Guida definitiva alla link building all’italiana

In rete troverete numerosissime guide per fare link building, ma difficilmente riuscirete a trovarne una come questa: se molte altre, infatti, si affidano a marketer e copy improvvisati (con il pur rispettabile scopo di fare traffico sui rispettivi siti), questa è un aggregato di esperienze reali sul mio sito. Anzi, sui miei siti, perchè questo è il racconto di come faccio link building sui miei siti e su come l’ho fatto per i miei clienti, in un periodo che va dal 2012 al 2015 all’incirca. Il 90% di quanto leggerete dovrebbe rimanere valido per molti anni ma, come al solito, non prendete mai nulla per oro colato: la SEO è anche personalità e creatività, non solo tecnica (che è pur essenziale). Buon lavoro!

Link building: definizione

L’attività di link building (costruzione di link in ingresso) corrisponde a tutte le operazioni che si possono eseguire per incrementare la link popularity di un sito; si va dalla pubblicazione su siti esterni di articoli tematici (guest post, article marketing ecc.) fino alla richiesta di link a siti pertinenti o all’utilizzo di forum e siti di domande e risposte. A livello pratico, inoltre, è possibile distinguere tra costruzione di link (link building, che presuppone un certo grado di forzatura: diversamente, per intenderci, difficilmente avremmo ottenuto quel link) ed acquisizione di link (link earning, che è una pratica più spontanea e spesso non determinata direttamente dalla volontà di un SEO).

L’attività di link building è parte delle classiche consulenze SEO, e ne costituisce una delle componenti più importanti (e, c’è da specificare, più a rischio di eventuali penalizzazioni da parte d Google).

Come fare link building senza fare stupidate

La link building è forse una delle principali attività per condurre campagne SEO efficaci, nonostante orde di pseudo-esperti si affannino a ribadire il contrario (spesso lo fanno, nella mia esperienza, semplicemente perchè non hanno idea di come farla): essa consiste nel generare con varie tecniche dei link in ingresso ad un sito web, con lo scopo primario di aumentare il traffico di visitatori interessati da Google (questo è un criterio che uso personalmente anche per far capire ai meno esperti di che si tratta, ma non è una “bibbia”). Partendo dal presupposto che i siti più popolari sui motori siano anche i più linkati, infatti, tale strategia permette di aumentare le referenze, l’autorevolezza e la credibilità del sito sia agli occhi dei motori che a quelli degli utenti. Un sito che viene linkato come fonte da un’enciclopedia online, ad esempio, è plausibile che acquisisca più valore per il posizionamento su Google o Bing.

Da dove partire. Non è agevole illustrare le tecniche per fare link building in generale, perchè molto dipende dal contesto ed ogni sito possiede le proprie strategie ottimali; in genere, la cosa migliore da cui partire è ragionare sull’assunto “perchè un utente dovrebbe linkare una mia pagina, la mia home page o un mio articolo“? Può sembrare un ragionamento astratto o senza riscontri pratici, ma in realtà non è così: più convincenti riusciremo ad essere nella risposta a questa domanda, più il nostro backlink sarà durevole nel tempo e, di conseguenza, più efficace potrebbe essere la nostra campagna SEO.

Motivi validi per farlo, che diventano quindi tecniche indirette di link building, potrebbero essere:

  • ho risposto efficacemente ad una domanda molto comune con un mio articolo;
  • ho scritto qualcosa che potrà essere molto utile agli utenti del mio settore;
  • ho proposto una pagina che aggrega saggiamenti dati in modo inedito e, ancora una volta, utile agli utenti;
  • ho agevolato gli utenti mediante un servizio
  • … tanto altro 🙂

Normalmente un buon modo per pensare alla link building è quello di vederla come una diretta conseguenza della qualità: se produco eccellenti contenuti sul mio sito, sarò linkato in modo naturale da qualcuno, prima o poi (link building indiretta), ma è anche possibile – entro certi limiti – “spingere” noi stessi i link: ad esempio, potremmo provare a sottoporre il nostro sito a DMOZ nella corretta sezione, e ciò diventerebbe un esempio di link building diretta. Altri esempi di siti web che ci linkano volentieri possono essere i social news alla Reddit o DiggIta, i forum, i blog dei colleghi e via dicendo.

Link building nella pratica. In genere, l’acquisizione di link può avvenire mediante segnalazione (anche via email) su:

  • siti simili al nostro;
  • blog o quotidiani online del settore;
  • forum di appassionati;
  • portali aggregatori di contenuti e comparatori di prezzo.

La link building è dunque un’attività SEO mirata ad incrementare la popolarità di un sito, e questo mediante link esterni, che nella migliore delle ipotesi possiamo solo mettere nelle migliori condizioni perchè avvenga. Esattamente come avviene per il concetto di “popolarità” nella vita reale, infatti, tale effetto viene prodotto da una insieme di comportamenti (i contenuti web), dall’idea che le persone hanno “mediamente” di noi e da quanto riteniamo condivisibile, utile o accattivante un certo contenuto (viralità).

Equivoci molto comuni. L’idea approssimativa che “più link si possiedono da fonti esterne meglio è” porta molti webmaster e SEO ad incrementare i backlink in modo indiscriminato, spesso limitandosi a considerare esclusivamente quelli provenienti da siti molto popolari (e anche a costo di forzature e, spesso, di pagare qualcosa per ottenere il risultato).

Per quanto molte stime del PageRank siano quasi sempre errate (Google non ha quasi più alcun interesse a pubblicarlo, anzi sembra quasi “pentito” di averlo reso consultabile con il suo vecchio tool), la link building viene purtroppo intesa quasi sempre in termini di PageRank acquisito. Un approccio alquanto miope alla link building, che sconsiglio sempre (quasi sempre invano, devo dire) perchè ritengo non porti a risultati duraturi o, nella migliore delle ipotesi, a risultati positivi in modo puramente accidentale.

