Nella SEO, come in amore, non è bello ciò che è bello: è bello ciò che piace

L’altro giorno avevo un fastidioso mal di schiena, dovuto a qualche piccolo sforzo fatto in palestra ed al fatto di aver dormito maluccio la sera prima causa caldo; vado in farmacia, e chiedo un rimedio specifico che uso sempre in questi casi. Il farmacista mi guarda sorridente, e risponde di averlo, certo, ma solo in formato supposte. Alchè io, con l’aplomb inglese che mi caratterizza in situazioni del genere, ribatto pacifico “meglio qualche altra cosa equivalente“.

La convinzione non è per forza utile

Questa introduzione serviva a farci entrare nello spinoso argomento della convinzione nei propri mezzi: la stessa convinzione con cui entro in farmacia sicuro di poter sfruttare la soluzione che ho sempre adottato in casi simili, e che invece viene smentita clamorosamente (guarda caso, da uno più esperto di me). Una cosa che ogni professionista (e ogni persona, probabilmente) dovrebbe tenere sempre in conto, in qualsiasi attività vada ad effettuare: l’effetto dell’imprevisto. Ecco, giusto questo: non ho rimedi specifici contro gli imprevisti, pero’ fate in modo che non siano devastanti per il vostro umore e per la lucidità dell’approccio al problema. Vale per qualsiasi cosa facciate (o quasi), secondo me: farsi approvare un preventivo, far partire un progetto in cui non crede nessuno, comprare preservativi (o magari supposte) in farmacia, provarci con la persona da cui siamo attratti segretamente da anni, ammettere di aver cambiato regime alimentare durante una cena tra amici (e per quest’ultima ci vuole un coraggio di gran lunga superiore che in tutti gli altri casi).

Chi è convinto delle proprie idee è quasi un eroe contemporaneo, un po’ come succede nelle canzoni dei Manowar, se avete presente, con il guerriero muscoloso che lotta perennemente controvento, raccogliendo i frutti solo in un secondo momento. La convinzione è, tuttavia, anche in grado di portarci a credere cose sbagliate ritenendole giuste, secondo un meccanismo subdolo e molto psicologico, e soprattutto una volta che ci si è radicati in quell’idea è davvero difficile cambiarla, nonostante quella vocina interiore che abbiamo un po’ tutti e che suggerisce che “solo gli stupidi non cambiano mai idea“. Macchè, io non cambio idea, “non cambieremo, perchè abbiamo sempre lavorato diversamente“, che è una delle frasi più sciocche, arroganti e che ho sentito più spesso sui progetti mai partiti o falliti in corsa.

La convinzione nella SEO è l’arma a doppio taglio per eccellenza

Ecco, gli stupidi: nella SEO ne abbiamo un sacco (magari vi sono incluso anch’io, beninteso: con questo articolo non mi arrogo alcun diritto di superiorità su nessuno), e spesso non solo hanno blog popolarissimi ma vengono pure invitati a parlare in pubblico – e qui chiudo l’argomento, soprattutto per evitare di figurare come invettiva ad personam. Stai tranquillo, non è di te che voglio parlare, imbonitore SEO convinto delle tue idee dal 1999, anche se sai benissimo che quelle idee non hanno fondamento e ti basi fin troppo sulla comunicazione “positiva” che infondi ai tuoi poveri clienti. Non meriti attenzione: semmai, voglio parlare delle idee che piacciono, quelle di cui è fin troppo facile innamorarsi e che spesso traggono in inganno.

Se la scienza ci insegna qualcosa, ci insegna ad accettare i nostri fallimenti come i nostri successi, con calma, dignità e classe. [si avvicina al mostro, poi fa per andarsene, ma ritorna per strangolarlo] Figlio di pu***na, bastardo, te la farò pagare! Perché mi hai fatto questo? Perché mi hai fatto questo?! (Frankenstein Junior, 1974)

Per un lungo periodo, ad esempio, ho ritenuto che l’unico modo di fare SEO fosse quello di lavorare di link building e content marketing; ovvio, questo può essere vero per blog e realtà editoriali, ma non vale certo per tutti i siti. E l’ho imparato a mie spese, ve lo garantisco. Per un ecommerce di prodotti banali e molto economici, ad esempio, come puoi applicare questo criterio senza essere ridicolo? Poi per fortuna interveniene una forma di flessibilità di fondo, che aiuta noialtri a stare sempre sul lato ragionevole delle cose, ed affrontare le questioni SEO sempre con calma, dignità e classe. Un po’ come ho dovuto fare in farmacia senza scompormi, o come quando scopri nel mentre che la persona da cui sei attratto si è sposata a tua insaputa, ed è pure molto innamorata del tuo “rivale”.

La convinzione è un meccanismo di difesa, in certi casi

Le convinzioni (quelle sbagliate perchè fuori target, insensate, legate ad una visione vetusta o perlopiù ingenua della realtà, senza contare quelle slegate da un’idea economica anche vaga: della serie “lavoriamo per la visibilità del sito“) più radicate in molti colleghi – per fortuna non in tutti – passano per un mix di considerazioni ed auto-convincimenti. Alcuni, ad esempio, sono convinti che si debbano infilare le parole chiave nel title sempre e comunque, o che il tag bold sia un modo per ottimizzare il testo (breaking news: non lo è, e qui ho provato a spiegare perchè); sono convinto che in questa situazione, nel 90% dei casi, lo sostengano con convinzione non tanto per darsi un tono, quanto per rispondere per le rime a clienti poco propensi a ragionare, propinando loro una cosa cazzuta e comprensibile, che dia l’idea di quello che stanno facendo (qualcosa di “comprensibile nel breve periodo” che faccia capire al cliente di aver fatto qualcosa: ma che tragedia, vivere il proprio lavoro così). Le virgolette a “soluzione”, ovviamente, non sono casuali: sono determinate dal fatto che quelle non sono affatto soluzioni, ma semplici palliativi per illudersi o illudere – al limite della presa in giro.

In questi casi sapete cosa succede? Quello che più piace (non importa quanto sia sensato o logico dal punto di vista del marketing e del contesto) diventa un vanto, un “marchio” di personal branding, il proprio personale modo di lavorare, non quello che davvero fa bene al sito o ne potenzia la visibilità sui motori; il tutto, alimentato dal fatto ulteriore che non c’è sempre scientificità in quello che si fa lato SEO (purtroppo, o per fortuna), per cui chiunque potrà convincersi allo stesso modo che la link building funzioni, che le keyword nel grassetto vadano in bold, che la SEO sia morta perchè adesso ci stanno i soscial, signora mia, che basti fare ottimizzazione onsite per ottenere risultati e così via, verso innumerevoli allucinazioni da LSD e verità supposte – sì, mi riferisco a quelle.

Il senso di questo post è il seguente, in breve: non fatevi fregare nè limitare dalle vostre convinzioni, specie in ambiti labili e difficili da formalizzare come quello della SEO e di certi siti che sono, di per sè, tremendamente difficili da ottimizzare. Non fatelo mai, anche se le vostre idee sono radicate e anzi, soprattutto se sono sedimentate da anni: sarà sempre più difficile crescere professionalmente, se farete così.