Il mito del click sui banner che ti fa guadagnare

Da quando esiste interne si è diffusa una pletora di corsi, contenuti più o meno a pagamento, banner, articoli su blog, considerazioni da forum e via dicendo incentrata sulla mitologia dei click: in parole povere, vari guru del settore hanno provato a convincerci che bastasse cliccare sui banner (o meglio far cliccare le persone sui nostri banner) per creare siti di guadagno automatico. In realtà le cose sono un po’ più complesse di così, ed è ora di fare chiarezza, una volta per tutte, sull’argomento.

  1. Se qualcuno guadagna su un click, qualcuno deve aver speso: trovo davvero surreale come molte persone, che conoscono internet ed il suo funzionamento solo ad intuito, siano convinte che internet possa essere una sorta di riserva infinita di denaro, in attesa di disoccupati o scansafatiche o perennamente connessi sul web pronti a fare da spammatori / cliccatori seriali. I vari programmi che vi propongono di essere pagati per vedere dei video o per fare amenità simili, ad esempio, servono quasi sempre a generare traffico artificiale a certi contenuti (quindi, nel fare queste cose, state contribuendo a creare traffico artificiale a vuoto decisamente simile a spam). Se, ancora, vi auto-cliccate i banner del vostro sito, state sostanzialmente scippando soldi a chi ha investito su quei banner, e questo infatti comporta penalità e non assegnazione dei guadagni quando non, addirittura, il ban definitivo. Questo comportamento vale anche se un vostro amico o conoscente clicca sui vostri banner pensando di farvi un favore: non perchè gli amici non debbano fare queste cose, ma perchè il modello di business dei banner si basa sul far compiere un’azione a chi vede la pubblicità, come ad esempio iscriversi ad un sito, lasciare il proprio indirizzo email o comprare un prodotto. Se il vostro amico non è cosciente di ciò, come avverrà nel 99% dei casi, il comportamento sarà comunque a rischio: non rovinate tutto, pertanto.
  2. Non è il click che ci fa guadagnare, anche se programmi di affiliazione come Google Adsense usano attivamente questa metrica per misurare il successo delle nostre campagne pubblicitarie; il clic ci fa guadagnare a determinate condizioni, cioè se l’inserzionista (chi investe in pubblicità) riceve un riscontro oggettivo da parte di quel clic: ancora una volta, questo avviene se il click gli porta un nuovo cliente, se uno compra il prodotto che viene riferito dal link di affiliazione, se uno si iscrive ad una mailing list, e così via. Ci sono anche inserzionisti che pagano ogni 1000 visualizzazioni, ad esempio, oppure per clic “a vuoto”: ma li pagano poco, per ovvie ragioni (e spesso solo perchè sono costretti a farlo), per cui non possiamo pensare di basare un’attività seria sul web esclusivamente su questo.
  3. La pubblicità su internet non è come quella televisiva o sui giornali, che si basano (queste ultime) sul fatto che l’inserzionista paghi a prescindere uno spazio pubblicitario su una pagina molto frequentata o con molti lettori; su internet ovviamente esiste anche questo modello, ma si riferisce comunemente come vendita di banner o di link a costo fisso mensile e, detto per inciso, non sempre viene accolto con entusiasmo da chi spende in pubblicità, visto che non riesce a fornire un’indicazione sul ROI (ritorno dell’investimento). La pubblicità su internet paga bene (e anche tanto) i clic che portano ad un’azione concreta che diversamente non sarebbe mai avvenuta, come l’acquisto di un prodotto o servizio.

Ci sono anche ulteriori modelli di business dietro i banner su internet che non tratto per brevità, ma in genere le cose stanno come vi ho raccontato qui. Smettiamola, quindi, di credere ai miti del guadagno online su internet, e non affianchiamo nè confondiamo le attività che si svolgono sul web (blogger, social media markerting, SEO, consulenze, ecc.) con pseudo-attività per cui saremo pagati spiccioli sempre e comunque, e che si basino sull’ignoranza delle persone.