Un modo più costruttivo per entrare nella logica della link building è, ad esempio, quello di provare a farsi linkare da Wikipedia, ad esempio: poichè i contenuti saranno moderati, infatti, è necessario saperci entrare senza dare “fastidio”, o senza indurre il sospetto che lo stiamo facendo per fare SEO “sporca”. Capirete quindi la natura “editoriale” dell’attività, nei termini in cui ci troviamo ad essere freelance al servizio del “capo-redattore” Google.

Fare link building basandosi sul PageRank o su altri indici, senza considerare il contesto e la logica dietro ogni link (un link naturale deve essere contestualizzato e “credibile”, in un certo senso, cioè non deve “sembrare” messo lì solo per fare numero) è rischioso in termini di penalizzazioni e spam: il proprio “profilo di link” va curato sotto ogni aspetto, ed all’acquisizione di buoni backlink spesso si rende necessaria un’attività parallela di rimozione dei link di spam, automatizzati o fuori contesto rispetto al sito.

Modi validi per fare link building sono legati prettamente al contesto in cui si opera, e passano per segnalazioni dirette, richieste ai webmaster di siti simili, introduzioni del link al sito in discussioni su blog e forum, guest post, article marketing e contenuti postati su piattaforme user-generated content come Youtube. Nella pratica, la maggioranza dei link vengono (ribadisco ancora) acquisiti in maniera spontanea, cioè senza l’intervento del webmaster: è il caso in cui pubblichiamo un contenuto molto utile per gli utenti (una guida, tipicamente) ed alcuni blogger ritengono tanto valida la risorsa da linkarla dal proprio sito. Il processo avviene quindi per via naturale e – per quanto si possa incoraggiare mediante esperienza e tecniche borderline – non è quasi mai il caso di forzarlo.

La buona link building è indispensabile per misurare in modo approssimato la popolarità di un sito o di una pagina web, e quindi indirettamente il tasso di successo anche in termini di ROI e conversioni, di un qualsiasi sito web di natura commerciale: ma è proprio quest’ultimo aspetto, di fatto, a renderla controversa per molti aspetti.

Tecniche: 10 strategie per trovare backlink con Google

Trovare backlink è uno dei principali obiettivi che, presto o tardi, si affaccia in qualsiasi attività di questo genere: come fare a trovarli? Di norma per tracciare e “trovare ispirazione” per i backlink si possono usare strumenti appositi di ricerca: Google, ad oggi, non consente di vedere questo livello di dettaglio in maniera universale, ed i dati delle Search Console sono riservati, giustamente, ad ogni proprietario del sito. Per poterne sapere qualcosa in più, specialmente sui nostri competitor, bisogna quindi cercare di inventarsi qualcosa!

L’unica alternativa, in effetti, per trovare backlink di altri siti (di cui non disponiamo del controllo via Search Console) è quella di aguzzare un po’ l’ingegno e sfruttare i seguenti search pattern, che possono essere molto utili per andare a caccia di link in ingresso spesso inaspettati e non raramente di qualità. Uno strumento molto utile per trovare potenziali backlink, senza tool esterni e sfruttando la “magia” degli operatori di ricerca.

Nota: quando riportiamo la stringa [tuachiave] faccio riferimento ad una delle chiavi di ricerca per cui vi interessa posizionarvi col vostro sito, o – per estensione – una qualsiasi ricerca interessante che sia emersa dal vostro SEO audit (le parentesi quadre non vanno utilizzate). Tenete conto, ad ogni modo, che nessuna di queste ricerche restituirà backlink in ingresso in automatico: i risultati vanno sempre scremati, filtrati ed analizzati in maniera critica, per cui molto del successo di questa tecnica dipende dalla sensibilità e dell’esperienza del SEO che le mette in pratica.

Passiamo subito a fare un po’ di esempi concreti, con 15 strategie di ricerca sfruttabili per trovare nuovi backlink utili.

Cercare all’interno di un sito

site:seo.salvatorecapolupo.it [tuachiave]

Cerca [tuachiave] esclusivamente all’interno del sito seo.salvatorecapolupo.it

Cercare link da directory

aggiungi sito [tuachiave]

Permette di cercare direttamente directory web su cui listare o segnalare direttamente il nostro sito (vedi anche un elenco di web directory italiane qui); disponibile in numerose varianti come ad esempio aggiungi sito [tuachiave], aggiungi url [tuachiave], guest post [tuachiave] (per trovare articoli che propongano la possibilità di scrivere noi stessi l’articolo) e così via.

Cercare link da blog

segnala * articolo [tuachiave]

Trova siti web relativi a [tuachiave] che possano offrire la possibilità di segnalare URL di articoli a tema.

Cercare link da blog WordPress

"powered by WordPress" [tuachiave]

Permette di cercare siti in WordPress che trattano l’argomento [tuachiave]; di fatto, si tratta di una tecnica per listare velocemente siti web (e blog, nello specifico) da cui farsi linkare via richiesta diretta, commenti, segnalazione di pagine 404 e così via. In questo caso è consigliabile selezionare la lingua italiana tra i risultati, per trovare riferimenti più pertinenti.

Cercare backlink da siti meno noti

[tuachiave] -site:sitofamoso1.est -site:sitofamoso2.est ...

Questa è una strategia di base da usare in modo personalizzato, perchè permette di escludere i brand molto grossi dai risultati di ricerca (ad esempio sitofamoso1.est e sitofamoso2.est, ma la lista può essere anche molto lunga) in modo da visualizzare meglio eventuali opportunità di backlink filtrate, di fatto, da eventuali sovraottimizzazioni che spesso chi arriva primo sui motori tende ad effettuare. Ideale da escludere se il competitor appare più volte negli stessi risultati, ad esempio.

Cercare risultati di ricerca correlati

~tuachiave 

Permette di cercare risultati di ricerca correlati alla ricerca [tuachiave].

Cercare siti con estensione .it

site:*.it [tuachiave]

Cerca solo siti con estensione .it, è combinabile con i pattern precedenti, ad esempio site:*.it “powered by WordPress” [tuachiave].

