Quando Google ti penalizza più volte

Un nuovo post pubblicato sul blog per webmaster di Google (Repeated violations of Webmaster Guidelines) richiama l’attenzione dei webmaster vittima di una penalizzazione sul proprio sito, che dopo aver (ad esempio) rimosso i link maliziosi li hanno reinseriti, del tipo “Google mi impone di mettere il nofollow, lo tolgo, la penalizzazione sparisce, ebbè… adesso lo tolgo di nuovo, e sono a posto, yahoo“.

In pratica, abbiamo una nuova categoria di webmaster (e di SEO, di riflesso), quelli recidivi: pagano la “multa”, fingono di fare i “bravi ragazzi”, e poi ci ricascano. Considerando che ti possono aver beccato una volta, possono farlo anche la seconda, la terza e così via: ma questo dovebbe essere ovvio, perchè – se non fosse così – sarebbe una perdita di tempo per tutti. Una cosa raggelante, secondo me, che da’ l’idea di un “parco giochi” in cui, se i termini del discorso sono davvero questi, non mi pare si possano sviluppare progetti, competenze e piani a lungo termine.

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Credo anche la circostanza sia ispirata ad almeno un caso reale, per cui dedico un pensiero di conforto alla persona che ha avuto un’idea “geniale” del genere, sia pur del tutto simbolico: non prendetela a male se l’avete fatto anche voi, e la penalizzazione vi è stata notificata una seconda volta, perchè la cosa fa francamente sorridere. È ovvio che si possono aggirare certi controlli che fa Google, ma in un discorso serio (e soprattutto in una consulenza) non è proprio per tutti farlo: almeno, usiamo un po’ di fantasia, e non facciamocene accorgere ripetendo di nuovo… lo stesso comportamento.

Mi da’ parecchio fastidio la circostanza, in effetti, perchè finisce per buttare ulteriori secchiate di fango sul nostro settore, e nel sentire storie del genere, mi rendo conto, molti potenziali clienti potrebbero sentirsi scoraggiati a farsi fare la consulenza se poi, alla prova dei fatti, succedono cose del genere. In effetti non dovrebbe mai sfuggire l’aspetto legato al “perchè” i backlink possono essere malevoli ed è sempre più facile, per Google, accorgersi di quelli che cercano di manipolare il PageRank: non fosse altro che il PR l’hanno inventato e raffinato loro stessi, e che un semplice controllo sui link permette di rilevare, in maniera algoritmica, se ci sono link “malevoli” e questo avviene anche in ripetute sessioni, insomma.

La penalizzazione non è un costo che si paga una volta tanto e via, ma può anche ripetersi, soprattutto nel caso di comportamenti recidivi come quello descritto, e questo comunicato di Google sembra chiarirlo in maniera piuttosto chiara. Attenzione, quindi, a “giocare” con queste cose, e diffidate dai consulenti che vi prospettano cose del genere.

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