossa. Questo secondo me è vero in parte, anche perchè se le cose si fanno come si deve Google notifica il rientro alla normalità. Per le penalità algoritmiche, invece, il discorso è completamente diverso ed effettivamente, in quei casi, l’obiezione ha più senso. Tra l’altro, aggiungo, una penalità rimossa oggi non è detto che non possa tornare domani!

In questi casi, in effetti, è consigliabile rivolgersi ad un consulente esterno che faccia questo lavoro per noi; ovviamente sul prezzo ognuno ha le proprie politiche e di questo, se ci fosse bisogno di dirlo, bisognerebbe avere più rispetto. Faccio giusto un appunto a chi ha scritto, in passato, articoli sul prezzo più giusto da applicare per una consulenza X, e questo (oltre a sembrarmi una cosa in certi casi poco etica, e più che altro “chiacchiere da bar”) è abbastanza fine a se stessa, fuorviante e – detta in modo brutale – credo non sia utile a nessuno.

...non andare via!

In questo sito trovi tutorial, articoli sulla SEO e suggerimenti per la tua attività online: scoprili adesso!

Leggi anche

Guida operativa ai tag di SEO Yoast: %%title%%, %%... Che SEO Yoast sia uno dei plugin più usati di WordPress credo di poterlo affermare senza rischiare quasi nulla; del resto, le alternative di plugin SE...
Lista di siti per pubblicare comunicati stampa, ar... Sarà anche una pratica fin troppo abusata, non sempre efficace e, anzi, molto spesso deprecata, ma le richieste di pubblicazione di articoli via artic...
Come capire se hai bisogno di un SEO Non tutti hanno bisogno di fare SEO sul proprio sito, ed in questo nuovo articolo proveremo a spiegare il perchè. In breve, io credo che la SEO debba ...
8 punti critici per ottimizzare un sito multilingu... Realizzare un sito multilingua è difficile già di suo e, come spiegavo anche in un altro articolo (leggi: Come realizzare un sito multilingua), includ...
Link building diretta e indiretta: come farle e pe... Quando si pensa alla link building è difficile dare un'idea di ciò che è necessario fare senza ricorrere ad esempi concreti: l'ho fatto in diverse occ...
I tre strumenti fondamentali per lavorare con la S... Farsi aiutare dai software è doveroso durante qualsiasi attività SEO, e questo perchè i dati da analizzare sono quasi sempre di diversa (backlink, fon...