Cercare riferimenti al tuo sito (brandizzazione)

sito.com -site:sito.com

Ad oggi è uno dei miei pattern di ricerca preferiti, in quanto serve a tracciare risultati di ricerca che includano il nome del sito e che non siano inclusi nel sito stesso. In altri termini, in questo modo andrete a tracciare un discreto sottoinsieme di backlink esterni in ingresso a sito.com. Disponibile anche con le varianti “sito.com” -site:sito.com e naturalmente anche come sito.com [tuachiave] -site:sito.com.

Cercare link da Wikipedia

site:wikipedia.org [tuachiave] "non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti"

questo tipo di ricerca è particolarmente efficace per reperire rapidamente pagine Wikipedia senza fonti, per le quali potrete aggiungere il vostro sito (sfruttando la sintassi di Wikipedia e la relativa netiquette), ammesso ovviamente che sia lecito farlo e che ci siano le condizioni. Caso tipico: un sito incentrato su una nicchia X che viene linkato da Wikipedia come spiegazione approfondita del settore.

Cercare link da blog / 2

intitle:blog [tuachiave]

è un ennesimo pattern di ricerca per trovare blog, che fa il pari con intitle:forum [tuachiave] che permettono, invece, di cercare solo forum a tema. Anche qui potete trovare molte opportunità di backlink spesso inaspettate.

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Link earning: quando prendere un link naturale è quasi… un miracolo

Fare SEO è in generale un’attività stimolante e priva di confini, molto adatta per chi possieda una buona dose di flessibilità mentale e sappia mescolare nel modo giusto creatività, tecnica e pianificazione; farla in Italia, in particolare nella nostra lingua, potrebbe tuttavia portare a problemi di grossa entità e, in definitiva, ad una sostanziale situazione di stallo.

Come incrementare i referral? Come aumentare le visite? Come posizionarsi al meglio? Dove prendere i link, soprattutto, specialmente se il settore di mercato a cui fa riferimento il nostro sito è particolarmente competitivo? Per provare a capirlo un po’ meglio, proporrò un caso studio pubblicato di recente che mi sembra particolarmente significativo, e che bisogna fare attenzione che non crei facili illusioni agli addetti ai lavori italiani.

Nel blog di Ahrefs Viral Link Building with Coke (anche se ritengo sia più una tecnica di “guadagno” di link, cioè link earning) viene descritto il caso interessante in cui un sito, precedentemente senza alcun backlink, inizi a riceverne a iosa (e tutti da siti autorevoli) “semplicemente” postando un articolo sugli effetti della Coca-Cola sull’organismo. Gli ingredienti sono quelli di sempre:

  1. prendere un argomento che interessi molte persone (target generalista);
  2. creare ed aggiungere un’infografica che riassuma l’argomento;
  3. caratterizzare l’articolo con un minimo di controversia.

L’argomento non sono ha suscitato share spontanei sui social network, ma ha anche attirato l’attenzione di moltissime testate come quella di Yahoo!, l’Huffington Post ed il popolarissimo BuzzFeed. Il problema di questo genere di approccio è che in Italia è difficilmente proponibile: se l’approccio antibufala funziona discretamente in certi casi (specie se si tratta di una leggenda urbana del settore mai smentita o affrontata a dovere), e se l’originalità e lo stile di scrittura giocano a mio avviso un ruolo determinante, c’è da dire che nel nostro paese è difficile che si venga linkati da siti grossi, a meno che non si parli di politica (in modo peraltro alquanto goffo e semplicistico), oppure non si abbia qualche giornalista che scrive su grosse testate online dalla propria parte (come amicizia, favore, e via dicendo). Insomma, a mio parere in buona parte dei casi solo le cosiddette markette riescono a funzionare, ed una diffusione virale di un topic da parte di un sito sconosciuto (che, nel caso analizzato, peraltro ha pure sfruttato Reddit per iniziare ad “inseminare” la notizia, altra realtà enorme sul mercato anglofono che, in Italia, praticamente non esiste).

Non è facile, insomma, replicare quell’effetto anche da noi: non ci sono i vettori per farlo, o meglio ci sono ma sono decisamente più dimensionati. Motivo per cui, forse esagerando un po’, ho parlato di “miracolo” nel titolo: le attività di link building si possono certamente effettuare, ma con il corretto spirito editoriale di fondo.

5 tipi di backlink nofollow che amerai lo stesso

I link builder sono ossessionati dalla presenza dell’attributo nofollow sul link che ottengono, ma questa secondo me è un’ipotesi non soltanto errata ma anche limitante e restrittiva: in molti casi, se ben fatto, anche un link con nofollow può essere molto utile alle proprie attività SEO. Il problema, come sempre, è riuscire a misurare il contributo, ma poichè è difficile farlo anche sui link senza nofollow (cosiddetti dofollow) tanto vale considerare “quasi” equivalenti le due cose e misurare direttamente le prestazioni del sito sui motori, nel tempo.

In questo articolo proverò ad esporre 5 esempi di backlink significativi con attributo nofollow che vorreste avere anche voi: sì, anche voi che fate gli espertoni in materia, e sottolineare che il dofollow è l’unica cosa che conta. Ma è davvero così?

Sono anni che mi chiedo il perchè di questa ossessione anti-nofollow, e col tempo credo di aver imparato a legarla esclusivamente al mercato dei link: in pratica, chi snobba i link nofollow lo fa per alimentare, o non sminuire, il valore della compravendita link. Pensarla in questo modo mostra una visione limitativa della SEO, soffocata da una imprecisata e deleteria ossessione per “il successo” che da consulente non potrò mai accettare. Google, per inciso, ha pubblicato un comunicato in cui scrive, tra l’altro, che i blogger dovrebbero usare il nofollow su tutti i link che non siano venuti fuori in modo organico (ad esempio, i link che non esisterebbero se non ci fosse stata qualcosa in cambio di quel link, come un prodotto o un servizio omaggio). Motivo per cui ho insistito più volte sull’idea che fare una buona link building coincida col trovare N buone ragioni per cui una pagina del nostro sito debba essere linkata dall’esterno (perchè è utile, perchè è divertente, perchè è tanto assurda da meritare l’esposizione ecc.)

In questa sede ho invece la presunzione, se posso dire così, di mostrare l’utilità anche di questo genere di link nofollow, ed il fatto che troppi ragionamenti di questo tipo finiscono per farci perdere di vista quello che conta davvero in ambito SEO.

Eccovi quindi 5 esempi “nobili” di link building in nofollow, che dovrebbero convincervi quantomeno a non fare discussioni o “pipponi” inutili.

  1. Guest blog non “malevolo” – Quando un blogger famoso ci offre lo spazio sul proprio sito, la tentazione di usare il dofollow è fortissima: ma non è affatto scontato, nè necessario, che si debba fare. Se il sito è famoso, infatti, riceverete comunque (anche in nofollow) molte visite da una fonte di traffico più o meno autorevole, a seconda di quello che trovate.
  2. Bookmark – I vari cloni di Reddit all’italiana propongono da sempre la possibilità di postare le proprie notizie e pagine web, col risultati di mostrarle in pochi secondi a centinaia di potenziali visitatori. Quei link sono utili per portare visitatori attivi sul sito, e questo non c’entra nulla con qualsiasi considerazione sul nofollow possiate fare.
  3. Wikipedia – Ci proviamo un po’ tutti a mettere il backlink al nostro sito da Wikipedia: la presenza di amministratori quasi sempre poco tolleranti verso la link building rende complicata l’introduzione di questi link. E si tratta di link nofollow; chi non li vorrebbe? Ricordo che si tratta di link tematici, molto visibili al pubblico e tutt’altro che banali da ottenere: i requisiti perchè siano considerati “buoni backlink” ci sono, mi pare. Il fatto che siano nofollow (lo fanno per evitare il fenomeno del fake PageRank) è forse la cosa meno interessante che li riguarda.
  4. Commenti sui blog – È senza dubbio l’ultima spiaggia (da cui l’immagine riportata ad inizio articolo, by the way) per promuovere un sito, e serve più che altro ad aumentare il traffico di visitatori incuriositi dal vostro profilo – per via di qualcosa che avete scritto, per esempio. Se vi pubblicassero un backlink al vostro sito dai commenti di un articolo di qualche giornalista famoso, siete sicuri che ne snobbereste l’opportunità, anche se nofollow?
  5. Piattaforme gratuite per scrivere articoli (alla Medium o Storify): queste piattaforme sono utilizzatissime dai SEO, addirittura per fare article spinning in alcuni casi. Forniscono un livello di link opportunity notevole, quasi sempre nofollow ma poco importa anche qui: è molto più importante la vostra capacità di sviluppare contenuti da angolazioni originali o degne di nota.

Link building diretta e indiretta: come farle e perchè

Quando si pensa alla link building è difficile dare un’idea di ciò che è necessario fare senza ricorrere ad esempi concreti: l’ho fatto in diverse occasioni su questo blog, ma non è tutto, ovviamente. Molto più interessante, forse, partire da idee generali dalle quali solitamente scaturisce la link building, che può essere forzata direttamente (ed è il metodo più immediato e semplice per farla, spesso l’unico) ma può essere anche indotta.

Cosa vuol dire? Per capirlo meglio, partiamo dalle tecniche di “forzatura” diretta che si possono usare per fare link building su un generico sito, tenendo conto che – in linea di massima – a determinare la migliore tecnica di link building è soprattutto il tipo di sito e gli argomenti che tratta. Sui siti commerciali solitamente è più difficile agire in questa direzione che sui blog “neutri”, così come è decisamente complesso (se non quasi impossibile, in termini di “pulizia”) mettere in pratica questa tecnica sui siti rivolti ad un pubblico adulto.

L’approccio diretto prevede, in linea di massima, tecniche basate sull’invio di contenuti (per esempio: scrivere articoli promozional-tematici, e li invio su vari blog nella speranza che interessino e sia approvati), oppure cerco di segnalare via email / forum / blog le risorse del mio sito ai webmaster potenzialmente interessati. Le tecniche dirette, sul mercato italiano, spesso tendono a risultare inefficaci sia perchè “tutti ci provano” un po’ a casaccio, sia perchè i soggetti con cui si lavora sono smaliziati, ma è ancora possibile, con un po’ di ricerche, trovare collaboratori preziosi anche in termini di coloro che sembrano essere nostri competitor. Estremizzando, offrire un pagamento per avere un link è una tecnica funzionale in tale dimensione a costo di accollarsi i rischi dell’effettuare una pratica del genere (penalizzazioni di Google).

L’approccio indiretto consiste invece nel generare localmente articoli, approfondimenti o FAQ e favorire (ad esempio diffondendoli sui social) che siano facilmente linkati da altri utenti, tipicamente (ma non esclusivamente) come “esche” oppure risposte a domande molto comuni del settore. Si tratta di una tecnica a più largo spettro, quindi, che richiede più tempo, più risorse ed implica spesso maggiori difficoltà, mentre il numero di preciso di backlink che si otterranno non può essere determinato a priori. Tutto sta nel mettere online “cose” utili, in effetti, e questo è tipico dei contenuti come i tutorial ed i suggerimenti da parte degli esperti, per quanto spesso i buoni contenuti passino inosservati ai motori di ricerca, spesso più presi ad esaltare l’hype di un argomento frivolo più che a valorizzare ciò che davvero è di qualità.

A caccia di errori 404 per fare link building

Essere linkati dai partner è fondamentale per tentare di incrementare i link “mirati” (Targeted link building) o fortemente tematici di cui ogni sito, a suo modo, ha bisogno a scopi SEO. Per una consulenza da me fatta di recente, mi è capitato di dover correggere un “link di partnership” – per intenderci: un rivenditore che si affida al negoziante mio cliente, che linka dal suo sito ufficiale quello di quest’ultimo, che puntava ad un dominio scaduto e non più rinnovato. Un backlink perso, in pratica, un dead link che puntava “a vuoto”, e che invece sarebbe stato più utile rivolgere al sito per cui facevo consulenza.

sito distributore -------XXXX------> vecchio dominio cliente, non recuperabile
sito distributore -------link------> sito cliente attuale

Prassi vuole, in questi casi, che venga inoltrata dal SEO una richiesta di correzione del link all’azienda, magari mediante l’indirizzo email ufficiale del cliente, in modo da conferire maggiore “ufficialità” alla cosa, in modo da ricevere sperabilmente un feedback in merito.

Il problema che si può riscontrare in questi casi è che, in molti scenari, le aziende sono ancora poco pratiche se non avulse al mezzo internet, leggono poco le email, non dispongono di personale esperto o particolarmente avvezzo a farne uso, per cui c’è il rischio che la richiesta non sia evasa perchè, letteralmente, non compresa da chi ci legge.

L’arretratezza in ambito tecnologico è, da questo punto di vista, considerabile come un fattore SEO a tutti gli effetti, che rischia di rallentare l’intero processo di link building in maniera considerevole.

Potrebbe essere utile, in questi casi:

  1. provare a sentire telefonicamente l’azienda (ammesso che abbia supporto in una lingua che conosciamo);
  2. scrivere la richiesta in maniera sintetica e comprensibile, dando per scontato dall’inizio che chi ci leggerà non sa niente di SEO;
  3. allegare alla mail un documento sintetico che spieghi il motivo per cui si fa questa richiesta (a patto che sia a prova di “dummies“, ovviamente, e magari evidenziandone i vantaggi indiretti puntando su concetti quali “fare rete” e via dicendo);
  4. ripiegare su altre scelte ulteriori, come ad esempio una qualche forma di link building indiretta (che pero’ richiede ancora più tempo della precedente, purtroppo).

Come sgamare i link comprati

Questo paragrafo nasce da un recente evento sul web marketing a cui ho partecipato (raramente vado a questi eventi, e quello che vi racconto è uno dei motivi per cui non lo faccio quasi mai) e che ha toccato, peraltro solo per pochi minuti, l’aspetto legato alla SEO. Si parlava di tecniche di promozione online, ed il discorso impostato è andato a prendere la parola magica “<a href=”http://seo.salvatorecapolupo.it/blog/link-building-diretta-e-indiretta-a-cosa-servono-e-come-si-effettuano/”><em>link building</em></a>” che ha rischiato di scatenare una discussione <strong>infinita</strong>.

Si è fatto riferimento, infatti, alle pratiche di link building, descritte in modo un po’ superficiale (non è questo il punto, comunque), e “demonizzate” dalla docente del corso per via delle possibili penalizzazioni a cui può portare. Verissimo, per carità, ma da qui è nata una discussione – sostanzialmente sterile – sull’opportunità della stessa, e sulla contrapposizione tra “malvagia” building e “benevola” link earning. Si dice spesso, in questi casi, che un conto è <strong>forzare</strong> (building) un link, ed un altro è invece produrre buoni contenuti e <strong>guadagnare</strong> (<em>earning</em>) link spontanei.

Sulla carta, insomma, guadagnarsi un link non dovrebbe affatto essere come comprarselo, giusto?

Se questa domanda è un po’ come chiedersi se sia nato prima l’uovo o la gallina, conduce ad una riflessione più ampia che credo meriti di essere condivisa.

Racconto un piccolo “esperimento” che ho fatto qualche tempo fa, ovviamente con le intenzioni di capire meglio di cosa parliamo quando (s)parliamo di certe cose, e vorrei riflettere proprio su questo. Ho avuto contatti con la copy/giornalista di una celebre testata di news online, peralto molto nota anche da noi, che scrive regolarmente per la stessa e che, in modo molto poco etico (per usare un eufemismo), mi ha chiesto <strong>1500 dollari per un articolo</strong> che linkasse un sito web a mia scelta.

Può anche darsi che il prezzo fosse spropositato perchè mi stava prendendo in giro, o magari sottovalutava le mie conoscenze professionali (spendere una cifra del genere per un articolo-marketta mi pare <strong>follia pura</strong>, per inciso), ma si tratta comunque di un chiaro esempio di link comprato: un link non naturale, insomma, che farebbe (sono piuttosto sicuro di questo) gola a parecchi di noi e che Google spazzerebbe via senza pietà.

Il punto è che <strong>sfido Google a riconoscerlo quale link comprato</strong>.

Si dice spesso che un buon criterio per distinguere <em>link earning</em> (guadagnarsi link pubblicando contenuti validi, unici e di qualità) da <em>link building </em>sia quello di valutare il contesto in cui il link compare: se un sito di pezzi di ricambio per la macchina o filosofia orientale linka il mio blog è sospetto, se invece lo fa il <a href=”http://blog.tagliaerbe.com”>TagliaBlog</a> (tanto per dire) è decisamente più normale. Nel caso in questione, sarebbe apparso un articolo sul mio blog di notizie a mo’ di notizia, e per quanto uno possa sollevare il sopracciglio in questi casi, il confine tra <em>article marketing</em> e news vera (sapete come si fa: orgoglio italiano, leader nel settore, startup, la piccola italiana che sfida Google ed amenità varie) è davvero sottile. <strong>Un backlink markettaro molto ben mascherato</strong>, insomma.

Sarebbe uscito su una testata giornalistica registrata in tribunale un articolo incentrato sul mio sito web, di natura prettamente commerciale, che avrebbe quasi certamente scatenato critiche da parte dei lettori ma, alla fine, avrebbe giovato comunque alla “visibilità”, anche solo per la quantità di traffico che avrei ricevuto dai click dei lettori sul link “incriminato”.

La discussione di cui sopra, quindi, era inutile proprio per questo motivo: <strong>a certi livelli, e quasi sempre pagando cifre grosse, non c’è modo di rilevare irregolarità di compra-vendita di link</strong>. Google è sempre più abile a rilevare casi del genere, naturalmente, ma non avrà mai modo, secondo me, di capire se certi link siano stati comprato: dovrebbe analizzare le società offline, spiarne le telefonate o le email, analizzarle dal punto di vista finanziario mentre certe operazioni – transazioni bancarie sospette, tanto per intenderci – non avrà mai (speriamo!) l’autorità per effettuarle.

La mia riflessione finisce qui, e sottolinea la mia critica ai SEO che passano troppo tempo a sfornare improbabili definizioni più che a darsi da fare nel proprio lavoro.

Resto abbastanza sicuro, purtroppo che più della metà dei miei clienti avrebbe fatto un pensierino alla proposta della <em>copy</em> di cui sopra, vedendola come l’opportunità del secolo (e ripeto, per me non lo è) e dandomi del pazzo perchè non l’ho fatto anch’io. Eppure 1500 dollari per una consulenza sono spesso considerati “tanta roba”…

Link building: come farla via email

Come ho scritto ieri sul mio articolo su trovalost.it (Le richieste di link via email sono un modello di business che non funziona), le richieste dirette di backlink via email sono certamente un metodo per fare link building ancora valido, e che rimarrà tale per molto tempo ancora.

Certo è che in molti casi non può funzionare, almeno per come viene concepito, specie se si riduce a due casi:

  1. scambio di favori, magari un giorno linkerò te ecc.;
  2. link a pagamento, ti pago se metti questo link.

Entrambi portano a svantaggi nell’immediato: nel primo caso è un link che rischia di avere impatto nullo sulla SEO, nel secondo si va contro le regole di Google. In entrambe le circostanze, a mio umile parere, si ha l’impressione che il gioco non valga realmente la candela.

Esiste una casistica intermedia di richiesta di link building via email, pero’, che mi sembra decisamente più efficace, e che:

  • porta traffico mirato e tematizzato nel tempo;
  • porta link utili lato SEO (il che secondo alcuni sarebbe diretta conseguenza del precedente punto);
  • porta link che molti altri potrebbero avere;
  • porta link difficili o quasi impossibili da ottenere con strumenti automatici o tool SEO.

Funziona così: bisogna setacciare pazientemente Google e Bing, alla ricerca di siti autorevoli nel nostro settore che si occupino di stilare elenchi di risorse (i migliori siti per fare X, per capirci). Si crea poi una lista di URL e si visitano uno per volta, eventualmente scremando la lista in base alla qualità che riusciamo a percepire sul sito. Tra questi link, prima o poi – ad esempio tutorial, articoli e FAQ – potrebbe ragionevolmente trovare posto anche un nostro articolo pubblicato, guarda caso, sul sito che stiamo cercando di valorizzare o “spingere” lato SEO.

A questo punto, quindi, basterà contattare i webmaster in questione, e chiedere un link. Sappiate che:

  • in molti casi non riceverete risposta (7 volte su 10, nella mia esperienza);
  • almeno un webmaster vi chiederà soldi per questa cosa (ignoratelo);
  • due webmaster su dieci, alla fine, potrebbero essere disponibili a darvi un backlink in maniera relativamente disinteressata: il miglior backlink che potrebbe capitarvi, per quanto sia “stimolato” da una richiesta via email (ma vale anche via Facebook, Twitter o altri strumenti analoghi, ovviamente).

La percentuale di successo di questa tecnica non è altissima, e funziona maluccio soprattutto nei settori considerati borderline (adult, scommesse online, ecc.): quantomeno, pero’, predilige la qualità, è una tattica intelligente e secondo me relativamente immune alle penalizzazioni. Da valutare, ma la percentuale di successo è molto soggettiva, e dipende dalle nostre abilità comunicativo-strategiche di SEO.

Strategie di link building per cattive persone

Cosa fa la “brutta gente” (ovviamente è un eufemismo, non voglio offendere nessuno) per acquisire popolarità veloce e facile via link building? Provo a raccontarvelo brevemente qui.

Acquisto di link – Ci sono numerose strategie per comprare i link che possono esserci utili: ovviamente bisogna saper valutare se ne vale la pena (nel 90% dei casi non ne vale la pena), e se non costano tanto (la media va dai 15 ai 100 euro, una tantum o come quota mensile a seconda dei casi). Se lo fate, quantomeno non compratevi backlink da footer e widget di altri siti – cosiddetti backlink site-wide – perchè sono spesso i primi ad essere penalizzati manualmente, e possiedono una struttura HTML abbastanza semplice da rilevare per via algoritmica.

Article marketing – Per quanto esista un modo corretto di farla, il più delle volte questa tecnica si riduce a “scrivi un comunicato stampa e spammalo fino allo sfinimento” oppure, peggio ancora, “riscrivi lo stesso articolo cambiando solo qualche parola“. Lo spirito semplicistico e sbrigativo con cui i comunicati stampa e gli articoli promozionali vengono pubblicati e riproposti è disarmante in molti casi, e mostra azienda ancora piuttosto sprovvedute in merito: in moltissimi casi sono un modo fiacco di fare link building, ma se usati con più criterio (ed un pizzico di astuzia) sarebbero un’arma micidiale per fare la differenza.

Scambio di link indiretto – Si contattano webmaster di siti simili (spesso saranno nostri concorrenti diretti) e si chiede di ricevere un backlink da un suo sito in cambio di uno da parte nostra su un’altra coppia di siti. In questo modo il link one-way è assicurato e non c’è il rischio di essere penalizzati per scambio di link (Google penalizza l’eccessivo scambio di link, in realtà), per quanto permanga la possibilità di essere accusati di compra-vendita di link.

Infografiche – Per quanto siano magnificate dalla maggioranza dei SEO, mi spiace scriverlo: trovo da sempre che siano da evitare, che denotino scarso appeal SEO e vuoto spirito di emulazione dei marketer americani, rientrando così nella link building “grigia” in 9 casi su 10: non fosse altro che il loro contenuto informativo è spesso irrilevante o nullo (in Italia si riciclano le infografiche anglofone come regola), per cui mi pare evidente la loro natura maliziosa (rischio penalizzazioni). Senza contare che questa strategia presuppone lo share massivo dell’immagine, cosa che non è scontato far succedere (l’effetto virale non si preventiva, e senza quello il link rischia fortemente di essere del tutto irrilevante). Se paghiamo il nostro grafico per farne una ed ottenere poi uno o due backlink “sputati”, potrebbe essere “meglio” ricorrere alla vendita ordinaria.

5 strategie di link building che puoi usare oggi stesso

Procediamo sulla falsariga di precedenti post, partendo dalle tecniche basilari per la link building.

Sfruttare i domini scaduti – Si consultano i marketplace di domini scaduti (uno che ho realizzato quest’anno è trova-domini.it) e si prova ad acquistare il controllo di quelli che abbiano una buona valutazione o reputazione. Un semplice redirect 301, o una landing page con un link al nostro sito, ed il gioco è fatto. Chiaro che in questi casi devi avere un discreto budget a disposizione, e sapere con certezza quanto e se valga la pena spendere tanto visto che la strategia, di per sè, richiede anche dei validi contenuti (o “motivi”) perchè i visitatori vadano su quel sito.

Sfruttare l’article marketing – Tecnica ben nota, al limite del banale: ricorrere ai siti di comunicati stampa ed article marketing e scrivere (o far scrivere) un bel po’ di articoli tematici sul nostro sito. Con un po’ di furbizia, e ricorrendo il più delle volte a pubblicare dati clamorosi o provocatori, questa tattica può essere indotta mediante il meccanismo delle citazioni.

Pubblicare cose clamorose (anche se false) su un sito – Ho già scritto in varie occasioni che si tratta di una tecnica per fare content marketing che, volenti o nolenti, va per la maggiore: inventarsi notizie, scrivere cose clamorose e condirle di titoli acchiappa-click. Dobbiamo fare i conti con queste realtà, e spesso non è facile contrastarle con metodi “puliti”; di fatto, lasciando perdere qualsiasi considerazione etica inventarsi le notizie diventa una tecnica di link baiting. E anche un metodo fin troppo “creativo” – nel senso peggiore del termine – per farsi linkare da debunker sprovveduti e webmaster inesperti. Rientrano nel gruppo, spiace scriverlo, tantissimi blog di argomento SEO apparentemente autorevoli.

Ricorrere alle interviste – Farsi intervistare è, a parte rari casi, un metodo white-hat per aumentare le proprie referenze, ed allargare la lettura del proprio blog ai fan della celebrità che andiamo ad intervistare. In molti casi markettari si arriva ad intervistare perfetti sconosciuti pur di farne uso, per cui non facciamoci troppi scrupoli nel farla ed entrare in “competizione” con altri. L’importante è saper essere originali, e non è una dote che si impara a mio avviso.

Broken-link building – Si tratta di individuare le risorse mancanti o 404 all’interno di siti web famosi, ed inviare al webmaster una notifica relativa ad essi, aggiungendo in coda alla comunicazione dei siti sostitutivi per quell’ambito. Ad esempio, possiamo contattare un editor di DMOZ per invitarlo a rimuovere un link scaduto o non più valido, e con la scusa segnalare il nostro, che ovviamente ancora manca. La strategia non funziona in tutti i casi di mia conoscenza, comunque: dipende anche qui da quanto sia smaliziato chi vi legge, e dalla percezione del backlink che il webmaster possiede (che è scarsa o addirittura nulla in molti casi). Se il sito “vittima” ha un SEO in gamba al proprio servizio, diventa molto più difficile effettuare questa pratica. Per rilevare link 404 non esiste uno specifico metodo o pattern da usare su Google: bisogna saper cercare, eventualmente aiutandosi l’addon per Firefox Pinger.

Trovare backlink con un tool gratuito (sperimentale)

Ho realizzato e messo online da qualche giorno, oltre ad un semplicissimo servizio di directory ed uno per segnalare notizie, un tool molto immediato che permette di scovare i link in ingresso ad un sito qualsiasi. Il database viene aggiornato circa 1400 volte al giorno, per cui l’archivio è in crescita costante e cercherà di acquisire il massimo dei dati, coerentemente con la capienza del mio hosting, dando priorità ai domini scaduti di recente.

Ho fatto questa scelta sia perchè in molti casi si tratta di domini “di valore” sul mercato, ma anche perchè quelli che vengono rinnovati (con status OK) sono in molti casi siti su cui si sta lavorando per cui il processo di link building sia costante. Non vi resta che provarlo per il vostro sito, con l’unica accortezza di attendere qualche tempo se il sito che avete inserito non restituisse nulla: sarà messo in coda, e scansionato al più presto. L’hardware che ho a disposizione non mi permette di effettuare scansioni alla frequenza che vorrei, per cui l’acquisizione dati sarà “lenta ma costante” (un po’ come le tartarughe di Super Mario, per avere un termine di paragone).

Il tool per trovare i backlink è quindi raggiungibile gratuitamente dall’indirizzo web seo.eccocome.it , è utilizzabile al 100% ed è in corso di acquisizione dati: i siti non presenti in archivio saranno scansionati casualmente ad intervalli regolari (tempo medio di attesa: 1 settimana). Al momento sono presenti in archivio 49441 siti registrati per un totale di 22896 backlink acquisiti: le potenzialità del sito cresceranno nel tempo, per cui è opportuno salvarlo nei vostri bookmark anche se al momento, probabilmente, solo i siti più famosi mostreranno un numero consistente di link.  All’interno della sezione Risorse SEO utili di questo blog, inoltre, è possibile trovare altri strumenti analoghi.

Strategie di link building facili e veloci

Abbiamo visto in questo lungo post sulla link building (l’arte di ricevere link dall’esterno per incrementare la popolarità di un sito sui motori di ricerca) alcune tecniche molto comuni, tra cui riutilizzare i domini scaduti e sfruttare i link 404; è già molto, ma ci sono anche altre strategie.

Una di cui non ho ancora parlato riguarda lo sfruttamento delle partnership: di solito questa tattica viene usata, ad esempio, dai brand che utilizzano un programma di affiliazione. Se utilizzate un programma del genere (i sistemi di gestione clienti web come WHMCS sono abilitati per questo) avrete molti link in ingresso “spontanei”, ed è importante di solito che siano nofollow. È una “scusa” indiretta per farsi linkare, soprattutto dai blogger, mentre i link sono (mediamente e salvo l’odioso thin content) di qualità, nel senso stretto che convertono (fanno guadagnare sia il blogger che il brand) per quanto siano spesso nofollow. Ma poco interessa in questo frangente, perchè anche i nofollow hanno la loro maledetta importanza, e non mi stancherò mai di riperterlo (ecco cinque buone ragioni per non sottovalutarli).

Un modo analogo per ricevere un link, se ad esempio utilizzate per lavorare un prodotto di marca X, è quello di richiedere un link dalla pagina testimonial o partner di X: di solito, quando vengono concessi, sono link duraturi e da fonti senza dubbio autorevoli, per quanto (ad essere pignoli) rientrino nella pericolosa casistica dei link a pagamento. In effetti, voi pagate letteralmente per essere su quella pagina, e anche lì il nofollow è in agguato. WHMCS, tanto per restare sull’esempio di prima, concede questi link a tutti o quasi i suoi clienti grossi (esempio), e per agire su questa falsariga non avete che da chiedere all’azienda. Un altro esempio analogo, sempre a pagamento in effetti, è considerabile la lista di registrar italiani sul sito del NIC. Decidere se sia il caso o meno di usare questa strategie, di fatto, è da valutare sulla base dello scenario effettivo, oltre che della “mentalità” del consulente.

Passo al terzo ed ultimo metodo: utilizzare le community come forum e blog a tema può funzionare certamente nel medio-lungo periodo, per quanto interventi mirati su certi thread (col proprio sito in firma, per capirci) possano portare, con un po’ di fortuna (ed ammesso che sia consentito farlo), anche a conversioni/vendite dirette. Parliamo sempre di link utili all’utente, dove “utile” può significare tante cose, e per cui bisogna sempre fare una certa attenzione a quello che si fa. La tecnica in questione, per la cronaca, non ha nulla a che vedere con gli share social come Twitter e Facebook, ed è bene non mischiare le cose a mio parere per quanto, senza dubbio, questi strumenti aiutino ad attrarre visitatori nel brevissimo periodo.

Link building: guida intelligente all’uso di Wikipedia per il tuo sito

Apparire citati o linkati nella celebre enciclopedia online può essere un’opportunità non da poco per fare personal branding e non solo: ma prima di farvi fuorviare definitivamente dal titolo, specifico che questa micro-guida non vuole essere “come spammare Wikipedia” o “come fare link building con Wikipedia“. Me ne guardo bene dal farlo, anche perchè ho moltissime riserve sull’argomento e, come ho scritto in passato, credo che molte cose nella politica dei contenuti di quel sito vadano urgentemente riviste.

Voglio dare un taglio pratico alla questione, comunque, e cercare di identificare anzitutto perchè dovreste apparire, con la vostra azienda, i vostri prodotti o servizi, all’interno della celebre enciclopedia. Il presupposto è che il contenuto abbia un taglio enciclopedico: i contenuti devono essere utili, realistici, pertinenti (ed ecco perchè è molto importante evitare il thin content). Le markette vengono periodicamente inserite e, più o meno prontamente, rimosse per cui è inutile provarci “alla buona”. Toglietevi dalla testa, insomma, di usare il wiki più famoso e (forse più) visitato al mondo come se fosse un sito di article marketing perchè non lo è, gli editor conoscono bene i SEO e probabilmente li “demonizzano” anche un po’.

Il concetto chiave dell’uso SEO di Wikipedia credo risieda nell’integrazione di contenuti: ammettiamo che la vostra azienda produca X, trovate riferimenti a X nel wiki ed inserite, a seconda dei casi, un link di approfondimento sul vostro sito (autorevolezza). Il link o la co-citazione devono essere contestuali, ben scritte in italiano ed utili ad estendere o integrare, appunto, il topic della pagina.

Il vero problema quindi, un po’ sulla falsariga degli inserimenti di siti su DMOZ, è trovare la sezione giusta in cui intervenire: un modo per farlo è trovare le pagine orfane di collegamenti. Personalmente, lo faccio cercando su Google:
site:it.wikipedia.org “non cita le fonti necessarie”
e poi vado a modificare i link integrando la pagina con qualcosa di interessante da aggiungere, correggere o scrivere.

Per mirare meglio quello che potrebbe interessarvi, utilizzate la variante con chiave:
site:it.wikipedia.org chiave “non cita le fonti necessarie”
per visualizzare le pagine relative all’argomento chiave che vi interessa (chiave chiaramente va sostituita con la ricerca che vi interessa). Queste pagine mancano delle fonti necessarie, se avete un sito “enciclopedico” o molto specializzato in un settore potrebbe essere utile linkare una vostra FAQ o un approfondimento o ricerca obiettiva.

La correttezza del procedimento dipende molto da come lo fate, non c’è un modo unico per farlo e, soprattutto, tenete conto che indispettire l’editor che revisionerà la modifica implica che, di fatto, la stessa potrebbe sparire in pochi minuti. Non è neanche il caso di esagerare con queste modifiche: dato che lo fanno un po’ tutti, io stesso uso questo procedimento una tantum, ed il fine deve essere quello di migliorare le voci carenti, non di farsi pubblicità.

Il link da Wikipedia è, per inciso, nofollow per definizione, ma su questa incomprensibile sottovalutazione ho già discusso nell’articolo linkato.